Dal libro dei Proverbi
Pr 2,1-9
Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole
e custodirai in te i miei precetti,
tendendo il tuo orecchio alla sapienza,
inclinando il tuo cuore alla prudenza,
se appunto invocherai l'intelligenza
e rivolgerai la tua voce alla prudenza,
se la ricercherai come l'argento
e per averla scaverai come per i tesori,
allora comprenderai il timore del Signore
e troverai la conoscenza di Dio,
perché il Signore dà la sapienza,
dalla sua bocca escono scienza e prudenza.
Egli riserva ai giusti il successo,
è scudo a coloro che agiscono con rettitudine,
vegliando sui sentieri della giustizia
e proteggendo le vie dei suoi fedeli.
Allora comprenderai l'equità e la giustizia,
la rettitudine e tutte le vie del bene.
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mercoledì 11 luglio 2018
martedì 21 febbraio 2017
Mai permetterà che il giusto vacilli
Getta sul Signore il tuo affanno
ed egli ti darà sostegno,
mai permetterà che il giusto vacilli.
Salmo 55,23
lunedì 5 dicembre 2016
Non dimenticate l’ospitalità
sabato 3 settembre 2016
Vi ho dato da bere latte, non cibo solido
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 3,1-9
Io, fratelli, sinora non ho potuto parlare a voi come a esseri spirituali, ma carnali, come a neonati in Cristo. Vi ho dato da bere latte, non cibo solido, perché non ne eravate ancora capaci. E neanche ora lo siete, perché siete ancora carnali. Dal momento che vi sono tra voi invidia e discordia, non siete forse carnali e non vi comportate in maniera umana?
Quando uno dice: «Io sono di Paolo», e un altro: «Io sono di Apollo», non vi dimostrate semplicemente uomini? Ma che cosa è mai Apollo? Che cosa è Paolo? Servitori, attraverso i quali siete venuti alla fede, e ciascuno come il Signore gli ha concesso.
Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere. Sicché, né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere. Chi pianta e chi irriga sono una medesima cosa: ciascuno riceverà la propria ricompensa secondo il proprio lavoro. Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, edificio di Dio.
Io, fratelli, sinora non ho potuto parlare a voi come a esseri spirituali, ma carnali, come a neonati in Cristo. Vi ho dato da bere latte, non cibo solido, perché non ne eravate ancora capaci. E neanche ora lo siete, perché siete ancora carnali. Dal momento che vi sono tra voi invidia e discordia, non siete forse carnali e non vi comportate in maniera umana?
Quando uno dice: «Io sono di Paolo», e un altro: «Io sono di Apollo», non vi dimostrate semplicemente uomini? Ma che cosa è mai Apollo? Che cosa è Paolo? Servitori, attraverso i quali siete venuti alla fede, e ciascuno come il Signore gli ha concesso.
Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere. Sicché, né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere. Chi pianta e chi irriga sono una medesima cosa: ciascuno riceverà la propria ricompensa secondo il proprio lavoro. Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, edificio di Dio.
lunedì 13 giugno 2016
Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».
In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.
venerdì 6 maggio 2016
Nel giorno dell’angoscia
1) “Buono è il Signore, un asilo sicuro nel giorno dell’angoscia” (Nahum 1,7).
2) “Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi” (2 Corinzi 4,8-9).
3) Sapendo questo, posso dire con il salmista: “Se cammino in mezzo alla sventura tu mi ridoni vita; contro l’ira dei miei nemici stendi la mano e la tua destra mi salva” (Salmo 138,7).
4) Puoi dire con gratitudine: “Esulterò di gioia per la tua grazia, perché hai guardato alla mia miseria, hai conosciuto le mie angosce” (Salmo 31,8)
5) Ci sono moltissime cose delle quali forse non capirai mai il perché in questo mondo, ma “sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno” (Romani 8,28).
6) Sapendo che Dio ha un proposito nella situazione che stai vivendo puoi dire: “Canto delle ascensioni. Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra” (Salmo 121,1-2).
7) E allora, Figli, agite “gettando in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi” (1 Pietro 5,7).
