domenica 3 agosto 2014

La sequenza sbagliata

Nei primi mesi del suo governo, Matteo Renzi si è impegnato su due fronti. Il primo, le riforme istituzionali; l’altro, una discussione con l’Europa sulle regole di bilancio. Evidentemente queste erano, nella sua strategia, le condizioni necessarie per iniziare l’annunciata «mini rivoluzione» economica basata su meno tasse, più flessibilità, piu concorrenza, meno spesa pubblica.

Le due fondamenta della sua strategia stanno però franando. Nonostante i primi risultati sul Senato, in tema di riforme l’atmosfera resta tesa e la strada ancora lunga. E sull’Europa? Da queste colonne si è ripetuto spesso che quel che l’Italia avrebbe dovuto fare da tempo era presentarsi a Bruxelles con un piano preciso di riforme economiche che includessero tagli di imposte sul lavoro con una riforma strutturale del mercato sempre del lavoro, accompagnato da riduzioni di spesa. L’Europa avrebbe potuto concedere un po’ più di flessibilità sui vincoli. Invece di far questo, Renzi ha cercato con la sua simpatia di «ingraziarsi» i partner del Nord Europa promettendo di rispettare i vincoli. Ma ancora non ha ottenuto quanto voleva.

Purtroppo l’economia non aspetta. Il Prodotto interno lordo (Pil) crescerà di qualche decimale dopo aver perso quasi il 10 per cento negli ultimi anni e la disoccupazione giovanile sale.

Renzi ha sbagliato la sequenza delle sue mosse. Doveva partire approfittando della luna di miele della vittoria elettorale alle Europee per presentare un coraggioso piano economico, farlo approvare a colpi di voti di fiducia e poi approdare a Bruxelles forte di questo e, dati alla mano, discutere di vincoli. Con qualche concessione dall’Europa e qualche risultato sull’economia, avrebbe poi potuto affrontare le riforme istituzionali da una posizione di forza.


In ottobre dovremo presentare i conti all’Unione europea. Sarà difficile rimanere sotto il 3 per cento nel rapporto deficit/Pil, con la crescita che è di poco sopra lo zero. Si mormora quindi di un’ulteriore manovra in autunno. Dato che chi doveva occuparsi di tagli alla spesa (Carlo Cottarelli) pare stia per dimettersi perché nessuno lo ascolta, questa manovra, se sarà necessaria, dovrà basarsi su nuove imposte, con effetti negativi per la crescita.

Renzi può quindi presentarsi a Bruxelles in queste condizioni e discutere di cifre decimali del rapporto deficit/Pil (si salveranno i famosi 80 euro?); oppure sfondare il tetto aprendo le procedure del caso e ottenere uno «sconto» dall’Europa. Ma per riuscirci senza spaventare i mercati e i partner Ue, il premier deve far partire qualche riforma. Per esempio quella del lavoro, dando a tutti il segnale che la politica economica italiana sta cambiando marcia.


Certo, tutto ciò è facile a dirsi ma difficile a farsi; anche se, per esempio, la Spagna si è comportata meglio di noi sulla strada e sui tempi delle riforme.
Insomma, l’economia procede a ritmi molto più veloci delle riforme costituzionali e quando un Paese naviga sull’orlo di una crisi da debito, con mercati nervosi, la velocità degli eventi si impone all’economia. Bisogna accelerare. Il tempo non è scaduto ma Renzi deve rivedere l’ordine delle sue priorità.

fonte: Alberto Alesina per il Corriere della Sera del 2 agosto 2014

giovedì 17 luglio 2014

Una passione pazzesca per tutto




Corrado Passera apre a Vanity Fair la porta della casa di Sabaudia, dove è in vacanza con la moglie Giovanna Salza e i figli, e racconta per la prima volta la sua vita privata, il suo periodo da ministro e la sua nuova impresa politica, nei giorni in cui, per Rizzoli, è uscito “Io siamo”, il libro che illustra il suo programma per far ripartire il Paese.

Ha scritto il libro da solo?
«Con molti amici, e soprattutto con Giovanna. La politica non era la scelta ovvia, sarebbe stato molto più facile tornare a fare il mio lavoro di prima. Abbiamo deciso insieme di buttarci in quest’avventura, un terzo inizio per noi».

