lunedì 15 luglio 2013

Il ragno velenoso e il triangolo della morte

All'apparenza non ci sono spiragli. Il processo di affondamento dell'economia italiana non appare arrestabile. Alberto Alesina e Francesco Giavazzi ( Corriere , 12 luglio) hanno ben riassunto la situazione. Per bloccare il declino occorrerebbe tagliare tasse e spesa pubblica. Invece, la spesa continua a crescere e le tasse pure. La società affonda lentamente, imprigionata in un triangolo della morte ai cui tre lati stanno, rispettivamente, le tasse, già altissime, in aumento, la spesa pubblica in aumento e la burocratizzazione (l'oppressione del corpo sociale mediante soffocanti lacci e lacciuoli regolamentari), anch'essa in aumento. Quest'ultimo aspetto, la burocratizzazione, merita uguale attenzione degli altri due (tasse e ampiezza della spesa pubblica) con cui ha una stretta connessione.
Al centro del triangolo c'è un ragno velenoso, forse immortale, quasi certamente immodificabile: la macchina amministrativa pubblica in tutte le sue ramificazioni, centrali, periferiche, eccetera. Una macchina che, mentre impone le sue regole asfissianti al corpo sociale, blocca (coadiuvata da magistrature amministrative che sono, anch'esse, organi vitali dello stesso ragno) ogni possibilità di rovesciare il trend di espansione della spesa pubblica e delle tasse. Spesa pubblica e tasse che forniscono il nutrimento al ragno.
Guardiamo al terzo lato del triangolo, la burocratizzazione. Tutti protestano da anni, in tutti i comparti sociali, per l'eccesso di burocrazia, nessuno riesce a fare niente per limitarla: a ogni passo che, con grandi sforzi, viene fatto per semplificare, ne seguono dieci che ricomplicano di nuovo tutto. La burocratizzazione crea una ragnatela normativa che, mentre soffoca la società, funziona da rete di protezione contro qualunque velleità di tagliare o razionalizzare la spesa. In ogni settore della vita sociale c'è stata, c'è, continuerà a esserci, una proliferazione continua di norme ingarbugliate che appaiono prive scopo, di razionalità e di logica alle vittime ma che uno scopo ce l'hanno: servono all'autoriproduzione degli apparati burocratici. Si pensi a tutti gli interventi amministrativi in quel ramo che potremmo chiamare «industria della lotta agli abusi».
 
Ampia parte delle normative da cui siamo torturati è prodotta in nome della lotta contro potenziali abusi. Peccato che ottenga esiti opposti. Perché i furbastri e i maneggioni non sono affatto intimiditi da procedure astruse (anzi, sguazzano meglio quanto più regole e procedure sono complicate). Tutti gli altri invece ne sono oppressi e angariati.
Ad alimentare la burocratizzazione che colpisce e avvolge nelle sue spire imprese, università, professioni, eccetera, ci sono interessi e mentalità. Gli interessi sono tanti. Come ha osservato Mario Deaglio ( La Stampa , 10 luglio), più complesse sono regole e procedure, più contenziosi ci sono e più lavoro c'è per ogni tipo di mediatori professionali (avvocati, commercialisti, eccetera). E ci sono, soprattutto, gli interessi dei burocrati e dei loro uffici che dimostrano così di essere vivi e indispensabili nel ruolo di «controllori» del corpo sociale. Tutto ciò comporta, per le vittime, costi materiali altissimi e un enorme spreco di tempo e di energie. Denaro, tempo e energie distolte dalle altre attività.
Oltre agli interessi, ci sono le mentalità, forgiate da competenze e esperienze. Nessuno ne avrà mai la forza politica ma sarebbe vitale eliminare il predominio dei giuristi nell'amministrazione. Occorrerebbe impedire a chiunque di accedere ai livelli medio-superiori di una qualsivoglia amministrazione pubblica nazionale o locale (e anche delle magistrature amministrative, dal Consiglio di Stato alla Corte dei conti) se dotato solo di una formazione giuridica. Servirebbero invece specialisti addestrati a valutare l'impatto - effetti e costi economici e sociali - di qualunque norma e procedura. Specialisti nel semplificare anziché nel complicare. Meglio se potessero anche vantare lunghi soggiorni di formazione presso altre amministrazioni pubbliche europee e occidentali.
Irrealizzabili fantasie, naturalmente.
 
