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martedì 12 dicembre 2023

Riparate la Chiesa con l’esempio e la testimonianza

Nel giorno in cui la famiglia del santo di Assisi festeggia gli 800 anni dall'approvazione della Regola, Francesco scrive una lettera a religiose e religiosi che seguono il carisma perché escano "incontro al mondo là dove molti fratelli e sorelle attendono di essere consolati, amati e curati”. Tre le raccomandazioni: osservare il Vangelo, obbedire alla Chiesa, andare per il mondo

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

 Andate per il mondo “condividendo la beatitudine della povertà, divenendo un segno evangelico eloquente e mostrando alla nostra epoca, segnata purtroppo da guerre e conflitti, da egoismi di ogni genere e logiche di sfruttamento dell’ambiente e dei poveri, che il Vangelo è davvero la buona notizia per l’uomo affinché ritrovi la direzione migliore per la costruzione di una nuova umanità insieme al coraggio di mettersi in cammino verso Gesù”: è quanto chiede il Papa alla famiglia francescana in una lettera scritta per l’ottavo centenario della conferma della Regola dei frati minori da parte di Papa Onorio III, avvenuta in Laterano il 29 novembre 1223. Un’occasione propizia per ravvivare “il medesimo spirito che ispirò Francesco d’Assisi a spogliarsi di tutto, e dare origine ad una forma di vita unica ed affascinante poiché radicata nel Vangelo”, un giubileo, auspica Francesco, che possa essere “tempo di una rinascita interiore, di un rinnovato mandato missionario della Chiesa che chiama ad uscire incontro al mondo là dove molti fratelli e sorelle attendono di essere consolati, amati e curati”. Alla famiglia francescana il Papa consegna anche altre due esortazioni, ispirate dalle “parole del Poverello d’Assisi” nella Regola bollata: osservare il Vangelo e obbedire alla Chiesa.

 

Osservare il Vangelo

Il Pontefice ricorda che la Buona Novella è stata al centro dell’esistenza di San Francesco, che ne ha fatto “una forma di vita” e invita a tornare con urgenza a “un impegno cristiano e battesimale, capace di lasciarsi ispirare, in ogni scelta, dalla Parola del Signore”. “Cristo è il punto focale della vostra spiritualità - sottolinea il Papa alla famiglia francescana -. Siate uomini e donne che alla Sua scuola apprendano davvero ‘regola e vita’”.

 

Obbedire alla Chiesa

“Frate Francesco promette obbedienza e riverenza al signor papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa romana. E gli altri frati siano tenuti a obbedire a frate Francesco e ai suoi successori”: dichiarava nella Regola bollata l’umile innamorato di Cristo dopo aver espresso “la volontà di seguire i consigli evangelici”. Dunque, “per vivere gli insegnamenti del Maestro è necessario rimanere nella Chiesa”, spiega Francesco, aggiungendo che “in quel legame di ‘obbedienza e riverenza’ al Papa e alla Chiesa di Roma”, il Poverello d’Assisi “ha riconosciuto un elemento essenziale per la fedeltà alla chiamata e per ricevere Cristo nell’Eucarestia”. Guardando all’oggi, il Papa esorta i francescani a vivere “lo spirito della Regola nell’ascolto e nel dialogo, come il cammino sinodale suggerisce di compiere” e prosegue: “Sostenete tenacemente la Chiesa, riparatela con l’esempio e la testimonianza, anche quando sembra costare di più”.

 

Un’evangelizzazione che promuove la fraternità

Infine Francesco raccomanda “uno speciale programma di evangelizzazione”: l’andare per il mondo “in uno stile di fraternità e di vita pacifica, senza liti o dispute né tra voi né con gli altri, dando prova di ‘minorità’, con mitezza e mansuetudine, annunciando la pace del Signore e affidandovi alla provvidenza”. In tale prospettiva il Papa sollecita a “riscoprire la bellezza dell’evangelizzazione tipicamente francescana, che nasce da una fraternità per promuovere la fraternità”. “L’amore donato nel servizio è la più grande modalità di annuncio”, afferma il Pontefice incoraggiando a ritrovare forza “in tale peculiare vocazione, propria dei ‘minori’ e dei ‘poveri’”, che “è data da Francesco nella sua Regola” e che è in sintonia con l’invito rivolto nella Evangelii gaudium alla comunità cristiana ad essere “Chiesa in uscita”.


 

Fonte: vatican news

mercoledì 18 ottobre 2017

La povertà

L’attualità del pensiero francescano sulla povertà

Chi si occupa di storia francescana può avere serie difficoltà nell’interpretare oggi l’ideale di vita povera. In verità, tenendo conto del passato, uno storico dovrebbe saper dare risposte obiettive, illustrare cosa la fraternità del XXI secolo intenda ora per profitto derivato dal lavoro e dalle offerte, spiegare quale sia l’identità che differenzia la vita povera subita da quella che si propone come scelta etica e in che senso l’opzione per una società francescanamente “povera” può portare un guadagno alla stessa. 

Chi si occupa di storia non dovrebbe esitare nel fornire definizioni, per così dire, scientifiche o perlomeno oggettive facendo riferimento ai molti studi che si sono susseguiti fin dal tardo Medioevo sulle concezioni economiche dei teologi francescani. Dopo la morte del santo, infatti, iniziarono complessi dibattiti nell’ambito della comunità francescana sull’uso povero del denaro. Questioni che si protrassero per secoli portando i ricercatori ad ipotizzare che le moderne idee di libero mercato, di capitalismo, nacquero addirittura con i primi discepoli di Francesco. 

Ma lo storico di oggi ha ben altra responsabilità morale e non solo di fronte alla sua piccola comunità di lettori ma rispetto all’intero genere umano che subisce la povertà di una civiltà depredata dei suoi valori. Per il livello di progresso a cui siamo arrivati è intollerabile assistere a ciò che la quotidianità, a causa degli infimi sistemi finanziari, del “valore” di scambio e ricatto della moneta, mostra con crudezza ai nostri occhi: assenza di lavoro, terrorismo, paura, morte, corpi di bambini dilaniati da bombe e accatastati come in un mercato infernale, rigidi, con l’ultimo sguardo rivolto a chiedere perché l’umanità sia divenuta povera come non mai. Un’umanità che è continuamente impoverita di sogni. 

Ma allora la povertà è positiva o negativa? Chi si occupa di storia non può accettare, oggi, giustificazioni retoriche del tipo «L’uomo cerca il male ciclicamente, non c’è da meravigliarsi se la povertà si subisce e non si sceglie. Perché è solo il male che modella le geografie economiche dell’umanità». Questo è falso: la povertà francescana può rivoluzionare il sistema di un mondo in cancrena. Sì, scegliendo la “ricca” povertà che è sposa del santo di Assisi e dei suoi frati. La Bellezza di Francesco e dei suoi compagni è di aver puntato ad un ideale morale di povertà, al di là di una questione economica.