Perché terzo?
«Il primo è stato quando abbiamo scelto di condividere la vita, nonostante le tante difficoltà. Il secondo, quando abbiamo deciso di lasciare la banca per il ministero. La politica è il terzo. Del resto, quando ho accettato di fare il ministro non ho mai pensato di farlo solo come tecnico: volevo cambiare il Paese».

Quel governo però ha fallito.
«Monti era partito bene con l'opera di salvataggio, ma non ha avuto lo stesso coraggio nella fase dello sviluppo e delle riforme. Ha ceduto alle vecchie regole della politica, ha iniziato a incontrare i capi di partito. Bastava reggere ancora sei mesi, si sarebbero potute fare tante cose».

Lei era ministro: non ha detto a Monti che stava sbagliando?
«Gli ho detto molto di più: che mi sentivo tradito. Ma ho ritenuto mio dovere restare, per fare quello che si poteva: energia, start-up, minibond, infrastrutture».

Per quel tradimento ha deciso poi di non seguirlo alle elezioni?
«Per presentarmi con lui gli avevo posto due condizioni: agenda fortissima e partito del tutto nuovo. Monti mi ha detto sì, ma poi Montezemolo, Fini e Casini si sono messi di mezzo e lui si è alleato con loro, per mancanza di coraggio e forse per presunzione: pensava che li avrebbe gestiti. Secondo tradimento, e me ne sono andato».


Passera racconta poi di come è iniziato il rapporto con sua moglie.«Quando il mio matrimonio precedente è entrato in crisi ho vissuto un periodo tristissimo. L'impegno preso davanti a Dio, la responsabilità verso i figli, i trent'anni passati insieme a mia moglie: era inaccettabile l'idea di separarmi. Per dieci anni abbiamo cercato in tutti i modi di salvare una storia che, però, era finita. Io ero diventato l'ombra di me stesso. Di quella sofferenza si sono accorti anche i miei figli, e proprio da loro alla fine è arrivato il gesto di amore: mi hanno detto che erano grandi, che avrebbero capito. Così ho trovato la forza di prendere la decisione e iniziare una nuova vita».


Che le ha portato...?
«Una passione pazzesca per tutto. Un grande amore, reso forte dalle difficoltà, e poi la condivisione di ogni cosa con la mia donna. Anche questa scelta della politica non sarebbe stata possibile senza Giovanna. Lei ha rotto la corazza che negli anni mi ero costruito, anche funzionale al mestiere che facevo prima, e ha tirato fuori cose di me che c'erano ma erano intrappolate».

Non è giovane, viene dai poteri forti: che chance pensa di avere in politica, dopo il 41% di Renzi alle Europee?
«Voglio rappresentare chi in questo Paese vuole un cambiamento vero. Renzi, per ora, si sta limitando a un restyling. Ha fatto male quello che ha fatto: la legge elettorale, la riforma del Senato, gli 80 euro ai non poveri ottenuti aumentando le tasse e poi, cosa più grave, non erano certo quelle le priorità in un Paese con dieci milioni di disoccupati».

Ha provato a consigliarlo?
«In passato ci sentivamo spesso, ma a un certo punto è sparito. Si vede che condividere la scena non gli piace». 

Da “Vanity Fair”

Un maxi bando per la cultura


Una Beni Culturali spa, a capitale quasi totalmente privato. A conti fatti si tratta dell’esito verso il quale lo Stato italiano sta portando il settore della cultura. Per carità, visti i clamorosi tagli subiti dal ministero negli ultimi anni si tratta di un approdo per certi versi scontato. Ma al di là della riforma del dicastero annunciata ieri dal ministro, Dario Franceschini, c’è un’operazione che in questi giorni viene portata avanti dal Tesoro e che farà capire a strettissimo giro di posta quale sarà lo scenario finale.

Si dà infatti il caso che il ministero di via XX Settembre, guidato oggi da Pier Carlo Padoan, stia lavorando alla predisposizione di un maxibando di gara del valore di mezzo miliardo di euro per appaltare ai privati i “servizi di gestione integrata e valorizzazione dei luoghi di cultura”. E’ la prima volta in assoluto che si fa ricorso a una procedura di questo tipo. Il bando, a quanto si apprende, verrà materialmente lanciato a ottobre, quando sarà ultimato il lavoro che già in questi giorni viene svolto dalla Consip, la società del Tesoro che si occupa di approvvigionamento di beni e servizi.