La macchina amministrativa è così potente (la sua forza sta nella impersonalità: non c'è una testa che possa essere tagliata) da farsi beffe di qualunque denuncia e di qualunque protesta. La politica (non fa differenza che al governo ci sia Berlusconi oppure Monti oppure Letta) è impotente. Anche ammesso che abbia voglia di provarsi a rimediare, può ben poco contro la forza del ragno. I politici, in realtà, sono un po' complici e un po' ostaggi. Per governare (per quel poco che possono governare) hanno bisogno di non inimicarsi l'amministrazione, e soprattutto i suoi vertici. I politici contano, ma meno di quanto pensi il grande pubblico. Funzionano però benissimo come parafulmini. Gli attacchi ai politici di governo per tutto ciò che non riescono a fare non sfiorano nemmeno la macchina amministrativa sottostante, la quale procede, indifferente a tutto e a tutti, con i suoi ritmi, le sue inerzie, le sue opacità, le sue regole interne. L'importante è che nessuno riesca a mettere zeppe capaci di invertire la tendenza della spesa pubblica a crescere (spingendo così sempre più in alto i livelli di tassazione) o a spezzare le catene burocratiche che opprimono la società.
Il sociologo Max Weber, all'inizio del Novecento, pensava alla burocrazia come a una «gabbia d'acciaio» che avrebbe alla fine prodotto la pietrificazione delle società occidentali, ne avrebbe prosciugato ogni energia, ne avrebbe svuotato l'anima. In quei termini, la profezia di Weber non si è ancora realizzata. In Italia, però, i segnali ci sono tutti.

venerdì 12 luglio 2013

Gli scalpellini


Un presidente del consiglio nelle vesti di moderatore. È quanto si è visto ieri alla camera, in una affollata sala della Regina, dove illustri oratori, diversamente ma intensamente impegnati nella contemporaneità – lo stesso Enrico Letta, Eugenio Scalfari e Ignazio Visco – ragionavano come in un cenacolo di saggi, lontano dalle lotte quotidiane.
 
L’occasione era la presentazione del libro, curato da Alberto Quadrio Curzio e Claudia Rotondi per la collana Arel-Mulino dedicata a Nino Andreatta, Un economista eclettico. Una raccolta di scritti appartenenti soprattutto all’Andreatta meno noto, quando, giovane studioso di economia, si interrogava sulle applicazioni concrete, già quasi “politiche”, di quanto andava elaborando. Testi che, partendo dal 1956 e passando attraverso gli anni sessanta e settanta, mostrano il cammino dello studioso dall’analisi economica all’economia applicata, sperimentata in India nel 1961, quando, insieme al futuro premio Nobel Amarthya Sen, fu inviato dal Massachussetts Institute of Technology come consulente della nuova India di Nehru alle prese con la programmazione del proprio sviluppo.
 
Una presentazione-cerimonia, quella di ieri mattina, che è stata l’occasione per ricordare una personalità eccezionale, di grande spessore morale prima ancora che politico. Di fronte al capo dello stato e a un pubblico eterogeneo e appartenente a mondi diversi delle istituzioni, della politica, dell’accademia («amici di Andreatta» ha detto Letta) sono stati ricordati momenti chiave della sua vita, comprese le scelte scomode: prima fra tutte, la fermezza con cui, da ministro del tesoro, impose allo Ior la restituzione di cifre ingenti in occasione del crack del Banco Ambrosiano. Una fermezza insolita in un politico democristiano e profondamente cattolico. E poi, la fondazione dell’Arel alla fine degli anni settanta, centro studi mai sostenuto con risorse pubbliche, raccontata dal suo attuale presidente, l’ex ministro Francesco Merloni.
Bello, quasi commovente, il ricordo di Scalfari («mi fa molto piacere essere qui perché è un modo per stare con un vecchio e carissimo amico»), più tecnico, centrato sull’“eclettismo” di Andreatta («nel suo pensiero si fondevano scuole diverse utilizzate con estrema intelligenza»), quello del governatore Visco.
A chiudere l’incontro il premier-moderatore, fino a tre mesi fa alla guida dell’Arel, lasciata nell’andare a palazzo Chigi. Nel giorno in cui dal Pdl salivano annunci di crisi in caso di condanna di Berlusconi, Letta ha richiamato una metafora «che Andreatta utilizzava sempre e che farà piacere al presidente Napolitano, oggi esattamente l’applicazione, nella vita quotidiana delle nostre istituzioni, di questo concetto».
Qual è la metafora? «In questi giorni di vociare, di protagonismi che ricercano l’immediato sguardo, l’immediato consenso, la luce dei riflettori per cose effimere – ha detto il presidente del consiglio – mi viene in mente la straordinaria immagine delle cattedrali medievali, dove gli scalpellini cercavano di fare meglio le guglie più alte, quelle rivolte all’indietro, che nessuno allora poteva vedere. È grazie a loro se oggi in Italia abbiamo queste bellezze. Lo facevano non avere titoli, ma perché era giusto farle e poi si è capito che era importante». La conclusione del premier: «Le cose vanno fatte perché si devono fare, non perché portino un risultato a breve».
Quanti scalpellini ci saranno nel governo e in parlamento disposti ad accogliere la metafora di Andreatta?
 
