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sabato 15 agosto 2015

Sei finalmente mio, amore mio

Anni saranno passati. L’ho rivisto e non è certo stato un bel vedere. Neppure un bel sentire. All’olfatto e al tatto. La prossima volta indosso i guanti ma proprio non la voglio quest’altra volta. Non la vorrei.

Mi guardi schivando i miei occhi e così consumi la tua vergogna. Sarà sempre così, sarà sempre peggio. Eppure sarà già da un anno che non ti chiudi la porta alle spalle quando vai in bagno. Da un anno, io, aspetto che tu esca per cancellare subito dopo le tracce sulla tavoletta. Troppo complicato sbottonare, tenerselo fermo e poi fare perché ormai non è tubo il tuo coso ma un becco da cui goccia dopo goccia si fa il pantano, vero? Sei anche diventato spilorcio e non tiri l’acqua. Più che schifo è una pena, amore mio. Eccolo, il beccuccio. Non ce l’hai fatta ad arrivare fino in bagno e ti sei fatto l’acqua addosso. Ma adesso che te lo tengo io in mano quasi prendi tempo. Ne ho visti due di cazzi in vita mia. Il tuo e quello di nostro figlio. Glielo prendevo con due dita a forbice – era piccolino, era tutta una cerimonia il suo far pipì – gli facevo il gesto, zac!, e lui zampillava. Con te, invece, le dita – indice e pollice – le tengo a pinza, è ormai solo una sacca informe e bucata e ti sorrido perché è pur sempre una barca tutta nostra questa intimità, questa prossimità, e se questo precipitare dei giorni nel marasma fa di me la tua badante, non più tua moglie, pazienza, amore mio: si prosegue insieme anche nella cattiva sorte. Le scorte della buona, da troppo tempo, si sono esaurite per entrambi: la mia secchezza vaginale, l’ormone morto e la tua prostata. Lo rivedo, lo prendo, te lo rimetto a posto nelle mutande – non so quante volte al giorno lo faccio – e mi sento addosso lo sguardo di tutta una vita. Sei più mio di quanto potevi esserlo aggrappato ai miei fianchi – con quel tuo ramo tozzo e forte, oggi un beccuccio – stretto tra le mie gambe, incollato alla mia bocca. Sei tutto mio, senza di me saresti dimenticato in un letto, proprio come il tuo amico Donato, ricoverato in un ospizio e vestito solo con un pannolone. Te ne accorgesti perché quando ebbe a muoversi, improvvisamente, il lenzuolo scivolò sul pavimento e quella povera larva, orba di parole, poté solo lacrimare, senza piangere, senza neanche un sospiro non sapendo neppure se essere vivo o trapassato. Sono perfino più grande di te e perciò sento anche la responsabilità di controllare la trasparenza della tua urina. Metti che esca scura, opaca, mescolata al sangue; metti qualunque cosa; metti che qualcos’altro si presenti – una nuova magagna, l’azoto! – io devo pur capire e però questo controllo lo faccio dopo.

Per prima cosa appoggio il pappagallo sul tavolinetto basso dei telecomandi, quindi ti detergo, ti asciugo, ti richiudo la bottoniera – non so quante volte lo faccio, ogni giorno – e poi vado a svuotarlo, il pappagallo, osservando i riflessi dell’urina. Ho letto che i superbi clinici ne assaggiano di volta in volta un nonnulla per indovinare lo stato di salute del paziente ma più che uno scotto, più che la santa pazienza, è un destino il mio, amore mio. La riconosco, la tua fatica, senza bisogno di contrasto chimico. Se ci sarà d’assaggiare basterà bagnarsi poco le labbra. Mi guardi e non è più come quella prima volta quando, d’imperio, dicendoti – “Ti aiuto io” – te lo tirai fuori e, lesta, non avendo ancora comprato il pappagallo presi la prima cosa che mi capitò davanti. Era la tazza della prima colazione, te la piazzai davanti – come fosse un vasino, ti dissi “forza, falla, falla qui!”, ci riuscisti – e dopo, dopo averla svuotata (non ne valutai il colore) uscii per strada per buttarla nella cesta dei materiali non riciclabili. Arriva mia sorella – vengono a casa Teresa e Gloria, arrivano tutte le mie amiche, anche Luciana che fu tua allegra troia – e tu, sovrastato da questo gineceo, te ne resti nella tua poltrona ad aspettare la roulette russa del pistolino spanato. Noi chiacchieriamo, tu segui le videate che scorrono automaticamente al computer, leggi e ti assopisci, quindi ti svegli, mi guardi e capisco: vengo subito ad aiutarti. In quel caso dobbiamo correre in bagno. I rumori svelano tutto ma non so perché ma anche io lascio la porta aperta. E però lo tiro lo sciacquone. Sarà sempre così, sarà sempre peggio. Ma sei finalmente mio, amore mio.
 