Il perimetro
Ma cosa si intende, esattamente, per “gestione integrata e valorizzazione dei luoghi di cultura”? Un capitolato tecnico vero e proprio al momento non c’è, ma parliamo di attività che comprendono i servizi agli immobili che costituiscono il patrimonio culturale, servizi aggiuntivi di assistenza culturale e di ospitalità per il pubblico. Tanto per essere ancora più chiari: il ministero dell’economia, in accordo con quello dei Beni culturali, si appresta ad appaltare a privati un universo di servizi tra i quali manutenzione e pulizia di immobili, musei e siti vari, per non parlare della gestione di bar, caffetterie, bookshop, audioguide e chi più ne ha più ne metta. In campo anche lo strumento della concessione.


Certo, si tratta di servizi che in molti casi già oggi vengono svolti dai privati, ma con questo maxibando ogni amministrazione potrà “esternalizzare” quasi tutto. Da qui il valore particolarmente consistente dell’appalto, stimato dalla Consip in circa 500 milioni di euro. Insomma, una svolta che sembra davvero prefigurare l’avvento di una Beni Culturali spa privata. Se a questo si aggiunge la constatazione che ormai numerosissimi monumenti vengono restaurati a spese di privati (vedi Colosseo, Piramide Cestia e Fontana di Trevi) si capisce ancora meglio il contorno dell’operazione.

Sarà la chiave di volta per valorizzare un patrimonio storico-artistico che a detta di tutti dovrebbe trainare l’economia italiana? Di sicuro il massiccio ricorso ai privati è un esito scontato se solo si considerano i tagli subìti dal budget del ministero dei beni culturali dal 2001 al 2013: anni in cui gli stanziamenti sono passati da 2,7 a 1,5 miliardi, cifra ancor più risibile se paragonata all’intero bilancio dello Stato.


I dettagli
Tornando al maxiappalto in corso di predisposizione, lo schema seguito dalla Consip, guidata dall’amministratore delegato Domenico Casalino, è quello dell’accordo quadro che verrà stipulato con più operatori economici. A questi ultimi saranno poi aggiudicati gli specifici appalti a cui di volta in volta faranno ricorso le singole amministrazioni (lo stesso Mibact, ma anche regioni, comuni ed enti controllati). In attesa dell’elaborazione dei documenti di gara la Consip ha avviato una consultazione tra gli operatori di mercato potenzialmente interessati alla supercommessa. Questa sorta di “sondaggio”, che spesso viene svolto dalla società in vista di grandi accordi quadro, serve in pratica a capire quali sono le condizioni del mercato e quali sono le combinazioni di servizi che le varie imprese sono in grado di offrire. In attesa dei documenti ufficiali una cosa è certa: il dado è tratto.

Stefano Sansonetti per La Notizia (www.lanotiziagiornale.it)


domenica 13 luglio 2014

Il due per cento

Sono le 5 del pomeriggio di giovedì 10 luglio ed è la terza volta che incontro Papa Francesco per conversare con lui. Di che cosa? Del suo pontificato, iniziato da poco più di un anno e che in così breve tempo ha già cominciato a rivoluzionare la Chiesa; dei rapporti tra i fedeli e il Papa che viene dall'altra parte del mondo; del Concilio Vaticano II concluso 50 anni fa solo parzialmente attuato nelle sue conclusioni; del mondo moderno e la tradizione cristiana e soprattutto della figura di Gesù di Nazaret. Infine della nostra vita, dei suoi affanni e delle sue gioie, delle sue sfide e del suo destino, di ciò che ci aspetta in uno sperato aldilà o del nulla che la morte porta con sé.

Questi nostri incontri li ha voluti Papa Francesco perché, tra le tante persone di ogni condizione sociale, di ogni fede, d'ogni età che incontra nel suo quotidiano apostolato, desiderava anche scambiare idee e sentimenti con un non credente. Ed io tale sono; un non credente che ama la figura umana di Gesù, la sua predicazione, la sua leggenda, il mito che egli rappresenta agli occhi di chi gli riconosce un'umanità di eccezionale spessore, ma nessuna divinità.