fonte: Europaquotidiano

giovedì 11 luglio 2013

Polveri bagnate

L'inchiesta esplosiva sulla«banca rossa » ha le polveri bagnate. A Siena tutti attendono da mesi il botto su Mps e anche nei palazzi della politica lo stress ha lasciato spazio a una serena indifferenza dopo che nessun onorevole è finito indagato o in manette. Da quanto si apprende in ambienti investigativi ci si è preoccupati poco di approfondire il ruolo del Pd. Non un'intercettazione è trapelata (record italiano), nessun politico di livello è stato ascoltato, nessun decreto di sequestro da centinaia di pagine è stato notificato ( come avviene per altre inchieste).
L'inchiesta esplosiva sulla «banca rossa» ha una miccia a lenta, lentissima, combustione. Mai una procura aveva sparato tante miccette prima di sganciare la bomba. In quel di Siena i concittadini correntisti attendono da mesi il botto sul Monte dei Paschi accontentandosi, per il momento, del mortaretto all'ultimo Palio che ha premiato la contrada dell'Oca.
E pure nei palazzi della politica che conta, lo stress di dover contare a breve morti e feriti eccellenti, coi mesi ha lasciato spazio a una serena indifferenza dopo la presa d'atto che nessun onorevole è finito indagato, men che meno in manette,strette unicamente all'amico di tanti papaveri del Pd, il presidente Giuseppe Mussari.
Arrestato solo per questioni collaterali ( il miliardo e otto dei derivati Nomura) rispetto al Grande Imbroglio di Antonveneta (valutata addirittura 2,3 miliardi, pagata 9 miliardi a Santander che l'aveva comprata pochi mesi prima per 6, con un ulteriore aggravio di 8 miliardi per ripianare i debiti).
L'atomica doveva detonare più di un anno fa, era lì lì per deflagrare a gennaio scorso, poi prima delle elezioni, quindi subito dopo ( per non turbare il voto), allora meglio fra giugno e i primi di luglio, ma siccome i pm son volati in Spagna a interrogare Emilio Botin del Banco Santander, s'è capito che stiamo ancora ai fuochi d'artificio nonostante i toni tuonanti delle dichiarazioni del procuratore Salerno che, il 29 gennaio 2013, annunciava preoccupato: «La situazione è esplosiva ».Alla fine,nemmeno s'è dovuto affannare a «sbranare» chi chiedeva chiarezza sugli intrecci Pd-Mps, Pier Luigi Bersani.
Da quanto si apprende in ambienti investigativi ci si è preoccupati poco di approfondire ruolo e influenza del Pd sulla banca malgrado tanti di quegli indizi che ne basterebbe la metà. A un certo punto hanno provato pure a mettere di mezzo Verdini e la sua banca, per dire che sono tutti uguali, ma gli effetto si sono rivelati tragicomici. Non un'intercettazione, una sola, è trapelata (record italiano di sempre). Nessun politico di livello è stato ascoltato. Nessun decreto di sequestro da centinaia di pagine (come avviene in ben altre inchieste politiche, con grande gioia dei giornalisti) è stato notificato.
E se non fosse stato per il Giornale che per primo ha scritto dell'inchiesta nell'ottobre 2012, su Siena nessuno avrebbe prestato attenzione fino al successivo scoop del Fatto Quotidiano relativo ai «derivati».
Non occorre scomodare il gip Clementina Forleo per intuire i pericoli mediatico-giudiziari che s'incontrano andando a sfiorare i fili dell'alta tensione della finanza rossa. In particolare quella senese, da cui oggi la sinistra si sfila prendendone le distanze dopo averla direttamente o indirettamente «governata»,soprattutto dopo aver plaudito all'operazione-monstre di Antonveneta. A sinistra, quando s'è temuto il peggio, son volati gli stracci.