Sono i pauperes di Francesco, saranno i bambini siriani colpiti dai recenti attacchi chimici a diventare paladini e nuovi cavalieri cortesi della civiltà. Chi si occupa di storia sa che nel condurre questo esercito di pace verso la strada giusta c’è anche un trovatore, un poeta, un giullare armato di saio e carico di rivoluzioni nel cuore. Qualche giorno fa, a Roma, in Piazza del Popolo, sono rimasto meravigliato da alcuni bimbi che giocavano a farsi colpire da bolle di sapone. I colpevoli dei recenti bombardamenti nella provincia siriana di Idlib forse non sapevano che solo alle bolle di sapone è concesso il diritto di colpire un bambino. 

Francesco d’Assisi, oggi, ci rassicurerebbe col dirci che torneranno i prati, anche per i bimbi di Idlib, che esiste un modo d’essere ricchi di ciò che è bene per tutti, che c’è una via per essere finalmente poveri dell’inutile. La giusta povertà è francescana.

MARCO IUFFRIDA , San Francesco Patrono d'Italia




La lebbra

LA CHIAVE DI TUTTO, IL TESTAMENTO DI FRANCESCO

E’ davvero straordinario come, in confronto ad esempio del Cantico delle Creature – senza dubbio una delle poesie più belle che siano mai state scritte al mondo -, si legga ancora poco, e meno si mediti, quello straordinario documento che è il Testamento di Francesco. 

Si continua a discutere a proposito della conversione di Francesco e delle relative circostanze: eppure è molto difficile riuscire a comprendere sino in fondo, a cogliere il nucleo e la chiave di tutto contenuti in queste semplici parole, pure e cristalline come l’acqua di fonte: “Il Signore dette a me, frate Francesco, d’incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore mi condusse tra loro e usai con essi misericordia”

Dicono che in una sola goccia v’è un universo, milioni di mondi, miriadi di sistemi solari. Così in queste poche parole. Anzitutto lo sconfinato amore e la straordinaria predilezione di Dio; e il dono della penitenza, lo strumento che apre ogni porta, che prosciuga i mari e spiana le montagne.

La penitenza è come la rete gettata dalla sponda della barca dei pescatori del lago di Genezareth: l’anima, povero pesciolino ignaro, non sa niente, ma il groviglio delle forti fibre la ghermisce ed essa si ritrova là dove pensava ci fosse la morte, rovesciata con i suoi compagni sulle ruvide assi del ponte. Solo che, là dov’era convinta di trovare la morte, s’imbatte invece nella Vita più vera. Quella Vita è la misericordia. Doveva esser baldo e coraggioso, il giovane Francesco di Bernardone. Certo non temeva la morte: lo aveva dimostrato, là sulla piana tra Perugia e Assisi, quando lo avevano preso prigioniero. Dicono che restasse fiero e allegro, che facesse coraggio agli altri. Forse pensava a Rolando ferito che impugna Durendal di chiaro e puro ferro, che suona il suo corno da caccia sino a farsi scoppiare le vene delle tempie. E’ dolce la morte del cavaliere, quando gli angeli scendono a raccogliere il guanto ch’egli offre loro in segno di fedeltà a Dio e lontano, nelle quiete stanza di un’alta rocca, c’è una ragazza che piange e che prega che lui torni… …ma non così, non così! Oh Signore Dio degli Eserciti, dammi la bella morte attorniato dai tuoi nemici, dai cani saraceni, dai barbari mostruosi, dammi la morte che sa di sudore e di sangue, che odora dell’erba dei prati calpestati dagli zoccoli dei destrieri e dell’afrore del cuoio delle selle! 

Ma allontana da me quella morte, l’orrore del corpo che si liquefa in pus e croste orribili, la cancrena degli arti che cadono, la carne livida di marciume e tanto sofferente da non avvertire più nemmeno il morso del ferro tagliente, lo schiaffo del fuoco atroce! Ed ecco che invece è tutto diverso. Il Signore ti ha preso per mano, Francesco di Bernardone, e ti ha condotto in mezzo ai fratelli lebbrosi. E quel che ti pareva amaro ti è apparso dolce, e quel che ti faceva ribrezzo e orrore si è trasformato in una coltre di rose, in un profumato mare di spezie preziose. La misericordia che hai provato una volta per tutte e che poi hai continuato a provare per sempre, frate Francesco, è la formula magica che domina il mondo, che schiude i fiori e matura i frutti, che attrae verso le gemme chiuse nel ventre della terra la potenza virtuosa degli astri e che dall’amore di un uomo e di una donna sa generare nuova vita. “L’Amor, che mòve il sole e l’altre stelle”.

Franco Cardini per San Francesco Patrono d'Italia

domenica 21 maggio 2017

I francescani di oggi


"Reddito di cittadinanza, per l'Italia unica speranza. Onestà e dignità subito": con questo slogan cantato dalla testa del corteo è partita poco dopo le 11.30 la marcia Perugia-Assisi per il reddito di cittadinanza organizzata dal Movimento 5 Stelle. Nel corteo, circa 1.500 persone (50 mila secondo gli organizzatori) arrivate da tutta Italia, ci sono anche Beppe Grillo e Davide Casaleggio, i massimi esponenti del M5S. "Questa è una marcia simbolica per dimostrare che il problema non è solo questione di soldi ma è di dignità. Chi riceve il reddito di cittadinanza non risolve un problema economico ma psicologico. Oggi il problema è l'invisibilità delle persone: le istituzioni sono scomparse", ha detto Grillo mettendosi in cammino.  "Io ieri sono andato a parlare con i francescani. Siamo noi i francescani di oggi", ha aggiunto.


Affermazione, quest'ultima di Grillo, che ha fatto scattare subito la scarcastica replica a distanza di Matteo Renzi.  "Non ho niente contro francescani, anzi per carità di Dio volevo dare la solidarietà per l'accostamento che è stato fatto. Ma è curioso che si richiamino a esperienze come quelle, dei personaggi che non so quanto abbiano in comune con San Francesco e Santa Chiara", ha detto questa mattina il segretario del Pd nel corso del suo intervento alla scuola di politica del partito di Milano 'Pier Paolo Pasolini'. Sempre parlando a Milano, Renzi ha criticato anche la campagna grillina a favore del reddito di cittadinanza. "Devasta l'articolo 1 della Costituzione. Noi siamo per il lavoro che è dignità e non per l'assistenzialismo", ha detto l'ex premier.

fonte: La Repubblica



sabato 15 aprile 2017

Pace e bene


Sono in molti a chiederci una spiegazione del saluto di Francesco "Pace e bene!" Quello che voglio proporre è un breve possibile itinerario dell'evoluzione di questo saluto. Prima dell'esperienza francescana si racconta, nella "Leggenda dei Tre compagni" delle Fonti, che un uomo, un ignoto cittadino di Assisi, usasse girare per la città e i borghi usando il saluto "pace e bene". 