Il Papa ritiene che un colloquio con un non credente siffatto sia reciprocamente stimolante e perciò vuole continuarlo; lo dico perché è lui che me l'ha detto. Il fatto che io sia anche giornalista non lo interessa affatto, potrei essere ingegnere, maestro elementare, operaio. Gli interessa parlare con chi non crede ma vorrebbe che l'amore del prossimo professato duemila anni fa dal figlio di Maria e di Giuseppe fosse il principale contenuto della nostra specie, mentre purtroppo ciò accade molto di rado, soverchiato dagli egoismi, da quelle che Francesco chiama "cupidigia di potere e desiderio di possesso". L'ha definito in una nostra precedente conversazione "il vero peccato del mondo del quale tutti siamo affetti" e rappresenta l'altra forma della nostra umanità ed è la dinamica tra questi due sentimenti a costruire nel bene e nel male la storia del mondo. È presente in tutti e del resto, nella tradizione cristiana, Lucifero era l'angelo prediletto da Dio, portatore di luce fino a quando non si ribellò al suo Signore tentato di prenderne il posto e il suo Dio lo precipitò nelle tenebre e nel fuoco dei dannati.

Di queste cose parliamo, ma anche degli interventi del Papa nelle strutture della Chiesa, delle avversità che incontra. Debbo dire che oltre all'estremo interesse di queste conversazioni, in me è nato un sentimento di affettuosa amicizia che non modifica in nulla il mio modo di pensare ma di sentire, quello sì. Non so se sia ricambiato, ma la spontaneità di questo assai strano successore di Pietro mi fa pensare di sì.

Ora lo sto aspettando da qualche minuto nella piccola stanza al pianoterra di Santa Marta dove il Papa riceve gli amici e i collaboratori. Lui arriva puntualissimo senza nessuno che l'accompagni. Sa che ho avuto nei giorni scorsi qualche problema di salute e infatti mi chiede subito notizie in proposito. Mi mette la mano sulla testa, una sorta di benedizione, e poi mi abbraccia. Chiude la porta sistema la sua sedia di fronte alla mia e cominciamo.
                           
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Pedofilia e mafia sono i due temi sui quali Francesco è intervenuto nei giorni scorsi e che hanno sollevato un'ondata di sentimenti e anche di polemiche fuori e dentro la Chiesa. Il Papa è sensibilissimo sia all'uno che all'altro argomento e ne aveva già parlato in varie occasioni, ma non li aveva ancora presi così di petto soprattutto sui punti riguardanti il comportamento d'una parte del clero.

"La corruzione di un fanciullo" dice "è quanto di più terribile e immondo si possa immaginare specialmente se, come risulta dai dati che ho potuto direttamente esaminare, gran parte di questi fatti abominevoli avvengono all'interno delle famiglie o comunque d'una comunità di antiche amicizie. La famiglia dovrebbe essere il sacrario dove il bambino e poi il ragazzo e l'adolescente vengono amorevolmente educati al bene, incoraggiati nella crescita stimolata a costruire la propria personalità e a incontrarsi con quella degli altri suoi coetanei. Giocare insieme, studiare insieme, conoscere il mondo e la vita insieme. Questo con i coetanei, ma con i parenti che li hanno messi al mondo o visti entrare nel mondo il rapporto è come quello di coltivare un fiore, un'aiuola di fiori, custodendola dal maltempo, disinfestandola dai parassiti, raccontandogli le favole della vita e, mentre il tempo passa, la sua realtà. Questa è o dovrebbe essere l'educazione che la scuola completa e la religione colloca sul piano più alto del pensare e del credere al sentimento divino che si affaccia alle nostre anime. Spesso si trasforma in fede, ma comunque lascia un seme che in qualche modo feconda quell'anima e la rivolge verso il bene".

Mentre parla e dice queste verità il Papa mi si avvicina ancora di più. Parla con me, ma è come riflettesse con se stesso disegnando il quadro della sua speranza che coincide con quella di tutte le persone di buona volontà. Probabilmente  -  dico io  -  quella è gran parte di quanto avviene. Lui mi guarda con occhi diversi, improvvisamente diventati duri e tristi. "No, purtroppo non è così. L'educazione come noi l'intendiamo sembra quasi aver disertato le famiglie. Ciascuno è preso dalle proprie personali incombenze, spesso per assicurare alla famiglia un tenore di vita sopportabile, talvolta per perseguire un proprio personale successo, altre volte per amicizie e amori alternativi. L'educazione come compito principale verso i figli sembra fuggito via dalle case. Questo fenomeno è una gravissima omissione ma non siamo ancora nel male assoluto. Non soltanto la mancata educazione ma la corruzione, il vizio, le pratiche turpi imposte al bambino e poi praticate e aggiornate sempre più gravemente man mano che egli cresce e diventa ragazzo e poi adolescente. Questa situazione è frequente nelle famiglie, praticata da parenti, nonni, zii, amici di famiglia. Spesso gli altri membri della famiglia ne sono consapevoli ma non intervengono, irretiti da interessi o da altre forme di corruzione".