Tutti contro tutti, con accuse incrociate e messaggi da brivido tra ex Ds e Margherita. Franco Bassanini, presidente della Cassa depositi, che all'epoca disse trattarsi di un'operazione eccezionale, è arrivato a dichiarare, apertis verbis , che la banca era sotto il controllo dei Ds, tanto che D'Alema aveva fatto « pressing su Siena perché si alleasse con Unipol» nella prima scalata di Consorte (poi fallita) ad Antonveneta. Aggiungendo che «chi difese l'autonomia di Mps, come me e Amato, venne emarginato».
Amato è l'ex presidente del Consiglio, si è detto grande sponsor di Mussari nonché ideatore della legge sulle fondazioni bancarie. Di Mussari era uomo di fiducia Gianluca Baldassarri, il capo della banda del 5 per cento, ritrovatosi a scalare il management di Mps dai ranghi meno nobili della Bna dopo l'acquisizione per 2500 miliardi di lire nel 1999 della Banca del Salento (poi 121), situata nel cuore del feudo elettorale di Massimo D'Alema.Operazione quest'ultima voluta da Vincenzo de Bustis, non a caso soprannominato «banchiere Maximo».
A Bassanini ha risposto il tesoriere Sposetti, evocando compassi e grembiulini, scatenano reazioni sdegnate, a catena. Se l'è presa Bersani, la Bindi, l'ex rettore-senatore Luigi Berlinguer per accostamenti inopportuni finanche al suo periodo all'Università che ha una poltrona nella «deputazione generale» della Fondazione del Monte che controlla politicamente l'istituto di credito, e dove il Comune, la Provincia e la Regione, tutti a guida Pd, esprimono propri membri. C'è Pd ovunque, dappertutto, tranne che nelle carte dell'inchiesta.
Le polveri bagnate del procedimento esplosivo hanno di fatto «salvato»il partito in caduta libera, che pur perdendo voti è riuscito a conservare il sindaco (con uno scarto di appena 930 voti, col 30% in meno dei votanti) mettendoci Bruno Venturini, ex Pci, Pds, Ds, Cgil bancari, pd ed ex dirigente Montepaschi, succeduto al dalemiano Franco Ceccuzzi, caduto sul voto di bilancio e indagato a Salerno per il crac del pastificio Amato insieme all'onnipresente Mussari.
«Sa chi, 13 anni fa, mi disse che Mussari era perfetto per la Fondazione Mps? Proprio quel Ceccuzzi lì» ha ricordato con perfidia Bassanini. C'è talmente tanta sinistra nell'inchiesta più abbottonata d'Italia che nelle carte non emerge.
Non si troverebbero più alcune devastanti intercettazioni contenute in un'indagine parallela, quella in cui Mussari e il referente del Pd a Siena, l'ex deputato Pd Ceccuzzi,si parlano in continuazione facendo scrivere agli investigatori come «Giuseppe Mussari, espressione dell'anima diessina del Pd, si confrontasse pressoché quotidianamente su temi politici nazionali e locali, e in particolare quindi sulle decisioni da assumere in seno alla banca da egli presieduta (...) con l'onorevole Ceccuzzi».
L'ex avvocato calabrese (iscritto prima ai Ds e poi al Pd) non ha aperto bocca sui suoi sponsor politici, anche perché nessuno gliene ha chiesto conto. È caduto in disgrazia, s'è fatto il carcere,ma chi s'aspettava rivelazioni bomba è rimasto deluso. Ufficialmente il partito l'ha scaricato,gli ha tolto la tessera dopo aver intascato per anni robuste donazioni (ha firmato assegni per 600mila euro) e dal top manager del Monte. Non se lo fila più nessuno, nemmeno Veltroni, col quale, confessò Mussari, «stiamo al telefono ore a parlare di basket».
Persino il presidente Napolitano, a un certo punto, ha sentito il bisogno di mettere il bavaglio alla stampa che provava a raccontare quel che la procura -che lamenta ora una carenza d'organico-non faceva trapelare. Adesso, visti i precedenti e le 34 inchieste su Berlusconi, provate a immaginare cosa sarebbe accaduto se Mps fosse stata una «banca azzurra». Persino il misterioso suicidio del povero ufficio stampa David Rossi lo avrebbero accollato a Silvio.