 Successivamente, a Poggio Bustone si rammentano due episodi tramandati oralmente, il primo è il racconto di Francesco che andava, percorrendo le strade del luogo, silenziosamente. Per il Santo bastava la sola testimonianza. Poi, sempre a Poggio Bustone si racconta che Francesco, incontrando le persone pronunciasse tale saluto: "Buongiorno Brava Gente!". Di questi due aspetti ne dà testimonianza Luca Walding solo nel '600. 

 Il primo saluto di cui si scrive nelle Fonti Francescane è quello del "Il Signore ti dia pace" proprio negli scritti e, in particolare, in uno dei più importanti: il Testamento è lo stesso Francesco ad annunciare che "il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto". Questa è la prima e più importante testimonianza legata alla pace. L'altro passaggio che potrebbe aiutare alla codificazione del "pace e bene" è legato alla Chartula di Francesco conservata in Assisi dove, da una parte è proposta la benedizione di Francesco a frate Leone in cui echeggia la parola "pace": "Il Signore rivolga il suo sguardo su di te e ti dia la Pace!". 

Qui troviamo la confessione di Francesco rivolta a Dio "Tu sei il bene, il sommo bene!" in cui echeggia la parola "bene". Possiamo quindi dire che la Pace è quella che diamo ai fratelli attraverso il bene che Dio è per noi. Solo quando Dio è bene per noi possiamo essere strumenti di pace. Concludo con le Parole di Benedetto XIV a ottobre 2005: "Tutti abbiamo un’anima un po’ francescana". 

fonte: www.sanfrancescopatronoditalia.it

domenica 7 agosto 2016

Sine glossa

Forse papa Bergoglio non si è reso conto, ma ieri alla Porziuncola di Assisi, cuore del francescanesimo, egli ha reso omaggio al più grande dei “fondamentalisti cattolici”, al simbolo di quel fondamentalismo cattolico che è stato il bersaglio polemico di Bergoglio anche nella nota conferenza stampa in aereo di domenica.

In quell’occasione il papa, interrogato sul sacerdote sgozzato sull’altare a Rouen, non ha dedicato nemmeno una parola a padre Jacques, ma si è fatto in quattro per negare che quel terrorismo abbia a che fare con l’Islam.

Poi – sempre in difesa dell’Islam – Bergoglio ha aggiunto un attacco ai cattolici: credo che in quasi tutte le religioni ci sia sempre un piccolo gruppetto fondamentalista. Noi ne abbiamo”.

Ma cos’è il “fondamentalismo”?
Significa: applicazione letterale dei testi sacri. Nella storia cattolica è proprio san Francesco colui che ha predicato l’applicazione del Vangelo alla lettera, “sine glossa”.

Bergoglio però non lo ha detto. E non ha detto che mentre i fondamentalisti islamici – applicando alla lettera il Corano e l’esempio di Maometto – proclamano la jihad, impongono la sharia, opprimono nei loro regimi le altre religioni e i diritti umani e usano la violenza, i “fondamentalisti cattolici” come san Francesco d’Assisi e Madre Teresa di Calcutta, applicando alla lettera il Vangelo, fanno l’esatto opposto. Semplicemente perché Corano e Vangelo insegnano cose opposte.

Che vuol dire per san Francesco “il Vangelo sine glossa”? Si legge che Gesù nel Vangelo dice al giovane ricco: “vai, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi” (Mc 10, 21).

Francesco ascoltò e seguì “alla lettera” le parole di Gesù. Lui prendeva sempre “alla lettera” quello che ascoltava dal Signore (perfino quando il crocifisso di san Damiano gli disse: “Francesco, vai e ripara la mia chiesa”).

Un altro giorno, alla Porziuncola, il santo ascoltò questa pagina del Vangelo:
“Andate e predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, mondate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento…» (Mt 10, 7-11).
Era il mandato missionario di Gesù:
Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28, 19-20).
Francesco fece così “alla lettera”.

CROCIATA
E, dopo che il papa bandì la crociata (nel 1213) per liberare i luoghi santi occupati dai musulmani, che rendevano pericolosi i pellegrinaggi a Gerusalemme, anche Francesco partì.

Scriveva anni fa Franco Cardini: “nella vita di Francesco l’episodio crociato costituisce uno scandalo nello scandalo”, ma “il Francesco ‘crociato’ non è un argomento eludibile”.

Era “crociato” come lo erano tutti i pellegrini per la Terra Santa. Cardini spiega che, diversamente da ciò che pensano oggi gli ignoranti e gli anticlericali, “la crociata non è mai stata una ‘guerra di religione’, la crociata non è una ‘guerra santa’ ” per imporre la fede cattolica. No, “è un pellegrinaggio armato” il cui scopo era la liberazione e la difesa dei Luoghi Santi che erano stati occupati dai musulmani.

Così Francesco, che non portava armi, andò in pellegrinaggio: era molto pericoloso, ma lui voleva venerare fra quelle pietre la presenza di Gesù, essere tutt’uno con Lui, anche a costo della vita.

“Francesco vedeva nella crociata anzitutto l’occasione del martirio e nel martirio la forma più alta e più pura della testimonianza cristiana” (Cardini).

Ovviamente non un martirio ricercato, che sarebbe un peccato di superbia. Egli in tutta umiltà vuole semplicemente annunciare il Vangelo ai saraceni “perché essi credano in Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, e nel Figlio Redentore e Salvatore, e siano battezzati, e si facciano cristiani, perché chiunque non sarà rinato per acqua e Spirito Santo non potrà entrare nel regno dei Cieli”.

Già qui siamo agli antipodi dell’ecumenismo modernista in cui crede Bergoglio, che infatti equipara le religioni, rifiuta l’idea di predicare la conversione a musulmani e miscredenti e ha liquidato con disprezzo il “proselitismo”.

La cronaca di Giacomo da Vitry ci dice che, là in Terra Santa, “non soltanto i cristiani, ma perfino i saraceni e gli altri uomini avvolti ancora nelle tenebre dell’incredulità, quando essi (Francesco e i suoi frati) compaiono per annunziare intrepidamente il Vangelo, si sentono pieni di ammirazione per la loro umiltà e perfezione”.

Francesco “volle recarsi intrepido e munito dello scudo della sola fede all’accampamento del sultano d’Egitto”.

Viene fatto prigioniero e si fa portare da lui che era noto per la sua durezza. Ma il Sultano a vedere Francesco restò ammansito e fu turbato dalle sue parole. Poi “temendo che qualcuno dei suoi si lasciasse convertire al Signore” lasciò andare libero il santo.

SINE GLOSSA

Per Francesco la cosa essenziale era l’annuncio del Vangelo perché questo era il commando di Cristo. La vita del santo di Assisi è tutta basata sull’applicazione del Vangelo “sine glossa” e le stigmate che ricevette rappresentano proprio il “sigillo” del Cielo a questa sua totale conformità al Figlio di Dio.

Il Vangelo “alla lettera”, senza accomodamenti alla mentalità dominante, senza compromessi col mondo, è la forma suprema di “fondamentalismo cattolico”.

Esattamente l’opposto di Bergoglio che combatte proprio i “dottori della lettera” (come li chiama lui), quelli cioè che, come san Francesco, gli ricordano le precise parole del Vangelo e dissentono dalla sua religione mondanizzata e accomodante (per esempio sui temi del matrimonio).

