venerdì 25 maggio 2012

La gallina nera

Mentre rivolgeva questi e simili pensieri nella sua mente, una notte, nel sonno, ebbe questa visione. Vide una gallina piccola e nera, simile ad una colomba domestica, con zampe e piedi rivestiti di piume. Aveva moltissimi pulcini, che per quanto si aggirassero attorno a lei, non riuscivano a raccogliersi tutti sotto le sue ali. Quando si svegliò, l’uomo di Dio, e riprese i suoi pensieri, spiegò personalmente la visione. «La gallina, commentò, sono io, piccolo di statura e di carnagione scura, e debbo unire alla innocenza della vita una semplicità di colomba: virtù, che quanto è più rara nel mondo, tanto più speditamente si alza al cielo. I pulcini sono i frati, cresciuti in numero e grazia, che la forza di Francesco non riesce a proteggere dal turbamento degli uomini e dagli attacchi delle lingue maligne».

«Andrò dunque, e li raccomanderò alla santa Chiesa Romana: in tale modo i malevoli saranno colpiti dalla verga della sua potenza e i figli di Dio, ovunque, godranno di piena libertà, a maggior beneficio della salvezza eterna. Da questo i figli riconosceranno le tenere premure della madre e ne seguiranno, con particolare devozione, le orme venerande. La sua protezione difenderà l’Ordine dagli attacchi dei maligni, e il figlio di Belial non passerà impunemente per la vigna del Signore. Persino lei, che è santa, emulerà la gloria della nostra povertà e non permetterà che il torbido della superbia possa offuscare i grandi pregi dell’umiltà. Conserverà illesi tra di noi i vincoli della carità e della pace, colpendo con rigore e severità chi è causa di discordia.

Alla sua presenza fiorirà sempre la santa osservanza della purezza evangelica e non consentirà che svanisca neppure per un istante il buon odore della vita».

Vita Seconda di Tommaso da Celano capitolo XVI

giovedì 24 maggio 2012

Il braccio di ferro

Il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, ha lasciato l'incarico, che ricopriva dall'ottobre 2009. La decisione - da tempo nell'aria - è arrivata oggi nel corso del consiglio di sovrintendenza della banca vaticana. É l'epilogo di un duro braccio di ferro tra Gotti Tedeschi e ambienti vaticani sull'applicazione della legge sulla trasparenza finanziaria e sulla conduzione degli affari dell'ente, gestiti in prima battuta dal direttore generale Paolo Cipriani. Le funzioni per il momento passano al vice presidente.

La crisi al vertice della massima istituzione finanziaria d'Oltretevere è scoppiato all'inizio dell'anno, quando è stata varata una legge che ha messo in discussione la precedente riforma delle finanze vaticane. A fine 2010, infatti, era stata varata con un Motu Proprio di Benedetto XVI una completa revisione delle procedure relative alle transazioni finanziarie - anche a seguito dell'indagine della magistratura di Roma su alcuni trasferimenti, e che avevano portato al sequestro di 23 milioni (poi dissequestrati) e l'iscrizione nel registro degli indagati di Gotti Tedeschi e Cipriani.

La riforma ha istituito l'Aif, autorità di informazione finanziaria, alla cui testa è stato messo il cardinale Attilio Nicora - allora capo anche dell'Apsa, potente dicastero del patrimonio - dandogli poteri molto ampi di controllo. Ma lo scorso 25 gennaio - su impulso del segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, e del capo del governatorato, cardinale Giuseppe Bertello, molto vicino al "primo ministro" papale - è stata varata una legge interna che ha di fatto ridotto questi poteri, dando ampie deleghe di controllo alla Segreteria di Stato, al Governatorato e alla Gendarmeria.