fonte: il Giornale

S.C.I.A.

CHE COS’E’ LA SCIA

La SCIA – Segnalazione Certificata di Inizio Attività - è la dichiarazione che consente alle imprese di iniziare, modificare o cessare un’attività produttiva (artigianale, commerciale, industriale), senza dover più attendere i tempi e l’esecuzione di verifiche e controlli preliminari da parte degli enti competenti. La SCIA, ai sensi dell’art. 19 della legge 241/90,  produce infatti effetti immediati.
La dichiarazione dell’imprenditore sostituisce le autorizzazioni, licenze o domande di iscrizioni non sottoposte a valutazioni discrezionali o al rispetto di norme di programmazione e pianificazione, così come di vincoli ambientali, paesaggistici, culturali, ecc. Ricorrendo tali presupposti, alle imprese é sufficiente presentare il relativo modello SCIA, correttamente compilato e completo in ogni sua parte per avviare la propria attività.
 
Per consentire lo svolgimento dei controlli successivi da parte degli uffici ed organi di controllo a ciò preposti, la pratica deve tuttavia essere corredata delle prescritte autocertificazioni circa il possesso dei requisiti soggettivi (morali e professionali, quando richiesti per lo svolgimento di determinate attività) nonché oggettivi (attinenti la conformità urbanistica, edilizia, igienico-sanitaria, ambientale etc. dei locali e/o attrezzature aziendali) e all’occorrenza, quando previsto, devono anche essere allegati elaborati tecnici e planimetrici.
La compilazione dei campi nei modelli e l’aggiunta degli allegati occorrenti devono quindi fornire le informazioni e gli elementi necessari a descrivere compiutamente l’attività.
 
E’ importante sottolineare che ogni pubblica amministrazione destinataria di una SCIA deve accertare, entro 60 giorni dal ricevimento, il possesso e la veridicità dei requisiti dichiarati, adottando, in caso negativo, i dovuti provvedimenti per vietare la prosecuzione dell'attività e sanzionare, se necessario, l’imprenditore che si fosse reso responsabile delle dichiarazioni mendaci.
 
Tecnicamente, la SCIA da trasmettere al SUAP del Comune di Milano, esclusivamente con modalità telematica e quindi dematerializzata, è un’autocertificazione (dichiarazione sostitutiva di certificazione e/o atto di notorietà) che deve essere compilata utilizzando gli schemi della modulistica unificata , appositamente predisposti dalla Regione Lombardia (D.D.G. n. 2481 del 18.03.2011 pubblicato sul B.u.r.l. n. 12 del 22.03.2011).
L’emissione della modulistica regionale è finalizzata a coprire le più svariate tipologie di attività economica, dal comparto commerciale, a quello artigianale fino alle attività turistico-ricettive, alberghiere ed extralberghiere.

A seconda dei casi, la SCIA deve essere presentata utilizzando:

·    il Modello A se si tratta di inizio, ampliamento, trasferimento, modifiche strutturali dell’attività (sede, aspetti merceologici, locali-impianti, ciclo produttivo, altre variazioni);
·    il Modello B se si tratta di subingresso o di cambio di ragione sociale senza modifiche strutturali dell’attività, sospensione, ripresa, cessazione dell’attività e modifica dei soggetti titolari dei requisiti professionali;
·    ai Modelli A e B vanno allegate le Schede aggiuntive 1/2/3/4/5/6 (a seconda delle diverse tipologie di attività).

Occorre compilare modelli SCIA distinti per ogni tipologia di attività economica da attivare/modificare/cessare.


QUANDO OCCORRE PRESENTARE LA SCIA.
 
La SCIA  deve essere presentata prima dell’inizio (o della modifica, sospensione, ripresa, cessazione) dell’attività; trattandosi di dichiarare consapevolmente e responsabilmente il possesso di requisiti soggettivi e oggettivi, è evidente che la tempistica di presentazione della SCIA è rapportata alla concreta  configurazione dell’attività. Sarebbe chiaramente priva di senso la segnalazione riguardante l’avvio di un’attività non ancora strutturata, che ad esempio ancora non dispone di un assetto societario costituito in forma definitiva, oppure non utilizza propri locali o attrezzature.
 
A titolo esemplificativo, elenchiamo le principali attività produttive sottoposte a presentazione della SCIA utilizzando lo schema della modulistica unificata regionale:

·    commercio al dettaglio in sede fissa;
·    commercio al dettaglio svolto tramite forme speciali (quali internet, corrispondenza, etc.);
·    attività ricettive (alberghi, residenze turistico-alberghiere, affittacamere, bed & breakfast, case per ferie, etc.)
·    attività di agriturismo;
·    attività di deposito;
·    commercio all’ingrosso nel settore alimentare;
·    attività di trasporto di prodotti alimentari;
·    commercio di prodotti agricoli e zootecnici, mangimi, prodotti di origine minerale e chimico industriali destinati all’alimentazione animale;
·    commercio di additivi e premiscele destinate all’alimentazione animale;
·    stabilimenti industriali;
·    attività artigianali in genere, compresi i laboratori di produzione, di trasformazione e/o confezionamento con/senza attività di vendita diretta al consumatore finale;
·    attività di acconciatore, estetista, esecutore di tatuaggi o piercing;
·    attività artigianali rientranti tra quelle di cui al Decreto Ministero della Sanità 5 settembre 1994 e/o di cui alla Deliberazione Giunta Comunale 24 febbraio 1998, n. 1185.020;
·    vendita e somministrazione temporanea in aree private, da svolgere in occasione di eventi, iniziative;
·    apertura, subingresso e trasferimento dei locali di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande in esercizi quali bar, ristoranti etc.
·    somministrazione di alimenti e bevande tramite mense, ristorazione collettiva nell’ambito di case di riposo, ospedali, scuole, caserme, comunità religiose;
·    somministrazione di alimenti e bevande nell’ambito di altre attività quali sale giochi, sale scommesse autorizzate ai sensi del TULPS (Testo unico leggi di pubblica sicurezza); 
·    somministrazione di alimenti e bevande nell’ambito di musei, teatri, sale da concerti;
·    somministrazione di alimenti e bevande al domicilio del consumatore; 
·   somministrazione di alimenti e bevande nell’ambito di altre attività quali sale da ballo, locali notturni, stabilimenti balneari, impianti sportivi;
·    variazione della superficie degli esercizi pubblici di somministrazione alimenti e bevande;
·    sospensione/riapertura/cessazione degli esercizi pubblici di somministrazione alimenti e bevande;
·    modifica dei soggetti titolari dei requisiti professionali;
·    modifica dei locali o degli impianti;
·    modifica degli aspetti merceologici;
·    modifica del ciclo produttivo
 