8) “Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena” (Matteo 6,34).
9) “Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione” (2 Corinzi 1,3).
10) “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù” (Filippesi 4,6-7).
mercoledì 6 aprile 2016
I gradini logorati
"Se vedi una persona saggia, va' di buon mattino da lei, il tuo piede logori i gradini della sua porta".
(Sir 6,36)
domenica 23 agosto 2015
L'uso del tempo
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni 5,15-20
Fratelli, fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi. Non siate perciò sconsiderati, ma sappiate comprendere qual è la volontà del Signore.
Fratelli, fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi. Non siate perciò sconsiderati, ma sappiate comprendere qual è la volontà del Signore.
E non ubriacatevi di vino, che fa perdere il controllo di sé; siate invece ricolmi dello Spirito, intrattenendovi fra voi con salmi, inni, canti ispirati, cantando e inneggiando al Signore con il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.
sabato 16 maggio 2015
Il pasticcione scelto da Cristo
«Quando in un momento simbolico, stava ponendo le basi della Sua Grande
Società, Cristo non scelse come pietra angolare il geniale Paolo o il
mistico Giovanni, ma un pasticcione, uno sempre fuori posto, uno
pauroso: in una parola, un uomo. E su quella pietra Egli ha edificato la
Sua Chiesa, e le porte dell'Inferno non hanno prevalso su di essa.
Tutti gli imperi e tutti i regni sono crollati, per questa intrinseca e
costante debolezza: furono fondati da uomini forti su uomini forti. Ma
quest'unica opera, la storia Chiesa cristiana, fu fondata su un uomo
debole, e per questo motivo è indistruttibile. Poiché nessuna catena è
più forte del suo anello più debole».
Gilbert Keith Chesterton
mercoledì 8 aprile 2015
Come luce splendida brillerai sino ai confini della terra
Tutti parlino del Signore e diano lode a lui in
Gerusalemme.
Come luce splendida brillerai sino ai confini della terra; nazioni
numerose verranno a te da lontano.
Beati coloro che ti amano, beati coloro
che gioiscono per la tua pace.
(Cantico di Tobia, 13)
domenica 15 marzo 2015
Per grazia siete salvati mediante la fede
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni 2,4-10
Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati.
Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.
Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati.
Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.
Il discorso a Nicodemo
Dal Vangelo secondo Giovanni 3,14-21
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
domenica 8 febbraio 2015
Guai a me se non annuncio il Vangelo!
Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!
Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo.
Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io.
La suocera di Pietro
Dal Vangelo secondo Marco (1,29-39)
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni.
La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni.
La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
sabato 24 gennaio 2015
«È fuori di sé»
In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».
Mc 3,20-21
Gesù ha subito molte incomprensioni da parte delle
persone che gli erano vicine, anche dai suoi stessi parenti, che lo
considerano quasi impazzito e vogliono quindi tenerlo sotto il loro
stretto controllo. Quando egli non sembra adeguarsi agli schemi e alle
logiche umane, trova l'opposizione degli altri: egli è fuori dai propri
comodi, interessi, fama, è fuori dal proprio "ego: si dona interamente
all'amore e alle esigenze dell'umanità bisognosa e peccatrice. Il brano
evangelico di oggi esprime dunque due mentalità opposte: quella di
Cristo (che vuole donarsi senza riserve) e quella dei parenti
(interessati al buon nome e al controllo delle sue azioni).
Gesù ci insegna ad uscire dalle nostre piccole e grette preoccupazioni umane per aprirci alla "follia" dell'amore e della croce (cf 1 Cor 1,18-25), a mettere in primo piano le esigenze di Dio, a guardarci dalle nostre meschine e borghesi preoccupazioni, dai nostri vantaggi e utilitaristici interessi. Essere con Gesù richiede un profondo cambiamento di mentalità, una radicale conversione al pensiero di Dio, ad accettare i suoi progetti e a lasciarsi sconvolgere dalle sue novità.