fonte: Pietrangelo Buttafuoco, Il Foglio

lunedì 16 dicembre 2013

Gaffe

Esilarante fuori onda per la telegiornalista jesina Laura Tangherlini, uno dei volti più conosciuti e apprezzati di Rai News 24.
La giornalista, 31enne, è incappata qualche giorno fa in un una gaffe subito rilanciato da Blob. Dopo aver annunciato garbatamente la pubblicità che seguiva le notizie: «Ci vediamo tra poco con gli aggiornamenti e le notizie. Restate con noi», convinta di essere fuori onda Laura Tangherlini ha aggiunto: «Restatece voi, perché io me ne vado, può esse. Me sò rotta er c....o!» in accento romano misto all'inflessione jesina ancora forte, nonostante da più di sei anni lei viva praticamente nella capitale.
La gaffe in realtà è stata fatta in regia. Il microfono della Tangherlini è rimasto aperto sembra, diversi secondi dopo il lancio della pubblicità, quando la conduttrice in studio pensava ormai di essere in pausa. Un commento forse dettato dalla stanchezza e dai ritmi che il giornalismo televisivo impone.
Poco importa, il danno oramai è fatto: la bella jesina, dopo che il video ha iniziato a girare in rete con migliaia di condivisioni si è beccata un bel provvedimento disciplinare dall'azienda. E' stata sospesa dalla conduzione del programma all news. Ieri abbiamo provato a raggiungerla telefonicamente, ma lei, affranta per lo spiacevole episodio, non ha voluto commentare: «Scusatemi ho già avuto parecchi guai, non posso dire nulla» ha detto.
Un commento certamente volgare che ora lei non avrebbe mai voluto pronunciare. Fatto sta che è risuonato nelle case di tanti italiani e ora in tanti computer e smartphone. Ma c'è da dire che la telegiornalista jesina più che reazioni di fastidio, ha strappato tantissime risate ai suoi ammiratori e non.
Su YouTube sono diversi e parecchio cliccati i video realizzati dai fan che evidenziano la sua bellezza. Per non parlare delle condivisioni su Facebook, di colleghi e non, che hanno contribuito a far diventare in un paio d'ore il breve filmato un caso virale. E ora il video incriminato è circondato da una pioggia di commenti, prevalentemente ironici. Laura Tangherini è anche molto apprezzata per il suo lavoro sulla questione siriana: è autrice del libro «Siria in fuga» (edizioni Poiesis) dove racconta i viaggi in Libano e Giordania, le storie dei profughi siriani.
E anche la pagina Facebook della giornalista in queste ore è presa d'assalto con un fluire di commenti e di link a quel video che difficilmente Laura, sempre impeccabile in video, dimenticherà. Chissà che questa esilarante gaffe non la porterà a essere incoronata a «telegiornalista dell'anno»: nel concorso realizzato tramite il social network Facebook la sexi giornalista jesina è in finale, in un testa a testa a colpi di click con la giornalista del tg1 Barbara Capponi.

lunedì 18 novembre 2013

Violazione degli obblighi

Alla parola «Maltrattamento», il vocabolario spiega: «Dimostrazione di violenza nei confronti di un soggetto». Se quindi una persona ignora un'altra persona, tutto si potrà dire, ma non certo che la maltratta.
 