A Lei, Santità, risulta che il fenomeno sia frequente e diffuso?
"Purtroppo lo è e si accompagna ad altri vizi come la diffusione delle droghe".

E la Chiesa? Che cosa fa in tutto questo la Chiesa?
"La Chiesa lotta perché il vizio sia debellato e l'educazione recuperata. Ma anche noi abbiamo questa lebbra in casa".

Un fenomeno molto diffuso?
"Molti miei collaboratori che lottano con me mi rassicurano con dati attendibili che valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del due per cento. Questo dato dovrebbe tranquillizzarmi ma debbo dirle che non mi tranquillizza affatto. Lo reputo anzi gravissimo. Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali. E altri, ancor più numerosi, sanno ma tacciono, puniscono ma senza dirne il motivo. Io trovo questo stato di cose insostenibile ed è mia intenzione affrontarlo con la severità che richiede.

Ricordo al Papa che nel nostro precedente colloquio lui mi disse che Gesù era l'esempio della dolcezza e della mitezza ma a volte prendeva il bastone per calarlo sulle spalle dei manigoldi che insozzavano moralmente il Tempio. "Vedo che ricorda molto bene le mie parole. Citavo dei passi dei Vangeli di Marco e di Matteo. Gesù amava tutti, perfino i peccatori che voleva redimere dispensando il perdono e la misericordia, ma quando usava il bastone lo impugnava per scacciare il demonio che si era impadronito di quell'anima".

Le anime  -  anche questo lei me l'ha detto nel nostro precedente incontro  -  possono pentirsi dopo una vita di peccati anche nell'ultimo momento della loro esistenza e la misericordia sarà con loro.
"È vero, questa è la nostra dottrina e questa è la via che "Cristo ci ha indicato".

Ma può darsi il caso che qualche pentimento dell'ultimo minuto di vita sia interessato. Magari inconsapevolmente, ma interessato a garantirsi un possibile aldilà. In quel caso la misericordia rischia di finire in una trappola.
"Noi non giudichiamo ma il Signore sa e giudica. La sua misericordia è infinita ma non cadrà mai in trappola. Se il pentimento non è autentico la misericordia non può esercitare il suo ruolo di redenzione".

Lei, Santo Padre, ha tuttavia ricordato più volte che Dio ci ha dotato di libero arbitrio. Sa bene che se scegliamo il male la nostra religione non esercita misericordia nei nostri confronti. Ma c'è un punto che mi preme di sottolineare: la nostra coscienza è libera e autonoma. Può in perfetta buonafede fare del male convinta però che da quel male nascerà un bene. Qual è, di fronte a casi del genere, che sono molto frequenti, l'atteggiamento dei cristiani?
"La coscienza è libera. Se sceglie il male perché è sicura che da esso deriverà un bene dall'alto dei cieli queste intenzioni e le loro conseguenze saranno valutate. Noi non possiamo dire di più perché non sappiamo di più. La legge del Signore è il Signore a stabilirla e non le creature. Noi sappiamo soltanto perché è Cristo ad avercelo detto che il Padre conosce le creature che ha creato e nulla per lui è misterioso. Del resto il libro di Giobbe esamina a fondo questo tema. Si ricorda che ne parlammo? Bisognerebbe esaminare a fondo i libri sapienzali della Bibbia e il Vangelo quando parla di Giuda Iscariota. Sono temi di fondo della nostra teologia". E anche della cultura moderna che voi volete comprendere a fondo e con la quale volete confrontarvi. "È vero è un punto capitale del Vaticano II e dovremo al più presto affrontarlo".

Santità, c'è ancora da parlare del tema della mafia. Lei ha tempo?
"Siamo qui per questo".