 
QUANDO NON SERVE PRESENTARE LA SCIA.
 
Non sono tenuti a presentare la SCIA i piccoli laboratori artigianali che impiegano fino a 3 addetti adibiti a prestazioni lavorative e che:

·   non producano, con impianti o macchine, emissioni in atmosfera ai sensi del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
  ·    non abbiano scarichi idrici di tipo produttivo;
   ·   non producano rifiuti speciali pericolosi;
   ·   non abbiano un significativo impatto rumoroso con l’ambiente.

A titolo esemplificativo, possono rientrare in questi casi l’elettricista, il riparatore TV, il calzolaio, il sarto e assimilabili.

Va tuttavia evidenziato che SONO in ogni caso ASSOGGETTATE all’obbligo di presentazione della SCIA le attività che, pur con meno di 3 dipendenti, siano:

·    industrie insalubri quali officine per lavorazione di metalli, falegnamerie, tipografie, friggitorie, lavanderie a secco (vedi elenchi delle attività riportati nel Decreto Ministero della Sanità 5 settembre 1994) precedentemente soggette al cd.  “NOE” - nulla osta esercizio;
·    attività quali autolavaggio, autofficina, elettrauto, stoccaggio e trasporto rifiuti (vedi Deliberazione Giunta Comunale 24 febbraio 1998, n. 1185.020 ) precedentemente soggette a NOE - nulla osta esercizio;
·    attività di deposito/movimentazione merci e automezzi diversi dai depositi (vedi punto 6 dell’allegato 3C della Deliberazione Giunta Regionale 14 maggio 1999, n. 6/43036);
·    deposito mezzi adibiti al trasporto collettivo passeggeri.
 
 
Coerentemente alla logica della semplificazione e sburocratizzazione, principi ispiratori delle norme regionali già a partire dalla L.R. 1/2007 (vedasi in particolare l’art. 5) si ritiene che NON SIANO TENUTE a presentare una specifica pratica SCIA al SUAP alcune attività in relazione alle quali non ne sussiste una puntuale e precisa previsione normativa o regolamentare; ad esempio le attività di promotore finanziario, mediatore creditizio, intermediario assicurativo, organizzazione di convegni, costruzioni edili, installazione di impianti elettrici, idraulici, termici, imprese di pulizia, agenzia viaggi, l’avvio di un internet point, l’apertura di un ambulatorio medico.

Tra i casi appena esposti, alcune attività andranno segnalate presso l’ente camerale (c.c.i.a.a.), altre sono sottoposte a diversi ma specifici adempimenti settoriali, talvolta presso enti e uffici diversi dal SUAP e dal Comune.

La presentazione della SCIA al SUAP rappresenterebbe un adempimento ultroneo, un appesantimento burocratico non dovuto.
 
 
COME E A CHI DEVE ESSERE PRESENTATA LA SCIA
 
In base al D.P.R. n. 160 del 07 settembre 2010, la SCIA deve essere presentata esclusivamente in modalità telematica/dematerializzata, e quindi non può più essere presentata in forma cartacea (neanche in caso di invio per posta o per fax).
Le SCIA presentate in forma cartacea saranno considerate irricevibili e inefficaci; non verranno trattate dagli uffici del SUAP, né produrranno alcun effetto giuridico.
 