Anche su tutto il resto il santo di Assisi e il papa della teologia della liberazione sono agli antipodi.

SALVEZZA DELL’ANIMA

San Francesco non faceva che ammonire sul pericolo di finire eternamente all’inferno e sulla necessità di convertirsi e fare penitenza per andare in Paradiso (si veda la “Lettera ai governanti”).

Bergoglio invece parla solo di questioni terrene, sociali e politiche, non parla mai dell’inferno e del Purgatorio, tanto che nella sua Bolla di indizione dell’Anno Santo ha tolto ogni riferimento al Purgatorio stesso e pure alle “indulgenze” che servono a evitarlo (ieri era imbarazzato alla Porziuncola dal momento che il “Perdono di Assisi” ottenuto da san Francesco è tutto centrato proprio sull’indulgenza relativa al Purgatorio, cioè la remissione delle pene temporali).

San Francesco poi ricorda ai governanti il loro dovere di difendere la fede cristiana del popolo “e se non farete questo, sappiate che dovrete renderne ragione (cf. Mt. 12,36) a Dio davanti al Signore vostro Gesù Cristo nel giorno del giudizio”.

Bergoglio invece sostiene i governanti più laicisti, dice “chi sono io per giudicare?” sui “principi non negoziabili” e cancella la presenza pubblica dei cattolici e la dottrina sociale della Chiesa.

San Francesco scrive ai sacerdoti che devono tributare il massimo onore “al Santissimo Corpo e Sangue del Signore nostro Gesù Cristo”, è per lui fondamentale, mentre Bergoglio è noto per la sua scelta di neanche inginocchiarsi davanti all’Eucaristia.

Resta l’ecologia pilastro del bergoglismo. Purtroppo però non è mai esistito un san Francesco ecologista.

Il Cantico delle creature infatti (che ricalca un salmo) non esalta la natura, la quale a quel tempo prevaleva sull’uomo e non aveva bisogno di essere “protetta” (casomai il contrario).

Il Cantico, che non rammenta gli animali (ma parla di peccato mortale e inferno), è invece un invito alla preghiera di lode a Dio, un inno alla bontà del Creatore, assai significativo in un’epoca in cui la gnosi dei Catari predicava la malignità del Demiurgo e della natura creata.

Tutt’altra cosa.
.
Antonio Socci
Da “Libero”, 5 agosto 2016

venerdì 29 gennaio 2016

Il ruolo di Tommaso da Celano



Fra Tommaso da Celano fu attore protagonista del nascente francescanesimo “li dove la Provvidenza di Dio lo fece testimone della sua Misericordia”.

Queste le parole di monsignor Pietro Santoro, Vescovo di Avezzano, in un messaggio portato da Ennio Grossi al convegno internazionale su “Tommaso da Celano, agiografo di san Francesco” che si è aperto questa mattina alla Pontificia Facoltà teologica “San Bonaventura”, Seraphicum.

Nel messaggio il Vescovo di Avezzano ha ricordato che Fra Tommaso, autore della prima biografia di san Francesco, ha potuto conoscere il poverello di Assisi, per essergli stato vicino, in “assidua comunione di vita e di scambievole familiarità”.
Il prelato ha auspicato che il convegno possa riscoprire il pregio delle opere letterarie di fra Tommaso ma anche l’opera grande della sua vita.

Nell’introdurre i relatori, Fra Domenico Paoletti, Preside della Facoltà Teologica ha spiegato che l’idea di  rivisitare Tommaso, scrittore e testimone di San Francesco e del  Francescanesimo, mostra che “l’agiografia è la vera teologia e aiuta a comprendere meglio Gesù Cristo”.
Perché come ha scritto saggiamente H. U. von Balthasar: “la storia è luogo teologico e i santi sono i veri teologi perché hanno compreso il vangelo vivendolo, e testimoniandolo lo rendono attraente e credibile”.
“Francesco d’Assisi – ha aggiunto il Preside – è conosciuto ed ammirato da tutti perché incontrando e seguendo Gesù Cristo ha testimoniato l’autentico umanesimo “in uscita” come direbbe papa Francesco, ossia in relazione con Dio, con il prossimo e con tutte le creature”.
E noi conosciamo Francesco d’Assisi, e i primi passi del movimento francescano e di Chiara, -ha sottolineato Fra Paoletti – grazie alla testimonianza scritturistica di frate Tommaso da Celano”.
In un libro appena pubblicato dalle  Edizioni Biblioteca Francescana Milano con il titolo “La vita ritrovata del beatissimo Francesco” il medievalista francese Jacques Dalarun racconta di una “leggenda umbra” secondo cui esisteva una storia di San Francesco scritta da Tommaso da Celano su mandato di frate Elia che fu Ministro Generale tra il 1232 ed il 1239.
Il 15 settembre del 2014 il professore Dalarun ricevette da Vermont un messaggio da un suo amico, Sean L.Field, il quale segnalava un manoscritto in vendita che conteneva la “Vita di San Francesco”.
Un’altra studiosa Laura Light ipotizzava che si trattasse della “Vita di San Francesco” scritta da fra Tommaso.
Il prof. Dalarun segnalò la scoperta a Isabelle Le Masne De Chermont, direttrice del dipartimento di manoscritti presso la Bibliothèque nationale de France e con l’accordo del presidente Bruno Racine si decise per l’acquisto del manoscritto.
L’annuncio della scoperta venne dato il 16 gennaio del 2015, e l’Osservatore Romano titolò “Il San Francesco ritrovato”.
Si tratta di una grande scoperta perché nel 1266 al capitolo generale di Parigi , presieduto dal ministro generale Bonaventura, per mettere fine alle discordanze nell’Ordine, venne ordinato di distruggere tutte le leggende liturgiche precedenti a quella scritta da Bonaventura stesso.
Ha sostenuto Dalarum che fu Gregorio IX a chiedere a fra Tommaso la scrittura e pubblicazione della vita del Santo di Assisi, e che “la sopravvivenza del manoscritto” della “Vita del beato padre nostro Francesco” sepolto in una collezione privata fino alla sua messa in vendita  e oggi riemerso “ha veramente del miracoloso”.
Nonostante siano passati diversi secoli la vita di San Francesco, raccontata da fra Tommaso è un testo affascinante e lieto.
Il Convegno internazionale e la pubblicazione del libro di Dalarun, contribuiscono inoltre a ravvivare l’interesse per la causa di beatificazione di Fra Tommaso che già in vita veniva chiamato “beato” dal popolo.

fonte: Zenit

domenica 29 novembre 2015

Non pretendere che diventino cristiani migliori

LETTERA AD UN MINISTRO
[234] 1 A frate N... ministro. Il Signore ti benedica!
2 Io ti dico, come posso, per quello che riguarda la tua anima, che quelle cose che ti sono di impedimento nell'amare il Signore Iddio, ed ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri anche se ti coprissero di battiture, tutto questo devi ritenere come una grazia.
3 E così tu devi volere e non diversamente. 4 E questo tieni in conto di vera obbedienza da parte del Signore Iddio e mia per te, perché io fermamente riconosco che questa è vera obbedienza. 5 E ama coloro che agiscono con te in questo modo, e non esigere da loro altro se non ciò che il Signore darà a te. 7 E in questo amali e non pretendere che diventino cristiani migliori.