Questa nuova normativa è stata contestata da Nicora e dallo stesso Gotti, e lo scontro è arrivato sui giornali (i "Vaticaleaks"). Ma anche Moneyval - il gruppo del Consiglio d'Europa che valuta le normative antiriciclaggio - ha messo in serio dubbio la rifoma, come emerso nella recente visita Oltretevere e negli incontri della settimana scorsa a Strasburgo con una delegazione della Santa Sede.

venerdì 18 maggio 2012

Chi nasce qui è di qui

Approvare una direttiva europea che inviti tutti gli Stati membri all’approvazione all’interno del proprio ordinamento di una legge nazionale che garantisca ai figli degli stranieri nati in Europa la cittadinanza del Paese in cui nascono.
É questo l’obiettivo dell’appello promosso dal presidente degli europarlamentari Pd, David Sassòli, e dal presidente dell’Anci e sindaco di Reggio Emilia, Graziano Del Rio. 
L’appello - che tra i suoi firmatari vede, fra gli altri, i nomi di Rita Levi Montalcini, Romano Prodi, Stefano Rodotà, Andrea Camilleri, Nicola Piovani, Carlo Verdone, Claudio Baglioni, Piero Fassino - intende portare la questione del riconoscimento della cittadinanza alle seconde generazioni di immigrati a livello europeo con lo scopo di armonizzare le varie legislazioni interne agli stati Ue e, al contempo, di sostenere le proposte di legge già avanzate a livello nazionale.
In Italia, dove il numero dei “non cittadini” nati nel nostro Paese sfiora oramai il milione e dove numerose sono state le prese di posizione, a cominciare da quella del Presidente Napolitano, a favore del riconoscimento dello status di cittadino a chi nasce sul suolo nazionale, è stata recentemente presentata un’iniziativa di legge popolare che chiede di riformare la normativa attualmente in vigore (legge 91/92) estendendo l’applicazione dello ius soli.
“Riconoscere la cittadinanza a ragazzi che sono nati e cresciuti in un paese diverso da quello di origine dei loro genitori  - spiegano Sassòli e Del Rio - ma che di questo paese parlano la lingua, che in questo paese studiano, consumano e si relazionano non è semplicemente un atto di buon senso ma una battaglia di civiltà imprescindibile per un paese che voglia definirsi democratico e in grado di affrontare le sfide del futuro. Per questo – annunciano – abbiamo bisogno del sostegno del maggior numero di persone possibile e chiediamo a chi crede che la cittadinanza sia un diritto di questi giovani a venire a manifestare con noi il 31 maggio alle ore 17 in Piazza San Silvestro a Roma. Sarà un happening festoso con musica e interventi dal palco al quale sono stati invitati a partecipare tutte le comunità straniere residenti in Italia, il mondo dell'associazionismo laico e cattolico, i rappresentanti sindacali e politici senza simboli né bandiere. Ci auguriamo – concludono - di poter contare su una piazza gremita e partecipe: ignorare il problema significa condannare tutte queste persone - il cui numero è destinato inevitabilmente ad aumentare - alla condizione di eterni stranieri".

Questo è il nostro chiostro!


Del convito di Madonna Povertà con li Frati.