Per l’invio potete utilizzare diversi canali, di seguito descritti:
 
LA MODALITA’ ASSISTITA TRAMITE UN INTERMEDIARIO DI FIDUCIA:
 
- ricorrendo alla propria Associazione di Categoria;
- ricorrendo al proprio Professionista;
che potranno utilizzare i seguenti strumenti
 
1. la procedura guidata di trasmissione della SCIA presente sul nostro Portale comunale <<Fare Impresa a Milano>>, riservata alle Associazioni di Categoria, agli Ordini professionali e raggruppamenti di professionisti che hanno sottoscritto l’apposito Protocollo di intesa con il SUAP comunale (informazioni consultando il link  partner territoriali);
2. la procedura telematica messa a punto dal sistema camerale delle Camere di Commercio italiane, denominato ComUnica Starweb (informazioni consultando il sito internet della Camera di Commercio di Milano all’indirizzo www.mi.camcom.it);
Nel caso intendiate farvi assistere da un intermediario, a cui dovete conferire apposita procura (quindi avendo privilegiato le opzioni 1. o 2. di cui sopra) dovete recarvi presso l’Associazione di Categoria/il Professionista di vostra fiducia e seguire le istruzioni che vi verranno fornite;
 
oppure
 
AUTONOMAMENTE : 
 
3. tramite la Posta Elettronica Certificata, nella c.d. modalità <<PEC to PEC>>.
Per utilizzare questa modalità nella veste autonoma di cittadino/imprenditore, senza ricorrere alla figura di un intermediario, dovete necessariamente essere già dotati di entrambi i seguenti due dispositivi informatici:
- una casella di posta elettronica certificata PEC (acquistabile sul mercato presso vari gestori, chiamati anche “provider”);
- una smart-card o dispositivi simili di FIRMA DIGITALE cd. “FORTE” (anche in questo caso sarà possibile acquistare sul mercato tali dispositivi).
 
Se intendete provvedere autonomamente, ricordiamo che dopo aver acquisito la PEC e la firma digitale, dovete, nell’ordine:

1.     consultare attentamente sul nostro portale <<Fare Impresa a Milano>> le schede informative dedicate ad illustrare l’iter dei procedimenti e le modalità di presentazione delle pratiche, a seconda del tipo di attività di Vs. interesse;
2.     scaricare, stampando, la modulistica occorrente per la tipologia di attività che volete iniziare e/o modificare;
3.     compilarla a mano;
4.     farne una scansione, ottenendo così i files in formato PDF, poi destinati a comporre la pratica telematica;
5.     firmare digitalmente i files in PDF, con la firma digitale forte (a titolo esemplificativo, i files così firmati assumono l’estensione .p7m);
6.     trasmettere la pratica alla casella PEC : scia.comunemilano@pec.it   ATTENZIONE: a questa casella di PEC vanno trasmesse le sole pratiche SCIA compilate in base al modello regionale; a questa casella non vanno indirizzate richieste di informazioni o quesiti.
 
Ovviamente, agli intermediari non è finora vietato ricorrere all’utilizzo del canale di trasmissione <<PEC to PEC>> per conto dei propri clienti.  
Le operazioni da compiere sono le stesse appena descritte, ma va ricordato che è prevista - in aggiunta agli altri specifici allegati - la trasmissione dell’apposita procura  conferita dall’impresa cliente.
 
Infine, ricordiamo che la Regione Lombardia ha messo a punto una procedura di compilazione guidata di una pratica SCIA, da effettuarsi sulla propria piattaforma informatica M.U.T.A. (informazioni consultando l’indirizzo: www.muta.servizirl.it). La pratica SCIA dopo essere stata “confezionata” sul sistema della Regione, dovrà poi essere trasmessa dalla casella PEC dell’utente, oppure dell’intermediario, alla specifica casella PEC già menzionata, denominata: scia.comunemilano@pec.it.
 
 
SPAZIO SEMPRE PIU’ RESIDUO PER IL REGIME CARTACEO:

Fino all’adozione di nuove disposizioni organizzative possono  essere ancora presentate, con modulistica cartacea, presso i diversi Sportelli di riferimento del Settore, le pratiche inerenti:
  • l’idoneità igienico-sanitaria delle medie e grandi strutture di vendita in occasione dell’avvio/trasloco dell’attività, da dichiarare tramite modulistica SCIA;
  • l’idoneità igienico-sanitaria riferita alle attrezzature e strutture di esercizio degli operatori commerciali su aree pubbliche, da dichiarare tramite modulistica SCIA;
  • sale giochi;
  • vidimazione dei registri per la vendita di cose usate.
     
 
DOPO LA PRESENTAZIONE DELLA SCIA: LE POSSIBILI RISPOSTE DEL SUAP
 
Dopo l’invio della pratica SCIA, l’utente riceve:
 
1. IMMEDIATAMENTE

una ricevuta di avvenuta consegna, che viene generata e inviata automaticamente dal sistema di posta elettronica certificata; l’emissione della ricevuta di consegna prescinde quindi dall’effettuazione di un qualsiasi esame da parte degli addetti comunali.
 