[235] 3 E questo sia per te più che stare appartato in un eremo.
9 E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore ed ami me suo servo e tuo, se ti diporterai in questa maniera, e cioè: che non ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato, quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo perdono, se egli lo chiede; 10 e se non chiedesse perdono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato. 11 E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attrarlo al Signore; ed abbi sempre misericordia per tali fratelli.

[236] 12 E avvisa i guardiani, quando potrai, che tu sei deciso a fare così.
[237] 13 Riguardo poi a tutti i capitoli della Regola che trattano dei peccati mortali, con l'aiuto del Signore, nel Capitolo di Pentecoste, raccolto il consiglio dei frati, ne faremo un Capitolo solo in questa forma:
14 Se qualcuno dei frati, per istigazione del nemico, avrà peccato mortalmente, sia tenuto per obbedienza a ricorrere al suo guardiano, 15 E tutti i frati, che fossero a conoscenza del peccato di lui, non gli facciano vergogna né dicano male di lui, ma ne abbiano grande misericordia e tengano assai segreto il peccato del loro fratello, perché non i sani hanno bisogno del medico, ma i malati (Mt 9,12). 16 E sempre per obbedienza siamo tenuti a mandarlo con un compagno dal suo custode. 17 Lo stesso custode poi provveda misericordiosamente a lui, come vorrebbe si provvedesse a lui medesimo, se si trovasse in un caso simile.

[238] 13 E se fosse caduto in qualche peccato veniale, si confessi ad un fratello sacerdote. I9 E se in quel luogo non ci fosse un sacerdote, si confessi ad un suo fratello, fino a che possa trovare un sacerdote che lo assolva canonicamente, come è stato detto. 20 E questi non abbiano potere di imporre altra penitenza all'infuori di questa: "Va' e non peccare più!" (Cfr. Gv 8,11).
[239] 21 Questo scritto tienilo con te, affinché sia meglio osservato, fino al capitolo di Pentecoste; là sarai presente con i tuoi frati. 22 E queste e tutte le altre cose, che sono ancora poco chiare nella Regola, sarà vostra cura di completarle, con l'aiuto del Signore Iddio.

S.Francesco

giovedì 26 novembre 2015

Il suicidio del broker


Si è impiccato nella sua villa a Lurago d'Erba nel Comasco, Leonida Rossi, il broker indagato dalle procure di Milano e di Lugano nell'indagine con al centro un ammanco di quasi 50 milioni dalle casse dell'Ordine dei Frati Minori. Rossi, 78 anni, cittadinanza italiana, residenza estera in Kenya, svizzero per "sedicente" attività di fiduciario, è stato trovato giovedì mattina dai militari nel Nucleo Valutario della Finanza nella sua villa. Villa a cui ieri sono stati messi i sigilli in vista di una perquisizione.

Mercoledì le fiamme gialle hanno passato al setaccio l'ufficio e la residenza svizzere del broker e quello della società milanese Anycom, a lui riconducibile, a caccia di documenti cartacei e informatici per fare chiarezza su come siano spariti tutti quei soldi, 49 milioni e 500 mila euro, così come denunciato dalla Provincia Lombardia, dalla Casa Generalizia con sede a Roma e dalla Conferenza dei ministri di Italia e Albania, tre enti della stessa confraternita. Inoltre a Rossi, accusato di truffa dalla magistratura elvetica di truffa, e in Italia di abusiva attività finanziaria e reimpiego di proventi illeciti, sono stati sequestrati anche beni mobili e immobili per quasi 5 milioni di euro.

Oltre al broker, poi, sono stati perquisiti anche tre ex economi dell'ordine: si tratta di Giancarlo Lati, Renato Beretta e Clemente Moriggi, i quali, accusati di appropriazione indebita, non avrebbero, però, tratto beneficio personale dalla vicenda, ma avrebbero impiegato i fondi della cassa dell'Ordine secondo modalità non autorizzate.

Secondo la ricostruzione dei pm milanesi Sergio Spadaro, Adriano Scudieri e Alessia Miele, Rossi, dopo essersi guadagnato la fiducia di chi amministrava il patrimonio finanziario dell'Ordine, avrebbe ricevuto, tra il 2007 e il 2014, notevoli somme di denaro. Un mare di soldi che nel corso del tempo sarebbero stati depositati sui suoi conti bancari in Svizzera per essere investiti, "al di fuori - si legge nel decreto di perquisizione - degli scopi e delle finalità religiose proprie dell'Ente", a tassi di interesse - aveva assicurato - non inferiori al 12 per cento. Inizialmente, il "sedicente" fiduciario avrebbe corrisposto alcune somme pari agli interessi, ma in seguito - secondo la denuncia dei francescani - non avrebbe restituito né capitale, né interessi, determinando in tal modo il maxi ammanco nelle casse dei tre enti dei frati minori. In più avrebbe usato i soldi dei francescani "in attività edilizie speculative finalizzate alla costruzione di complessi alberghieri in Africa".

Dunque, per la Procura, assieme ai tre ex economi, si sarebbe reso responsabile "di gravissime irregolarità nella gestione finanziaria" dei tre enti che hanno sporto denuncia e, si ipotizza, "di altri Organismi religiosi francescani, dell'Opera Don Bosco Salesiani" e di persone ancora da individuare. Ora i pm analizzeranno la documentazione raccolta dalla guardia di finanza per ricostruire i movimenti finanziari, come e dove sono avvenuti gli investimenti, ed eventualmente recuperare i milioni sottratti all'Ordine.

In una nota congiunta l'Ordine, pur esprimendo "cordoglio per l'umana perdita" di Rossi, sostiene che la morte del broker impone di fare piena chiarezza con le indagini.

fonte: Repubblica

mercoledì 25 novembre 2015

La truffa

La polizia svizzera, per ordine della procura di Lugano, sta perquisendo in territorio elvetico abitazioni e uffici del broker finanziario Leonida Rossi, accusato di una truffa, arrivata nel tempo a 20 milioni di euro, ai danni dell' Ordine dei Frati minori francescani. Attività investigative legate alla stessa vicenda sono in corso anche in Italia da parte della Guardia di Finanza. La denuncia è stata presentata a Lugano dalla Curia Generale dei Frati minori francescani ed il procuratore federale di Lugano Noseda ha disposto le perquisizioni. Analoga denuncia è stata presentata anche a Roma e Milano.
Il broker avrebbe ricevuto, nel tempo, dall'ex economo dell'Ordine dei frati minori somme fino a 20 milioni di euro, per investirle in Svizzera a tassi di interesse - aveva assicurato - non inferiore al 12 per cento. Rossi avrebbe corrisposto inizialmente alcune somme corrispondenti agli interessi, poi - secondo la denuncia dei francescani - non avrebbe restituito né capitale, né interessi, determinando in tal modo l'ammanco nella cassa dell'Ordine dei frati minori.
Sulla vicenda indaga anche la procura di Milano che ha disposto perquisizioni presso la società Anycon, riconducibile a Rossi, e le abitazioni di alcuni frati, per ricercare documenti. Le perquisizioni sono in corso a Milano e in altre città italiane.
Tra gli indagati, Rossi per abusivo esercizio dell'attività finanziaria, e l'ex economo dell'Ordine francescano, il frate Giancarlo Lati, accusato di appropriazione indebita. Quest'ultimo, peraltro, non avrebbe tratto beneficio personale dalla vicenda, ma avrebbe impiegato i fondi della cassa dell'Ordine secondo modalità non autorizzate. 

