Visualizzazione post con etichetta Scalfaro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Scalfaro. Mostra tutti i post

sabato 11 febbraio 2012

Il terziario Scalfaro

L'Ordine Francescano Secolare si unisce profondamente al cordoglio per la morte dell'ex Presidente della Repubblica On. Oscar Luigi Scalfaro che è stato terziario francescano presso la fraternità della Parrocchia del Monserrato di Novara. Illustre uomo cattolico di stato lo ricordiamo con le parole del Papa Benedetto XVI «fedele servitore delle istituzioni e uomo di fede si adoperò per la promozione del bene comune e dei perenni valori etico-religiosi cristiani propri della tradizione storica e civile dell'Italia».

fonte: ofs.it

martedì 31 gennaio 2012

Un debito di riconoscenza

Poche parole, a poche ore dalla morte del presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro: un uomo politico e un servitore della Costituzione rigoroso, roccioso e intransigente e, proprio per questo, molto amato e anche molto osteggiato.
“Non c'è da temere mai di fronte alle pressioni esterne. L'unico che può temerle è chi è ricattabile”: sono parole sue, rivolte ai giudici ma valide con riguardo a qualunque magistratura e tanto più valide in quanto riferite alle più alte cariche della Repubblica. Di queste, la prima e fondamentale “prestazione” costituzionale che si ha necessità e diritto di pretendere, soprattutto nei tempi di incertezza o di crisi, è la rassicurazione che viene dalla serenità e dalla forza, cioè dalla certezza che non vi possono essere cedimenti e deviazioni.

Altri, col tempo e con la riflessione necessari, scriveranno di lui e della sua opera nella storia della Repubblica, una storia che la copre dall'inizio all'altro ieri. Allora si faranno bilanci. Nella commozione del momento, vorrei ricordarlo con parole nelle quali egli probabilmente si riconoscerebbe volentieri, quasi come in un suo motto: “Sia il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno” (Mt 5, 37).

Una delle cause del degrado e della corruzione della vita pubblica nel nostro Paese, egli l'imputava ai troppi sì che si dicono da parte di chi avrebbe il dovere di dire di no, in modo di stabilire il confine del lecito e dell'illecito e quindi il territorio entro il quale può legittimamente valere il gioco democratico. Quelle che seguono sono sue parole: «Il compito del Capo dello Stato non è quello di essere equidistante tra due parti politiche. Sarebbe fin troppo facile. Si dà ragione una volta all'uno e una volta all'altro e si sta a posto con la coscienza. No, il compito del Capo dello Stato è quello di garantire il rispetto della Costituzione su cui ha giurato. Di difenderla a ogni costo, senza guardare in faccia nessuno. Tra il ladro e il carabiniere non si può essere equidistanti: se qualcuno dice di esserlo vuol dire che ha già deciso di stare con il ladro». L'imparzialità di cui la Costituzione ha bisogno non è dunque un'equidistanza senza carattere, ma presuppone che si stabilisca quali sono le parti le cui pretese sono legittime e che da queste siano tenute separate quelle che non lo sono. Soprattutto nei momenti di turbolenza e di tentativi di forzatura, il Capo dello Stato non può esimersi dal compito – un compito che nell'ordinaria vita costituzionale gli è risparmiato – di stabilire i confini tra il lecito e l'illecito costituzionale. Tra questi due poli non può esservi imparzialità. In una Costituzione pluralista e inclusiva com'è la nostra, il terreno dell'inclusione costituzionale è assai ampio ma non è certo illimitato. Una Costituzione che “costituzionalizzasse” tutto e il contrario di tutto sarebbe non una costituzione ma il caos.