2. SUCCESSIVAMENTE, DOPO L’ISTRUTTORIA DI FRONT-OFFICE:

una mail di riscontro circa l'esito della verifica di completezza formale
operata dal nostro Ufficio Ricevimento S.c.i.a. 
Al momento della loro presentazione le SCIA vengono sottoposte al solo controllo formale da parte dell’Ufficio Ricevimento S.c.i.a., preposto alle funzioni di front-office; l’esame della pratica è volto ad individuare le eventuali informazioni e/o allegati indispensabili mancanti, così come la presenza della sottoscrizione digitale della pratica.
 
In caso di esito favorevole, viene inviata una nostra mail di riscontro positivo verso la casella PEC di domiciliazione indicataci.
La nostra mail contiene in allegato i files di cui la pratica SCIA si compone e  riporta i seguenti dati:  denominazione dell’impresa, fattispecie oggetto della SCIA,  estremi di protocollazione utili per la tracciabilità.

In attesa della nostra mail di riscontro positivo, ai sensi dell’art. 5, commi 4 e 6 del D.P.R. n. 160/2010 E’ VALIDA, ai fini della decorrenza dei termini di legge per l’avvio dell’attività, la ricevuta di avvenuta consegna di cui al punto 1.
In caso di esito negativo, a causa della trasmissione di una pratica SCIA incompleta o non correttamente compilata, viene inviata – verso la casella PEC di domiciliazione indicataci - una nostra mail di riscontro negativo.
La nostra mail contiene in allegato i files di cui la pratica SCIA si compone, nonché la comunicazione di irricevibilità, nel cui testo sono indicati i motivi di incompletezza o non correttezza che rendono inefficace la pratica presentata e impongono di ripresentarla, impedendo al contempo di dare avvio a quanto oggetto di dichiarazione.
A titolo esemplificativo, possono costituire motivo di incompletezza la carenza di indicazioni riguardo la fattispecie precisa dell’attività oggetto di segnalazione, la mancata indicazione dell’ubicazione della stessa, l’assenza della codifica ATECO, l’assenza delle schede aggiuntive 1/2/3/4/5/6 qualora previste dall’attività, oppure l’assenza della planimetria richiesta, o ancora la mancata allegazione del bollettino comprovante il versamento dei diritti sanitari a favore di ASL Milano, quando previsti. Può costituire motivo di non corretta presentazione la mancata sottoscrizione della pratica tramite dispositivo di firma digitale “forte”.

 
DA SAPERE: 
 
In generale, riguardo la SCIA e le responsabilità connesse:
 
- le SCIA complete e correttamente presentate al SUAP del Comune di Milano vengono trasmesse agli enti di controllo (ad esempio ASL, ARPA etc.) per le verifiche di rispettiva competenza. In tal modo, l’intervento dei suddetti enti si sposta da un’azione di verifica preventiva su attività e strutture non ancora avviate (come avveniva in passato, ad esempio con il rilascio finale dell’autorizzazione sanitaria) ad una verifica successiva, su aziende e imprese che si trovano  già in esercizio in ragione del fatto che è avvenuta la presentazione di una SCIA ricevibile e quindi efficace.
 
- le responsabilità legali connesse al rilascio di autocertificazioni e dichiarazioni sostitutive sono a carico del dichiarante. Pertanto è estremamente importante compilare la SCIA in maniera non solo completa e corretta, ma anche nella consapevolezza del fatto che le dichiarazioni mendaci comportano la denuncia all’autorità giudiziaria, con possibili conseguenze penali a carico dello stesso dichiarante.
 
- lo svolgimento dell’attività in maniera difforme da quanto dichiarato può comportare l’adozione di provvedimenti sanzionatori e inibitori (sanzioni pecuniarie, ordini di adeguamento/conformazione e, nei casi più gravi, divieto di prosecuzione dell’attività con relativa chiusura).
 
Per la richiesta di ulteriori informazioni si prega di utilizzare la casella istituzionale apro.suap@comune.milano.it, oppure rivolgersi ai relativi Settori/Servizi di competenza:
 
  • commercio al dettaglio in sede fissa;  
  • commercio al dettaglio svolto tramite forme speciali (internet, corrispondenza, a domicilio, spacci interni ad aziende, ecc.);
  • somministrazione al pubblico di alimenti e bevande;
  • somministrazione riservata ai soci in circoli privati;
  • attività artigianali in genere, compresi i laboratori di produzione, di trasformazione e/o confezionamento con/senza attività di vendita diretta al consumatore finale;
  • attività di acconciatore, estetista, esecutore di tatuaggi o piercing;
  • attività di autorimessa, noleggio senza conducente, agenzie d’affari, ecc..
 

Toni accesi sulla questione giustizia


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