domenica 8 marzo 2015

Una abbondante ricompensa

Nulla, nemmeno la più piccola fatica, nemmeno la più piccola sofferenza, abbracciata per la gloria di Dio, sfuggirà ad una abbondante ricompensa, e questo per l’eternità intera... San Massimiliano Kolbe

domenica 4 gennaio 2015

Problematiche francescane

E’ finito un anno nefasto per i Francescani? In effetti, il 2014, ha visto Papa Francesco aprire l’Anno dedicato alla vita religiosa e si è concluso con la vicenda dell’indagine giudiziaria in corso sulle finanze dei Frati Minori francescani che, secondo le indiscrezioni, sembrerebbero sull’orlo della bancarotta. Il «cospicuo ammontare di debiti» in cui versa la Curia generale dell’Ordine, a causa di una serie di operazioni finanziarie dubbie e spericolate, è stato ammesso dallo stesso Ministro Generale P. Michael A. Perry OFM, in una lunga lettera pubblica, datata 17 dicembre 2014, in cui si ammette la «penosa» situazione in cui versano oggi.
ECONOMO SOTTO ACCUSA
Il caso, sollevato dal settimanale Panorama il 18 dicembre, sarebbe scoppiato ad ottobre. Gli investimenti, scrive il vaticanista del settimanale Ignazio Ingrao, risalgono al periodo in cui era superiore dei Frati Minori l’arcivescovo spagnolo mons. José Rodriguez Carballo. Formalmente sotto accusa, allo stato attuale, è però solo l’ex economo generale dei Frati Minori, padre Giancarlo Lati, che è stato fatto dimettere, e alcuni consulenti.
Il sequestro dei fondi, gli interessi passivi da pagare e la perdita di una parte del patrimonio per investimenti spericolati, hanno messo in ginocchio i Francescani Minori, tanto da costringere il ministro generale Padre Perry a recarsi negli Stati Uniti e in altre province a chiedere una colletta per aiutare la Curia generalizia.
BANCAROTTA DEI “MINORI” E COMMISSARIAMENTO DEI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA
Si ingarbuglia anche la vicenda del “commissariamento” dell’Istituto dei frati Francescani dell’Immacolata, i cui mesi di “quarantena” sono diventati ormai diciotto (cfr. I primi nove mesi di “quarantena” dei Francescani dell’Immacolata, in Formiche.net, 18 marzo 2014). Parliamo del tempo intercorso a partire dalla clamorosa decisione, dell’11 luglio 2013, presa con il Decreto della Congregazione degli Istituti di Vita consacrata, di nominare un “commissario” per verificare vari aspetti di disciplina e di governo interno della giovane comunità di religiosi fondata dagli ex frati Minori Conventuali Stefano Maria Manelli e Gabriele Maria Pellettieri nel 1970 (Istituto riconosciuto di diritto pontificio da Papa Giovanni Paolo II nel 1998). La “tutela” dei Francescani dell’Immacolata appare ora sotto la “cattiva luce” del coinvolgimento di uno dei protagonisti della decisione del commissariamento nella vicenda della bancarotta dell’altra storica famiglia religiosa del francescanesimo. Gli investimenti dei Frati Minori messi sotto inchiesta dalla Procura svizzera, infatti, risalgono al momento in cui “generale” dell’Ordine era l’attuale segretario della Congregazione per i religiosi, Carballo appunto, che è stato quindi il co-firmatario del Decreto di commissariamento dei Francescani dell’Immacolata. Il fatto è che, il “congelamento” dell’Istituto guidato, fino alla sua messa “sotto tutela”, da padre Stefano Manelli, sarebbe stato deciso non solo a seguito di problemi sollevati dall’interno, ma anche a causa di non chiarite cattive vicende di auto-governo, comprese di gestione finanziaria.
La disavventura capitata a monsignor Carballo, che dal 2003 al 2013 ha ricoperto l’incarico di superiore generale dei Frati Minori, non aiuta affatto a quella distensione utile a risolvere “positivamente”, o comunque al più presto, la discussa vicenda del commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, la cui quarantena sta peraltro privando la Chiesa di tutte le potenzialità di una delle congregazioni religiose, fino all’anno scorso, fra le più dinamiche e ricche di vocazioni nel panorama della vita consacrata mondiale.
Carballo il 2 agosto scorso aveva firmato con il cardinale Braz de Aviz le “Linee operative per la gestione dei beni negli Istituti di vita consacrata e nelle Società di vita apostolica”. Il documento, che si apriva significativamente con la citazione dal Vangelo di Luca sulle responsabilità dell’amministratore onesto (“A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più”), sottolineava che, gestione e amministrazione dei beni degli Ordini religiosi, dovevano essere «trasparenti e professionali» (cfr. Francesco Antonio Grana, Crac francescani, linee guida per beni ordini scritte da ministro frati minori, in Il Fatto quotidiano, 21 dicembre 2014).
Non è passato sotto silenzio inoltre il fatto, evidenziato dai media cattolici anche internazionali, che «il predecessore del Ministro dei Frati Minori P. Perry», cioè mons. Carballo, «è stato nominato segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica nell’aprile 2013 da Papa Francesco» (cfr. Madeleine Teahan, Franciscan order embroiled in financial crisis. Brother Michael A Perry explains ‘grave situation’ in letter, in Catholic Herald, 19 Dicembre 2014).
ORA TOCCA ALLE SUORE FRANCESCANE?
Ad aggravare le cose vi è l’altro “caso” che, pare, si stia aprendo per le Suore Francescane dell’Immacolata. Attualmente le religiose non sarebbero formalmente commissariate, bensì sotto “ispezione apostolica”. Secondo varie fonti, però, pare che a breve l’ispettore sarà trasformato in “commissario”. Tale conclusione sembra giustificata da passaggio di una recente intervista al prefetto della Congregazione per i religiosi, il cardinale brasiliano João Braz de Aviz, il quale avrebbe dichiarato che, «riguardo ai francescani dell’Immacolata, sia nella parte maschile che in quella femminile, è in atto il commissariamento» (cit. in Rogate Ergo, n°11/2014).
Così come ai Frati, anche alle Suore dell’Immacolata è stato addebitato uno «scarso sentire cum ecclesia», concetto non specificato, che ha indotto qualcuno a chiedere, così come fatto per i Francescani del resto, quale sarebbero le pecche e gli errori compiuti dai vari superiori, tanto da giustificare addirittura il commissariamento dell’Istituto.
IL “COMITATO DELL’IMMACOLATA”
Intanto i laici legati all’Istituto di p. Manelli hanno organizzato a Roma, il 13 dicembre scorso, un convegno sul tema “La crisi della famiglia e il caso dei Francescani dell’Immacolata”. Nella suggestiva cornice della Sala Alessandrina del Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia, i promotori del “Comitato dell’Immacolata”, che da un anno a mezzo si stanno mobilitando, con iniziative di formazione e sensibilizzazione in favore dei fondatori dei Francescani dell’Istituto (cioè padre Manelli e padre Pellettieri), hanno spiegato come le tematiche della crisi della famiglia e della vita consacrata sono collegate e originate l’una dall’altra. Ricordando gli interventi in questo senso anche nel contesto del recente Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, i vari relatori interventui (Carlo Manetti, Guido Vignelli, Elisabetta Frezza, Piero Mainardi e Corrado Gnerre), hanno comparato la crisi della famiglia con il caso dei Francescani dell’Immacolata, spiegando il perché, a loro concorde avviso, tanto la famiglia umana quanto quella religiosa, sono oggi «oggetto di un attacco che si sostanzia nel tentativo di sgretolare i fondamenti costitutivi del loro esistere».
Le vicissitudini che stanno vivendo questi religiosi e religiose, la cui vita personale è, secondo l’esperienza di chiunque l’abbia personalmente frequentati/e, di vita morigerata e povera, fanno puntare oltremodo i riflettori sugli scandali e la “liberalità” di altri esponenti della vita religiosa contemporanea. Una “review” dell’attività finora portata avanti dalla Congregazione presieduta dal card. João Braz de Aviz potrebbe intraprendersi sia con un rinnovamento di membri, sia, probabilmente, “finalizzando” la vicenda aperta con il Decreto del luglio scorso che ha “commissariato” l’Istituto dei frati Francescani dell’Immacolata. Il vento di tempesta che attraversa la vita religiosa potrebbe così, forse, almeno mitigarsi.