È perfino superfluo ricordare che gli anni del settennato presidenziale di Scalfaro furono un periodo di accesissime polemiche e non infondati timori per la “tenuta” delle istituzioni costituzionali. Al centro delle tensioni si trovò proprio la Presidenza della Repubblica e la sua interpretazione della Costituzione. Non furono solo polemiche verbali ma anche attacchi personali il cui obbiettivo era trasparente. Il drammatico discorso televisivo delle 9 della sera del 3 novembre 1993, il discorso del “non ci sto”, fu al tempo stesso una denuncia e una risposta. La reazione dell'opinione pubblica non iniziata alle segrete cose fu, inizialmente, di sconcerto. Non si comprendeva che cosa stesse accadendo, anche se si avvertiva l'eccezionalità del momento e delle parole appena udite, che alludevano a manovre tanto più inquietanti quanto meno limpide. Col senno di poi, comprendiamo che quelle tre parole dicevano a chi doveva intendere: “ho compreso” e un “sappiate che cedimenti non sono alle viste”. Che cosa “ho compreso”? Si dice che fosse in atto un attacco, un ricatto al Capo dello Stato da parte di uomini della maggioranza d'allora, che non lo consideravano malleabile. La parte finale del discorso allude certamente a ciò. Ma la parte iniziale è quella che deve essere riascoltata oggi. Vi si parla non di un atto grande e conclamato, contro la Costituzione e le sue istituzioni. Si parla di degrado e corruzione attraverso piccoli cedimenti, di per sé poco evidenti, ma tali da sommarsi l'uno all'altro e di fare massa, fino al momento in cui, quando ci se ne fosse accorti e si fosse voluto reagire, sarebbe stato troppo tardi. Qui, nel “bel paese là dove il sì suona” troppo frequentemente, i “no” scalfariani sono stati una scossa salutare. Egli stesso ne era orgoglioso. Nelle sue numerose e generose interviste, conferenze, lezioni degli ultimi anni, usava ricordare agli uditori, che avevano evidentemente bisogno di parole di rigore e le salutavano con entusiasmo, i tre rotondi “no” (senza “il di più” satanico) che seguirono alla richiesta di elezioni anticipate dopo la rottura dell'alleanza Lega-Forza Italia nel 1994. Quei “no” hanno salvato la Costituzione da quella che sarebbe stata una prima interpretazione anti-parlamentare destinata a fare scuola, secondo la quale il presidente del Consiglio può pretendere nuove elezioni per essere “plebiscitato” contro un Parlamento che non sta alle sue volontà. Scalfaro è stato la prima pietra d'inciampo nella marcia verso qualcosa d'inquietante, una sorta di “democrazia d'investitura” personalistica che non sappiamo dove ci avrebbe portato. Se, oggi, il presidente della Repubblica ha potuto resistere alle pressioni per elezioni anticipate, a seguito delle dimissioni del governo Berlusconi, lo dobbiamo anche alla fermezza mostrata allora dal presidente Scalfaro.

Ma altri, importantissimi “no” sono stati pronunciati. Non possiamo dimenticare con quale alto senso della laicità delle istituzioni repubblicane, egli – cattolicissimo – rivendicò davanti al Papa il suo essere presidente di tutti gli italiani, credenti e non credenti, cattolici e non cattolici, quando è tanto facile acquisire meriti e farsi belli agli occhi della gerarchia ecclesiastica, appellandosi alla tradizione cattolica, maggioritaria in Italia. Così, le questioni di fede o non fede, con lui, non erano mai motivi di divisione. Ciò che mi pare contasse davvero era l'evangelica rettitudine del sentire e dell'agire. Questo spiega l'ottimo rapporto personale – ch'egli soleva ricordare – con tanti galantuomini d'altri partiti, talora lontani politicamente dal suo e, al contrario, il pessimo rapporto con chi galantuomo non era, ancorché del suo stesso partito.
Infine, il suo impegno per la difesa della Costituzione, nel quale fino all'ultimo non risparmiò le sue energie. Presiedette il comitato Salviamo la Costituzione, al quale si deve un contributo decisivo alla vittoria nel referendum del 2006, che impedì una trasformazione profonda e ambigua delle nostre istituzioni. Ecco un altro no. Alla Costituzione andavano costantemente i suoi pensieri, consapevole ch'essa rappresenta uno dei frutti più elevati della cultura e della politica del nostro Paese. E insieme alla Costituzione, la Resistenza che ne è la radice storica e morale. Nel discorso alle Camere riunite, in occasione del giuramento, il 28 maggio 1992, rese omaggio agli uomini e alle donne che parteciparono alla lotta di Liberazione. La Costituzione “io non l'ho pagata nella Resistenza […] Altri non la votarono ma la pagarono con la vita. Non dimentichiamolo mai”. Retorica, diranno coloro ai quali questa Costituzione non aggrada. Parole profonde, diranno invece coloro che hanno consapevolezza del valore storico di quel periodo della nostra storia e del suo frutto più importante. E questi ti saranno per sempre in debito di affetto e di riconoscenza, presidente Scalfaro.
di Gustavo Zagrebelsky, da Repubblica, 30 gennaio 2012