Avendo apparecchiato da mangiare, la pregorono ch' ella dovesse insieme con loro pigliare refezione.
Et ella rispose : Mostratemi in prima il vostro oratorio e il capitolo e il chiostro, il refettorio e la cucina e il dormentorio e la stalla e le belle sedie: niuna di queste cose veggo, ma veggo voi tutti allegri e giocondi, e abbundanti d'allegrezza e pieni di consolazioni, così come tutte queste cose voi l'aspettiate a vostra voluntà. Et eglino rispondendo dissono: Madonna reina nostra, noi servi tuoi per lungo cammino siamo affaticati, e tu, venendo con esso noi, non ài auta poca fatica. Mangiamo e confortiamoci prima, se ti piace, e di poi così confortati al tuo comandamento si farà tutto. Rispose : Piacimi quello che voi dite. M'arregate l'acqua, che noi ci laviamo le mani, e la tovaglia, che noi ci asciughiamo. Et eglino subito portaron un mezzo vaso di terra, — perché non avevano niuno intero, che lo potessero empiere d'acqua, — e, data l'acqua alle mani, raguardavano di qua e di là per il panno d'asciugare, e, non essendovi niuno panno, uno le porse la tonica con la quale era vestito, acciò eh' ella s'asciugasse le mani con quella. Et ella rendendoli grazia, prese quella, magnificando con tutto il cuore Dio, che tanta grazia aveva data a quelli.
E da poi la menaron in quel luogo, dov' era apparecchiata la mensa. Essendo venuta in quel luogo, raguardando, non vide, si non tre o quattro pezzi di pane d'orzo. Meravigliossi molto, dicendo in fra se medesima: Chi vide mai in tutte le generazioni del seculo tal cose? Benedetto sia tu, signore Dio, il quale ài cura e guardia de' tuoi servi: et ài ammaestrato il tuo populo, che per tali operazioni siano nella grazia tua. E in questo modo sederono, rendendo grazie a Dio sopra tutti li suoi beni.
Disse Madonna Povertà, che fusseno arregate le vivande cotte nelle scodelle. Fu portata una scodella piena d'acqua fredda, acciò che tutti intignessino in quella il pane. Non era quivi molte scodelle, né molti cuochi o cucinieri.
Addomandò che almeno fusson portate alcune erbe odorifere, per mangiarle col pane. Ma non avendo orto, né ortolano, andorono nella selva, e colsono alcune erbe selvatiche e posongliele innanzi.
Et ella disse: Arregate un poco di salina, per insalare queste erbe, che sono amare. Risposono: Aspetta, Madonna, tanto che noi entriamo nella città, e arregheremone, si troveremo qualcheduno che ce ne dia.
E disse: Arregate un coltello, che io netti queste erbe, e che io possi tagliare il pane, però che è duro e secco. Risposeno: Madonna, non aviamo fabbro, che ci facci coltelli; per ora adoperate li denti in luogo di coltello, e poi provederemo.
E disse: Avete un poco di vino? Risposeno quelli: Madonna nostra, vino non aviamo, perocché il principio dell'uomo fu pane et acqua; et a te non è buono bere vino, però che la sposa di Cristo debba fuggire il vino come veleno.
E poi che ebbono mangiato e furon sazii, più furon allegri, che s' egli avessono auto abbundanzia di cibi solenni: e benedissono il Signore nel cospetto di quella nella quale avevano trovata tanta grazia.
E menoronla in luogo dove ella si potesse posare, però ch'ella era affaticata. E così sopra la nuda terra si riposò. E domandò che le fusse dato un guanciale per tenere sotto il capo. Et eglino subito portoron una pietra, e puosonla sotto il suo capo. Et ella con quiete e sobrio sonno s'addormentò.
E non molto stette, ch'ella si levò su, e domandò che le fusse mostrato il chiostro; e si la menaron in su un certo colle, donde si poteva vedere tutto il paese, e guardando dissono: Questo è il nostro chiostro, Madonna.

dal Sacro patto con Madonna Povertà (Anonimo, 1239 circa)

sabato 12 maggio 2012

SALVE SANCTE PATER



Salve, Sancte Pater, patriae lux, forma Minorum. Virtutis speculum, recti via, regula morum: Carnis ab exilio duc nos ad regna polorum.
Salve, Padre santo, luce della patria, modello per i Frati Minori. Specchio di virtù, via verso ciò che è retto, regola di vita. Dall'esilio della carne, conducici al regno dei cieli.




venerdì 11 maggio 2012


Pietro di Poitiers (1130-1205)

Sermone rivolto agli ecclesiastici:

Gridano i nudi, gridano i famelici, si lamentano e dicono:
"A noi che soffriamo la fame e il freddo, cosa giovano quelle vesti bene in vista sotto i portici o ben piegate nelle bisacce!
Quel che dissipate ci appartiene: anelli al dito, catenine e gioielli al collo, cinture ben adorne, sono tutte cose di colore sgargiante e di mole preziosa che portate appese.
Per i fianchi dei poveri, che sono fratelli vostri, neppure mezz'oncia e un filo di misericordia!
Eppure anche noi siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio, redenti dal suo sangue e perciò vostri fratelli. Come mai non sentite più l'amore fraterno?
Quella che voi dilapidate è ricchezza che appartiene a Dio; Cristo acquistò col supplizio della croce quello che voi spendete in lussi superflui".