Fonte: Formiche.net 

“Nella Chiesa la necessità dei beni economici non deve eccedere mai il concetto dei ‘fini’ a cui essi devono servire e di cui deve sentire il freno del limite, la generosità dell’impiego, la spiritualità del significato”. È quanto si legge nelle “Linee operative per la gestione dei beni negli Istituti di vita consacrata e nelle Società di vita apostolica“, emanate il 2 agosto 2014, riprendendo quanto aveva insegnato già il beato Paolo VI. Un documento che porta le firme del prefetto e del segretario della Congregazione per i religiosi, il cardinale brasiliano João Braz de Aviz e l’arcivescovo spagnolo José Rodriguez Carballo. Quest’ultimo è stato per 10 anni, dal 2003 al 2013, ministro generale dei frati minori che ora hanno dichiarato bancarotta. Ed è stato proprio il successore di monsignor Carballo, padre Michael Perry, sul sito ufficiale dell’ordine, ad ammettere il crac.
Emblematica la frase del vangelo di Luca che apre il documento vaticano: “A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più”. Ma evidentemente il dettato di Gesù agli amministratori è stato disatteso dai frati minori che hanno gestito e ristrutturato in questi anni il lussuosissimo albergo e ristorante romano “Il Cantico“, a iniziare dall’ex economo generale, padre Giancarlo Lati, dimessosi in seguito alla bancarotta dei francescani. Nel documento vaticano si legge che “il campo dell’economia è strumento dell’azione missionaria della Chiesa“. E si ribadisce che “i beni degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica sono ecclesiastici” in quando appartenenti a enti che hanno lo status di “persone giuridiche pubbliche, costituite dalla competente autorità perché entro i fini a esse prestabiliti, a nome della Chiesa compiano, a norma delle disposizioni del diritto, il proprio compito, loro affidato in vista del bene pubblico“.
Il testo sottolinea, inoltre, che la gestione e amministrazione dei beni ecclesiastici deve essere “trasparente e professionale”, alla luce dei valori del vangelo, sottolineando più volte il “principio di gratuità”, indicato da Benedetto XVI nella sua enciclica sociale, Caritas in veritate, come “espressione di fraternità”. Nella gestione dei beni si sottolinea che la fedeltà al carisma fondativo del proprio ordine religioso è, insieme alle esigenze evangeliche, il “primo criterio di valutazione delle decisioni e degli interventi che si compiono”. Sono necessarie “procedure che permettano una buona pianificazione delle risorse, prevedendo l’utilizzo di budget e di bilanci preventivi, la realizzazione e la verifica degli scostamenti, il controllo di gestione, la lettura oculata dei bilanci, le verifiche e la rimodulazione dei passi da fare; tali procedure sono indispensabili sia per l’apertura di nuove opere sia per compiere scelte oculate anche in fase di dismissione o alienazione di immobili”.
Sempre nel documento emanato dalla Congregazione per i religiosi si sottolinea che “la testimonianza evangelica esige che le opere siano gestite in piena trasparenza, nel rispetto delle leggi canoniche e civili, e poste a servizio delle tante forme di povertà. La trasparenza è fondamentale per l’efficienza e l’efficacia della missione. La vigilanza e i controlli non vanno intesi come limitazione dell’autonomia degli enti o segno di mancanza di fiducia, ma come espressione di un servizio alla comunione e alla trasparenza, anche a tutela di chi svolge compiti delicati di amministrazione”.
E vengono persino date delle indicazioni concrete agli economi generali degli ordini religiosi. Essi “documentino le transazioni e i contratti in maniera conforme ai requisiti legali della legislazione civile dei rispettivi luoghi; utilizzino moderni sistemi di archiviazione e conservazione informatica dei dati; redigano bilanci secondo schemi internazionali uniformi, introducendo regole contabili, modelli di rendicontazione e criteri di valutazione delle poste di bilancio comuni a livello nazionale e internazionale; introducano per le opere la certificazione dei bilanci e i cosiddetti audit, garanzia di correttezza economico amministrativa da parte degli Istituti”. E i frati minori? Alle autorità civili chiamate da padre Perry toccherà ora “far luce in questa faccenda”.
FrancescoGrana per il fatto quotidiano, 21 dicembre 2014

sabato 3 gennaio 2015

I controrematori e la tranquillità del cattolico medio

Marco Ansaldo per “la Repubblica”


L’Avvenire scende in campo a difesa del Papa. Un Francesco che, a dispetto delle svolte, comincia a essere attorniato dalle critiche e azzannato dai lupi. Con un editoriale del suo direttore, Marco Tarquinio, dal titolo «La barca di Pietro, i “contro rematori” e la fiducia in Francesco », il quotidiano dei vescovi argina l’ultimo attacco. «Belle le lettere sulla ruvida uscita prenatalizia contro il nostro Papa — scrive Tarquinio — . Un segno che merita risposta, anche se qui di solito polemiche così ineleganti e condotte in modo capzioso e deformante non trovano eco. In scena sono restate le vere parole e i veri gesti di Francesco. Il Papa della Chiesa “povera per i poveri” e “ospedale da campo” nel nostro mondo spesso feroce con i feriti e i più deboli».