Ma c'è una donna, a Genova, che - poco devota al Devoto-Oli e molto devota al Rapporto Master e Johnson - accusa il marito di maltrattamento perché lui «non fa niente» con lei. Ma cos'è, nello specifico, che vorrebbe «fare» la signora? Sesso. Possibilmente, spesso e volentieri.
 
Peccato il di lei coniuge da quest'orecchio (e pure dall'altro) non ci senta, preferendo godere di altre occupazioni - diciamo così - meno stressanti: leggere i fumetti, guardare le partite spaparanzato sul divano, giocare a calcetto, bere la birra, mangiare la pizza e cazzeggiare con gli amici; insomma, le attività  che danno veramente senso compiuto alla vita di un uomo.
In realtà tra gli hobby più appaganti per il genere maschile, ci sarebbe pure la voglia di fare «sesso sfrenato». Ma qui entrano in gioco una serie variabili e combinati disposti che rendono tale pratica sfuggente a qualsiasi tipo di generalizzazione: l'età (di lei, intesa come fidanzata o moglie), l'avvenenza (sempre di lei), le qualità erotiche­amatorie (di lei, ovviamente).

Nel ménage di coppia, infatti, se lei (fidanzata o moglie non fa differenza) è ormai avanti con l'età, ha perso l'avvenenza e ha dimenticato ogni qualità erotica- amatoria, diventa inevitabile che lui finisca col trascurarla sotto le coperte. Ma da qui a parlare di «maltrattamenti» (psicologici, si presume) ce ne passa.
 
Eppure una signora di Genova ­ oggetto ieri di un servizio sul Tgcom24, pare sia proprio questa la fattispecie di reato che davanti al giudici ha contestato al marito sessualmente inadempiente. L'accusa che pende sulla testa (e non solo sulla testa) dell'uomo è insolita: non aver assolto agli obblighi coniugali. La moglie lo ha portato in tribunale perché, secondo la sua ricostruzione, in tre anni di matrimonio, i rapporti sessuali sarebbero stati soltanto due, peraltro risalenti al viaggio di nozze.
 
Ma lui, imputato di renitenza alla libido, non ci sta: «I rapporti sono stati almeno il doppio. E poi si sa che in queste cose conta la qualità, non la quantità...». Vabbè, caro collega (inteso come collega-uomo), ma pure se gli accoppiamenti fossero stati 4 in tre anni, risulterebbero assai pochini; senza contare che anche sulla «qualità», la moglie avrebbe espresso più di un dubbio. «Per evitare di fare sesso trovava ogni scusa - ha denunciato la donna - , tanto che, pur di avere un figlio, mi sono sottoposta all'inseminazione artificiale. Ma la nascita di una bambina ha peggiorato la situazione».

I «mal di testa» di lui sono aumentati e sul palcoscenico del sesso matrimoniale è calato definitivamente il sipario. Anche per questa ragione la signora ha chiesto al tribunale la separazione con addebito al marito, esplicitando la presunta ( molto presunta) aggravante del maltrattamento da astensione sessuale.
 
 
fonte: Il Giornale

 

sabato 18 febbraio 2012

La farfalla delle polemiche

San Remo 2012
 
«Sono la donna delle provocazioni, mi piacciono i contrasti. La prima sera mi sono presentata come una principessa, con i capelli raccolti e il vestito nero; la seconda ho esagerato. Ho fatto, com'è che si dice... L'ammaliatrice. Ma gli slip c'erano». Ad affermarlo è la showgirl Belen Rodriguez all'indomani delle polemiche sollevate dall'estremo spacco del vestito con il quale si è presentata sul palco di Sanremo. Polemiche sulle quali è intervenuto anche il ministro del Lavoro, Elsa Fornero che ha dichiarato di sentirsi offesa da alcuni programmi televisivi.
 «Faccio parte del mondo della tv - replica Belen alle dichiarazioni del ministro - e la tv è show. Non scrivo le leggi. Farebbe clamore se fosse una parlamentare a scendere le scale con quello spacco».

In morte di Francesco Guccini

"Non era un accordo così definito come quello che Francesco stabilì con Piero, circa l’impegno a tornare e a dare informazioni di prima...