sabato 15 marzo 2025

"Una dura necessità preliminare"


Nel discorso tenuto a Strasburgo l’11 marzo 2025 di fronte al Parlamento EuropeoUrsula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, ha esordito citando Alcide De Gasperi e la sua esortazione a erigere una difesa comune, descritta come il compito della sua generazione. Un compito rimasto incompiuto per la generazione di De Gasperi e dei Padri dell’Europa, Jean MonnetRobert Schuman e Konrad Adenauer fra gli altri, quella degli anni Ottanta dell’Ottocento, dei giovani durante la Grande Guerra che oggi chiamiamo la lost generation.

 

Fu proprio a Strasburgo, il 10 dicembre 1951, che De Gasperi lanciò nel famoso discorso “l’occasione che passa” il progetto di esercito europeo. Assunto l’incarico di ministro degli esteri nel luglio del 1951, egli era stato inondato da resoconti di discussioni tediose sul progetto di Comunità Europea di Difesa (CED) partito da un’idea del ministro francese René Pleven. Questi proponeva il modello della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, ossia di un’organizzazione sovranazionale, per risolvere la questione del riarmo europeo includendo anche la Germania


In Italia spaventava soprattutto la prospettiva del costo dell’operazione e De Gasperi riteneva che l’opinione pubblica non fosse pronta ad avallare la gestione del bilancio militare da parte di un fondo comune. Benché precedentemente molto scettico sul riarmo, di fronte alla nuova situazione internazionale caratterizzata dalla guerra fredda e dal conflitto in Corea, e persuaso dallo studio della questione e dalle pressioni americane, De Gasperi sottolineò convintamente la necessità di riarmare. Non si trattava però solo di riarmare - si trattava invece, insisteva, di partire dall’esercito per fare l’Europa.


Alla vigilia della partenza per Strasburgo, in Consiglio dei Ministri dichiarò che non era disposto ad accettare la soluzione CED così com’era: benché a titolo personale, annunciò, avrebbe promosso una soluzione federale. Dare un’anima politica e partecipativa al progetto era l’unico modo per evitare che le nuove generazioni vedessero nelle amministrazioni comuni “una struttura superflua e fors’anche oppressiva, quale apparve, in certi periodi del suo declino, il Sacro Romano Impero. Così si espresse nel discorso davanti all’Assemblea del Consiglio d’Europa. Il giorno seguente ritornò sul concetto in un incontro appassionato con i colleghi europei. Era necessario risolvere la questione politica perché “se si trasferisce tutto l’esercito a un potere europeo bisogna che i parlamenti e i popoli sappiano in che maniera questo potere sarà organizzato”. 

Il progetto di CED, rilanciato a Strasburgo nella sua dimensione politica, trascinò con sé anche gli altri Padri dell’Europa, in fondo tutti più restii, a cominciare da Robert Schuman che si disse particolarmente colpito dall’enfasi degasperiana. Nelle discussioni attorno alla CED De Gasperi insisteva nel dire che bisognava partire dalle questioni politiche fondamentali, invece che perdersi in dettagli che rischiavano di consumare l’entusiasmo in estenuanti negoziati.

 

Nell’agosto 1954, alla vigilia del voto all’Assemblea Nazionale francese per la ratifica del trattato CED firmato due anni prima, De Gasperi era quasi ossessionato dal presentimento che il progetto in cui tanto credeva sarebbe stato accantonato. E in effetti così accadde poco dopo. Nella sua ultima lettera a Fanfani, dieci giorni prima di morire, aveva definito la CED “la sua spina”, poiché la considerava un elemento essenziale per costruire l’Europa Unita “come un edificio destinato a durare”.

 

In molti momenti la storia dell’integrazione europea ha ricevuto impulso da crisi considerate insuperabili. Così fu certamente alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Così fu con la crisi del progetto di difesa comune nel 1954 che sembrava aver posto una pietra tombale sul progetto europeo e che invece si tramutò di lì a poco in un rilancio verso la costruzione del mercato comune

Von der Leyen fa bene a ricordare come le crisi abbiano innescato in Europa delle fasi di entusiasmo, di consenso senza precedenti, e come sia importante oggi usare la carica di quel consenso per procedere con un grande piano di investimenti comuni da indirizzare alla difesa e alla sicurezza. Senza dimenticare però, nella scia di De Gasperi, che il riarmo è “una dura necessità preliminare” per erigere l’edificio europeo - così nel discorso alla Conferenza Parlamentare Europea di Parigi nell’aprile 1954. E che il riarmo è da pensare nel quadro di una politica europea di difesa veramente unitaria, con un unico centro di comando e mettendo in comune le forze armate, con investimenti congiunti che oggi riguardano soprattutto scudo nuclearerete satellitare intelligenza artificiale.

“Un’associazione di sforzi militari è opera sterile ove essa non conduca, ed a breve scadenza, alla Federazione dell’Europa libera”, dichiarava De Gasperi nel febbraio 1952. L’occasione che passa doveva servire a costruire una struttura che “è più di un’alleanza; è fusione di eserciti”, diceva, e che doveva aprire la strada all’unione politica dell’Europa. È questo ora il compito per la nostra generazione.


Sara Lorenzini, docente di storia contemporanea presso la Scuola di Studi Internazionali e il Dipartimento di Lettere e Filosofia

fonte: Il Dolomiti


 

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