Ma chi sono i “contro rematori”? Lo spiega uno dei lettori di Avvenire: chi fa «pubblicità a favore di coloro che remano contro ». L’attacco era arrivato il 24 dicembre, sul Corriere della Sera, da parte dallo scrittore Vittorio Messori. «Una mossa congegnata — scrive Tarquinio — per fare rumore con la pretesa di “segnare” il Natale». Messori si era infatti lanciato in una requisitoria contro Jorge Bergoglio, parlando di una «confessione che avrei volentieri rimandata, se non mi fosse stata richiesta», definendolo Francesco un Papa «imprevedibile, tanto da far ricredere via via anche qualche cardinale che era stato tra i suoi elettori». Nell’articolo aggiungeva: «Imprevedibilità che continua, turbando la tranquillità del cattolico medio».


Belle ma poche le lettere dei lettori pubblicate da Avvenire. Molte però le reazioni che arrivano adesso dalla base, da tutta Italia. Dal movimento “Noi siamo Chiesa” al Centro Studi “Edith Stein” di Lanciano, da “Una Chiesa a più voci” di Ronco di Cossato Biella alla Comunità Le Piagge Firenze, e poi il Coordinamento delle Teologhe Italiane, la Comunità Michea di Napoli, il Gruppo Impegno Missione di Casavatore (Napoli) con il missionario comboniano Alex Zanotelli, le Comunità cristiane di base-Italia, di S. Paolo-Roma, di Oregina-Genova, di Nord Milano, la rivista “Preti Operai”, il Centro Balducci — Zugliano (Udine). Tutti a sostegno di una raccolta di firme riunita sotto l’indirizzo firmiamo. it/ fermiamo gli attacchi a papa francesco .


Tra i primi firmatari dell’appello, don Luigi Ciotti, rappresentante del Gruppo Abele e di Libera. Dice Vittorio Bellavite, coordinatore di “Noi Siamo Chiesa”: «Questa presa di posizione va ben oltre la polemica con Messori. Riguarda la situazione generale nella Chiesa e le diffuse, e quasi sempre silenziose, ostilità nei confronti di Papa Francesco ». Spiega don Paolo Farinella, parroco della Chiesa di San Torpete, nei caruggi di Genova, e autore dell’iniziativa: «L’attacco è mirato e frontale, “richiesto”, una vera dichiarazione di guerra, minacciosa nella sostanza di un avvertimento di stampo mafioso: il Papa è pericoloso. È tempo che torni a fare il Sommo Pontefice e lasci governare la Curia. L’autore non fa i nomi dei “mandanti”, ma si mette al sicuro dicendo che il suo intervento gli “è stato richiesto”».

Don Farinella argomenta, e individua nell’ «attacco frontale di cinque cardinali (Müller, Burke, Brandmüller, Caffarra e De Paolis) » ciò che ha rafforzato «il fronte degli avversari che vedono in Papa Francesco “un pericolo” che bisogna bloccare a tutti i costi».


Il punto è che il nodo della Chiesa riformista di Bergoglio è arrivato al pettine. O lo si scioglie o si taglia. Dopo la clamorosa rinuncia al Pontificato di Benedetto XVI, l’improvvisa comparsa di un Pontefice argentino, con il nome impegnativo di Francesco, ha travolto i credenti e la Gerarchia. Le sue parole, le tante iniziative, persino i simboli adottati (scarpe da camminatore, borsa da lavoro nera, croce d’argento semplice) hanno conquistato i fedeli. Ma le reazioni nella Curia, soprattutto dopo le bacchettate di Bergoglio sulle 15 malattie che la infestano, sono le più diverse.

Dalla Sala Clementina alcuni cardinali sono usciti l’altro giorno a testa bassa, con le orecchie che fischiavano. E ora la lista dei nemici del Papa «venuto dalla fine del mondo» comincia a farsi fitta. Dapprima è cominciato il chiacchiericcio sul «Papa strano ». Poi, davanti al chiaro impeto riformista, al dialogo intessuto con non credenti e atei, al Sinodo di ottobre con le aperture a divorziati risposati e omosessuali, i dubbi dei conservatori su Bergoglio hanno finito per nutrire un dossier corposo. Una pratica che si irrobustisce negli ultimi giorni.

Il 13 dicembre nel complesso di S. Spirito in Sassia, due minuti da Piazza San Pietro, s’è tenuto un convegno dal titolo “La crisi della famiglia e il caso dei Francescani dell’Immacolata”. Una riunione in cui la divisione nell’Istituto dei frati dal saio azzurro, ora commissariati da Francesco, è apparsa compattare il fronte conservatore. Le relazioni parlavano di «processo di destabilizzazione entrato nella Chiesa, e il Sinodo dei vescovi lo ha mostrato in modo evidente » (Claudio Circelli), o di «divorzio, aborto, eutanasia, tappe di questa inesorabile marcia antiumana, ci troviamo di fronte a un piano di matrice totalitaria» (Elisabetta Frezza).

Infine «dialogo accoglienza amore pace sono parole liquide mutuate dalla modernità, che non significano assolutamente niente» (Piero Mainardi). Tutte puntate contro il Papa. Commenta il professor Mario Castellano, cattolico e attento osservatore delle vicende dell’Istituto commissariato: «Il tradizionalismo, nelle sue varie espressioni, sia quelle ancora collocate nella Chiesa, sia quelle lefebvriane, che mettono in discussione il Magistero a partire dal Concilio, sia infine quelle sede-vacantiste, da cui viene negata l’Autorità papale, ha scelto come terreno di scontro la vicenda dei Frati Francescani dell’Immacolata con lo scopo di minare l’unità del Cattolicesimo».


È del 12 dicembre un articolo di Antonio Socci su “Libero” in cui si parla di Bergoglio come «idolo dei media, dei membri del Parlamento europeo», ma soprattutto «della sinistra in Occidente». E non è un caso che la copertina di Le Nouvel Observateur dell’11 dicembre fosse dedicata al Pontefice, sotto il titolo: «Chi vuole la pelle di Francesco? ». Profetizza sul suo libro appena uscito in Francia (“Jusqu’où ira Francois?”) il vaticanista di Le Figaro, Jean-Marie Guénois: «Riuscirà Francesco? Da un certo punto di vista, questo Papa agitatore è già riuscito. Se tutto si fermasse domani, il calcio dato al formicaio lascerà una traccia duratura. D’ora in poi, nulla sarà più come prima». Amen.

In morte di Francesco Guccini

"Non era un accordo così definito come quello che Francesco stabilì con Piero, circa l’impegno a tornare e a dare informazioni di prima...