Il lavoro, il denaro e l'elemosina


REGOLA NON BOLLATA


CAPITOLO VII
DEL MODO Dl SERVIRE E Dl LAVORARE

Tutti i frati, in qualunque luogo si trovino presso altri per servire o per lavorare, non facciano né gli amministratori né i cancellieri, né presiedano nelle case in cui prestano servizio; né accettino alcun ufficio che generi scandalo o che porti danno alla loro anima (Cfr. Mc 8,36; Lc 22,26); ma siano minori e sottomessi a tutti coloro che sono in quella stessa casa.
E i frati che sanno lavorare, Iavorino ed esercitino quel mestiere che già conoscono, se non sarà contrario alla salute dell'anima e può essere esercitato onestamente. Infatti dice il profeta: "Mangerai il frutto del tuo lavoro; beato sei e t'andrà bene" (Sal 127,2); e l'Apostolo: "Chi non vuol lavorare, non mangi" (Cfr. Ts 3,10); 6 e: "Ciascuno rimanga in quel mestiere e in quella professione cui fu chiamato" (Cfr. 1Cor 7,24). E per il lavoro prestato possano ricevere tutto il necessario, eccetto il denaro.

E quando sarà necessario, vadano per l'elemosina come gli altri poveri. E possano avere gli arnesi e gli strumenti adatti ai loro mestieri.

Tutti i frati cerchino di applicarsi alle opere buone; poiché sta scritto: Fa' sempre qualche cosa di buono affinché il diavolo ti trovi occupato, e ancora: L'ozio è il nemico dell'anima. Perciò i servi di Dio devono sempre dedicarsi alla preghiera o a qualche opera buona.
Si guardino i frati, ovunque saranno, negli eremi o in altri luoghi, di non appropriarsi di alcun luogo e di non contenderlo ad alcuno.

E chiunque verrà da essi, amico o nemico, ladro o brigante, sia ricevuto con bontà. E ovunque sono i frati e in qualunque luogo si incontreranno, debbano rivedersi volentieri e con gioia di spirito e onorarsi scambievolmente senza mormorazione (1Pt 4,9).
E si guardino i frati dal mostrarsi tristi alI'esterno e oscuri in faccia come gli ipocriti (Cfr. Mt 6,16), ma si mostrino lieti nel Signore (Cfr. Fil 4,4) e giocondi e garbatamente amabili.

CAPITOLO VIII
CHE I FRATI NON RICEVANO DENARO

Il Signore comanda nel Vangelo: "Attenzione, guardatevi da ogni malizia e avarizia" (Lc 12,15 e 21,34); e: "Guardatevi dalle preoccupazioni di questo mondo e dalle cure di questa vita". Perciò, nessun frate, ovunque sia e dovunque vada, in nessun modo prenda con sé o riceva da altri o permetta che sia ricevuta pecunia o denaro, né col pretesto di acquistare vesti o libri, né per compenso di alcun lavoro, insomma per nessuna ragione, se non per una manifesta necessità dei frati infermi; poiché non dobbiamo avere né attribuire alla pecunia e al denaro maggiore utilità che ai sassi.