Gesù ci insegna ad uscire dalle nostre piccole e grette preoccupazioni umane per aprirci alla "follia" dell'amore e della croce (cf 1 Cor 1,18-25), a mettere in primo piano le esigenze di Dio, a guardarci dalle nostre meschine e borghesi preoccupazioni, dai nostri vantaggi e utilitaristici interessi. Essere con Gesù richiede un profondo cambiamento di mentalità, una radicale conversione al pensiero di Dio, ad accettare i suoi progetti e a lasciarsi sconvolgere dalle sue novità.
Casa di preghiera San Biagio
giovedì 30 ottobre 2014
Come una chioccia
Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli
che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi
figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete
voluto!
(Lc 13, 31-35)
sabato 11 ottobre 2014
Auxilium Christianorum
Nel 1212 san Domenico di Guzman, durante la sua permanenza a Tolosa,
vide la Vergine Maria che gli consegnò il Rosario, come risposta ad una
sua preghiera, a Lei rivolta, per sapere come combattere l’eresia
albigese.
Fu così che il Santo Rosario divenne l’orazione più diffusa
per contrastare le eresie e fu l’arma determinante per vincere i
musulmani a Lepanto. Come già per Poitiers (ottobre 732) e poi
sarà per Vienna (settembre 1683), la battaglia di Lepanto fu
fondamentale per arrestare l’avanzata dei musulmani in Europa. E tutte e
tre le vittorie vennero imputate, oltre al valore dei combattenti,
anche e soprattutto all’intervento divino.
La battaglia navale di Lepanto si svolse nel corso della guerra di Cipro.
Era il 7 ottobre 1571 quando le flotte musulmane dell’Impero ottomano
si scontrarono con quelle cristiane della Lega Santa, che riuniva le
forze navali della Repubblica di Venezia, dell’Impero spagnolo (con il
Regno di Napoli e di Sicilia), dello Stato Pontificio, della Repubblica
di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Granducato
di Toscana e del Ducato di Urbino, federate sotto le insegne pontificie.
Dell’alleanza cristiana faceva parte anche la Repubblica di Lucca, che
pur non avendo navi coinvolte nello scontro, concorse con denaro e
materiali all’armamento della flotta genovese.
Prima della partenza della Lega Santa per gli scenari di
guerra, san Pio V benedisse lo stendardo raffigurante, su fondo rosso,
il Crocifisso posto fra gli apostoli Pietro e Paolo e sormontato dal
motto costantiniano In hoc signo vinces. Tale simbolo, insieme con l’immagine della Madonna e la scritta S. Maria succurre miseris,
issato sulla nave ammiraglia Real, sarà l’unico a sventolare in tutto
lo schieramento cristiano quando, alle grida di guerra e ai primi
attacchi turchi, i militi si uniranno in una preghiera accorata. Mentre
si moriva per Cristo, per la Chiesa e per la Patria, si recitava il
Santo Rosario: e i prigionieri remavano ritmando il tempo con le decine
dei misteri. L’annuncio della vittoria giungerà a Roma 23 giorni dopo,
portato da messaggeri del Principe Colonna. Il trionfo fu attribuito
all’intercessione della Vergine Maria, tanto che san Pio V, nel 1572,
istituì la festa di Santa Maria della Vittoria, trasformata da Gregorio
XIII in «Madonna del Rosario».
Comandante generale della flotta cristiana era Don Giovanni
d’Austria di 24 anni, figlio illegittimo del defunto Imperatore Carlo V e
fratellastro del regnante Filippo II. Al fianco della sua nave
Real erano schierate: la Capitana di Sebastiano Venier, capitano
generale veneziano; la Capitana di Sua Santità di Marcantonio Colonna,
ammiraglio pontificio; la Capitana di Ettore Spinola, capitano generale
genovese; la Capitana di Andrea Provana di Leinì, capitano generale
piemontese; l’ammiraglia Vittoria del priore Piero Giustiniani, capitano
generale dei Cavalieri di Malta. In totale, la Lega schierò una flotta
di 6 galeazze e circa 204 galere. A bordo erano imbarcati non meno di
36.000 combattenti, tra soldati, venturieri e marinai.