Un uomo di un altro tempo

Sarà ricordato come il presidente che, sul crinale tra Prima e Seconda repubblica, ha saputo evitare all’Italia una deriva anticostituzionale e antidemocratica, rivelando una tempra politica da molti prima non conosciuta.
Prima di salire al Quirinale nel ’92 in una stagione drammatica per gli attentati a Falcone e Borsellino e per l’emersione degli effetti della crisi morale che investiva il sistema politico, Oscar Luigi Scalfaro non era considerato un cavallo di razza. A conferma che nei grandi partiti politici, oltre alle leadership più forti e popolari, era disponibile una riserva di dirigenti di altissimo profilo, dotati cioè di grande spessore culturale, spirituale e politico.
Nella Dc, anche nel suo tempo, Scalfaro era rispettato come un “uomo di un altro tempo”, per la sua integrità morale che a volte mostrava il volto della rigidità, per l’ostentazione dell’ ispirazione cristiana e per l’oratoria calda, rotonda e raffinata. In effetti questo suo apparire ed essere un “uomo di un altro tempo” è stata la sua virtù, la forza che gli ha consentito di resistere e sfidare i venti a volte anche impetuosi di cambiamenti tanto effimeri quanto inutilmente fragorosi. Mentre ad altri è capitato di abbassare la testa di fronte ai nuovi stili di una sedicente modernità politica, Scalfaro ha fortemente ancorato il Quirinale sulla roccia della Carta costituzionale, scelta non facile dopo il discusso epilogo del settennato cossighiano.
I suoi successori, Ciampi e Napolitano, non sono stati da meno nel confermare questa fedeltà alla Carta, ma è giusto riconoscere che il rischio maggiore dell’assalto alla medesima si è registrato proprio negli anni convulsi della nascente cosiddetta seconda repubblica. Perciò quei «no» e quei «non ci sto» di Scalfaro, sono apparsi subito come una nuova “gettata” di cemento costituzionale che ha reso più forti le fondamenta della nostra democrazia, mettendole in sicurezza anche rispetto ai previsti assalti successivi.
La gestione così originale della funzione di massimo garante della Carta gli costò sofferenze anche sotto il profilo umano, oltre a quello politico. Venne sacrificata l’amicizia di tanti uomini del suo stesso partito, la Democrazia Cristiana, che non compresero tanta severità nel giudicare comportamenti soggettivi e scelte politiche che a molti di loro non sembravano meritarla, né compresero talune scelte presidenziali giudicate troppo aperte alle aspettative delle allora opposizioni, come lo scioglimento anticipato della XI legislatura.
In effetti furono proprio la rigorosa correttezza costituzionale e l’assoluta assenza di calcoli politici di parte, che connotarono alcune delle sue più importanti decisioni, così come la rigorosa difesa del carattere parlamentare della nostra democrazia, a costituire i presupposti di quella forza morale e politica che illuminò e resse l’intero difficile settennato di Scalfaro.
Papa Benedetto XVI ha giustamente reso onore al grande uomo politico cristiano, le cui battaglie, in difesa della Costituzione, della libertà, della laicità, della pace e della moralità della classe dirigente non furono peraltro sempre accompagnate da analoghi riconoscimenti, perché Scalfaro – sarebbe ingiusto non ricordarlo – era una persona scomoda e un cristiano scomodo. Ma in questo momento non serve ricordare incomprensioni, polemiche e amarezze che la vita non gli ha risparmiato.
A me pare più interessante rilevare come, e ciò lo si coglie in modo netto nel magistero scalfariano degli ultimi vent’anni, la fedeltà alla ispirazione cristiana di quella generazione che sotto la guida di De Gasperi rese protagonisti i cattolici nella costruzione della democrazia del paese, si sia manifestata e si continui a manifestare in una sorta di difesa “ideologica” della Costituzione.
C’è infatti una fermezza e una intransigenza – come si fa a non ricordare la battaglia in difesa della Carta in quegli stessi anni del monaco Giuseppe Dossetti, padre costituente come Scalfaro? – in questi uomini dovuta proprio a una sorta di investimento religioso sui principi della Costituzione, come se il valore della persona, della vita, della libertà, della pace, del bene comune, non possa essere scritto che nell’unico modo in cui è stato fatto, appunto, nella Carta. La quale, proprio per ciò, è stata ed è vissuta come il punto di convergenza fra l’umanesimo cristiano e l’umanesimo laico, e la sua sacralità consiste appunto in questa miracolosa convergenza, che doveva e deve essere difesa da ogni insidia.
Non è un caso che “dall’altra parte”, quella laica, lo stesso atteggiamento abbiano mostrato e mostrino i presidenti Ciampi e Napolitano. E non è pure un caso che Scalfaro non sia mai riuscito (forse non l’ha neanche cercato) a realizzare un feeling con l’onorevole Berlusconi, che considerava “estraneo” alla cultura e a gran parte della stessa architettura del nostro modello di democrazia costituzionale, non solo per ragioni anagrafiche ma proprio per ragioni profondamente etiche e culturali.
Si capisce, dunque, la goffaggine di alcune interpretazioni superficiali e stucchevoli della supposta discontinuità degli atteggiamenti politici di Scalfaro, prima scelbiano, poi forlaniano e infine progressista, o prima cattolico integralista e poi cattolico dialogante, letture che non colgono la verità del nucleo solido del suo modo di intendere e di vivere la coerenza morale e politica, come coerenza al Vangelo e ineludibilmente alla Costituzione.
 
Pierluigi Castagnetti, Europa, 31 gennaio 2012

In morte di Francesco Guccini

"Non era un accordo così definito come quello che Francesco stabilì con Piero, circa l’impegno a tornare e a dare informazioni di prima...