E il diavolo vuole accecare quelli che li desiderano e li stimano più dei sassi. 5Badiamo, dunque, noi che abbiamo lasciato tutto (Cfr. Mt 19,27), di non perdere, per sì poca cosa, il regno dei cieli.
E se troveremo in qualche luogo del denaro, non curiamocene, come della polvere che si calpesta, poiché è vanità delle vanità e tutto è vanità (Qo 1,2).
.E se per caso, Dio non voglia, capitasse che un frate raccogliesse o avesse della pecunia o del denaro, eccettuato soltanto per la predetta necessità relativa agli infermi, tutti noi frati riteniamolo un falso frate e apostata e un ladro e un brigante, e un ricettatore di borse, a meno che non se ne penta sinceramente
E in nessun modo i frati accettino né permettano di accettare, né cerchino, né facciano cercare pecunia per elemosina, né soldi per qualche casa o luogo, né si accompagnino con persona che vada in cerca di pecunia o di denaro per tali luoghi. 9 Altri servizi invece, che non sono contrari alla nostra forma di vita, i frati li possono fare nei luoghi con la benedizione di Dio.
Tuttavia, i frati, per una evidente necessità dei lebbrosi, possono chiedere l'elemosina per essi.
Si guardino però molto dalla pecunia. Similmente, tutti i frati si guardino di non andare in giro per alcun turpe guadagno.

CAPITOLO IX
DEL CHIEDERE L'ELEMOSINA

Tutti i frati si impegnino a seguire l'umiltà e la povertà del Signore nostro Gesù Cristo, e si ricordino che nient'altro ci è consentito di avere, di tutto il mondo, come dice l'apostolo, se non il cibo e le vesti, e di questi ci dobbiamo accontentare (Cfr. 1Tm 6,8).
E devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, tra infermi e lebbrosi e tra i mendicanti lungo la strada.
E quando sarà necessario, vadano per l'elemosina.
E non si vergognino, ma si ricordino piuttosto che il Signor nostro Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo (Gv 11,27), onnipotente, rese la sua faccia come pietra durissima (Is 50, 7), né si vergognò; e fu povero e ospite, e visse di elemosine lui e la beata Vergine e i suoi discepoli. E quando gli uomini facessero loro vergogna e non volessero dare loro l'elemosina, ne ringrazino Iddio, poiché per tali umiliazioni riceveranno grande onore presso il tribunale del Signore nostro Gesù Cristo.

E sappiano che l'umiliazione è imputata non a coloro che la ricevono ma a coloro che la fanno.

E l'elemosina è l'eredità e la giustizia dovuta ai poveri; I'ha acquistata per noi il Signor nostro Gesù Cristo. 9 E i frati che lavorano per acquistarla avranno grande ricompensa e la fanno guadagnare e acquistare a quelli che la donano; poiché tutte le cose che gli uomini lasceranno nel mondo, periranno, ma della carità e delle elemosine che hanno fatto riceveranno il premio dal Signore.
E con fiducia l'uno manifesti all'altro la propria necessità, perché l'altro gli trovi le cose necessarie e gliele dia. E ciascuno ami e nutra il suo fratello, come la madre ama e nutre il proprio figlio (Cfr. 1Ts 2,7), in tutte quelle cose in cui Dio gli darà grazia. 12 E colui che non mangia non giudichi colui che mangia (Rm 14,3).
E ogniqualvolta sopravvenga la necessità, sia consentito a tutti i frati, ovunque si trovino, di prendere tutti i cibi che gli uomini possono mangiare, così come il Signore dice di David, il quale mangiò i pani dell'offerta che non era permesso mangiare se non ai sacerdoti (Mc 2,27; cfr. Mt 12,4). E ricordino ciò che dice il Signore: "Badate a voi che non vi capiti che i vostri cuori siano aggravati dalla crapula e dall'ubriachezza e dalle preoccupazioni di questa vita e che quel giorno piombi su di voi all'improvviso, poiché cadrà come un laccio su tutti coloro che abitano sulla faccia della terra" (Lc 21,34 e 35). Similmente, ancora, in tempo di manifesta necessità tutti i frati provvedano per le cose loro necessarie cosi come il Signore darà loro la grazia, poiché la necessità non ha legge.



In morte di Francesco Guccini

"Non era un accordo così definito come quello che Francesco stabilì con Piero, circa l’impegno a tornare e a dare informazioni di prima...