A questi si aggiungevano circa 30.000 galeotti rematori.
Comandante supremo dello schieramento ottomano era Müezzinzade Alì
Pascià. La flotta turca, munita di minore artiglieria rispetto a quella
cristiana, possedeva 170-180 galere e 20 o 30 galeotte, cui si
aggiungeva un imprecisato numero di fuste e brigantini corsari. La forza
combattente, comprensiva di giannizzeri, ammontava a circa 20-25.000
uomini. L’ammiraglio, considerato il migliore comandante ottomano, Uluč
Alì, era un apostata di origini calabresi, convertitosi all’Islam. Alì
Pascià si trovava a bordo dell’ammiraglia Sultana, sulla quale
sventolava un vessillo verde, dove era stato scritto, a caratteri d’oro,
28.900 volte il nome di Allah.
I musulmani di allora tagliavano le teste così come le tagliano oggi quelli dell’Isis:
essi non hanno mutato i loro sistemi, mentre i cristiani hanno
declinato i loro doveri davanti a Dio e alle loro nazioni, asservendosi
non più al Re del Cielo e della terra, ma al padrone degli Inferi.
Spiegava san Louis-Marie Grignon de Montfort: «Nel Cielo, Maria
comanda agli angeli e ai beati. Come ricompensa della sua profonda
umiltà, Dio le ha dato il potere e l’incarico di riempire di santi i
troni lasciati vuoti dalla superbia degli angeli ribelli». Tutte le
grazie passano per Maria, come ci insegnano i grande teologi mariani ed
ecco perché san Pio V, Papa mariano e domenicano, affidò a Maria
Santissima le armate ed i destini dell’Occidente e della Cristianità,
minacciati dai musulmani.
Da allora in poi si utilizzò ufficialmente il titolo di Auxilium Christianorum,
titolo che non sembra doversi attribuire direttamente al Pontefice, ma
ai reduci vittoriosi, che ritornando dalla guerra passarono per Loreto a
ringraziare la Madonna.
I forzati che erano stati messi ai banchi dei remi furono liberati:
sbarcarono a Porto Recanati e salirono in processione alla Santa Casa,
dove offrirono le loro catene alla Madonna; con esse furono costruite le
cancellate poi poste agli altari delle cappelle. Lo stendardo della
flotta fu donato alla chiesa di Maria Vergine a Gaeta, dove è tuttora
conservato e che attende di essere ancora issato nei cuori di coloro che
si professano cristiani e vogliono difendere le proprie radici di
fronte al proselitismo sanguinario dell’Isis. (Cristina Siccardi per corrispondenzaromana.it)
domenica 28 settembre 2014
I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio
«In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi
passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via
della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute
invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma
poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».
(Matteo, 21)
Non fate nulla per rivalità o vanagloria
Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di
voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso.
Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù.
Hoc sentite in vobis, quod et in Christo Iesu.
Lettera ai Filippesi, cap.2
lunedì 22 settembre 2014
Non posso fare delle mie cose quello che voglio?
Dal Vangelo secondo Matteo 20, 1-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
| Gesù ci svela quanto la sua logica sia diversa dalla nostra e la superi. Nella sua vigna c’è spazio per tutti e ogni ora può essere quella giusta. Così come ogni nostra situazione di vita deve essere la vigna che ci è affidata per curarla e metterla in grado di portare molto frutto e questo non per rinchiuderci egoisticamente in un ambito ristretto ma per riconoscerci, a partire dal concreto dell’esistenza, “lanciati sulle frontiere della storia”, per essere cioè veri evangelizzatori e missionari. Siamo tutti pronti a riconoscerci tra gli operai che hanno accettato l’invito della prima ora, ma quale potrà essere la chiamata che il Signore ci riserva per l’ultima ora, per la sera della nostra vita? Riconoscersi tra i chiamati alla salvezza deve significare renderci disponibili ad accogliere ogni chiamata, anche la meno gratificante, la più difficile e dolorosa. |
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