                                                           ***

"Non conosco a fondo il problema delle mafie, so purtroppo quello che fanno, i delitti che vengono commessi, gli interessi enormi che le mafie amministrano. Ma mi sfugge il modo di pensare dei mafiosi, i capi, i gregari. In Argentina ci sono come dovunque i delinquenti, i ladri, gli assassini, ma non le mafie. È questo aspetto che vorrei esaminare e lo farò leggendo i tanti libri che sono stati scritti in proposito e le tante testimonianze. Lei è di origine calabrese, forse può aiutarmi a capire".

Il poco che posso dirle è questo: la mafia  -  sia calabrese sia siciliana sia la camorra napoletana  -  non sono accolite sbandate di delinquenti ma sono organizzazioni che hanno leggi proprie, propri codici di comportamento, propri canoni. Stati nello Stato. Non le sembri paradossale se le dico che hanno una propria etica. E non le sembri abnorme se aggiungo che hanno un proprio Dio. Esiste un Dio mafioso."Capisco quello che sta dicendo: è un fatto che la maggior parte delle donne legate alla mafia da vincoli di parentela, le moglie, le figlie, le sorelle, frequentano assiduamente le chiese dei loro paesi dove il sindaco e altre autorità locale sono spesso mafiose. Quelle donne pensano che Dio perdoni le orribili malefatte dei loro congiunti?".

Santità, gli stessi congiunti spesso frequentano le chiese, le messe, le nozze, i funerali. Non credo si confessino ma spesso si comunicano e battezzano i nuovi nati. Questo è il fenomeno."Quello che lei dice è chiaro e del resto non mancano libri, inchieste, documentazioni. Debbo aggiungere che alcuni sacerdoti tendono a sorvolare sul fenomeno mafioso. Naturalmente condannano i singoli delitti, onorano le vittime, aiutano come possono le loro famiglie, ma la denuncia pubblica e costante delle mafie è rara. Il primo grande Papa che la fece proprio parlando in quelle terre fu Wojtyla. Debbo dire che il suo discorso fu applaudito da una folla immensa".

Lei pensa che in quella folla che applaudiva non ci fossero mafiosi? Per quanto ne so ce n'erano molti. Il mafioso, lo ripeto, applica un suo codice e una sua etica: i traditori vanno uccisi, i disobbedienti vanno puniti, a volte l'esempio viene dato con l'omicidio di bambini o di donne. Ma questi per il mafioso non sono peccati, sono le loro leggi. Dio non c'entra, i santi protettori tantomeno. Ha visto la processione di Oppido Mamertina?"Erano migliaia gli intervenuti. Poi la statua della Madonna delle Grazie si è fermata davanti alla finestra del boss che è in custodia per ergastolo. Appunto, tutto questo sta cambiando e cambierà. La nostra denuncia delle mafia non sarà fatta una volta tanto ma sarà costante. Pedofilia, mafia: la Chiesa, il popolo di Dio, i sacerdoti, le Comunità, avranno tra gli altri compiti queste due principalissime questioni".

È passata un'ora e mi alzo. Il Papa mi abbraccia e mi augura di risanare al più presto. Ma io gli faccio ancora una domanda: Lei, Santità, sta lavorando assiduamente per integrare la cattolicità con gli ortodossi, con gli anglicani... Mi interrompe continuando: "Con i valdesi che trovo religiosi di prim'ordine, con i Pentecostali e naturalmente con i nostri fratelli ebrei".

Ebbene, molti di questi sacerdoti o pastori sono regolarmente sposati. Quanto crescerà col tempo quel problema nella Chiesa di Roma?
"Forse lei non sa che il celibato fu stabilito nel X secolo, cioè 900 anni dopo la morte di nostro Signore. La Chiesa cattolica orientale ha facoltà fin d'ora che i suoi presbiteri si sposino. Il problema certamente esiste ma non è di grande entità. Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò.


Ormai siamo fuori dal portone di Santa Marta. Ci abbracciamo di nuovo. Confesso che mi sono commosso. Francesco mi ha accarezzato la guancia e l'auto è partita.

sabato 12 luglio 2014

Non sono ammesse deroghe a favore dell’affidamento diretto

E’ stata pubblicata il 1 luglio u.s. la deliberazione n. 144/2014 della sezione regionale di controllo della Corte dei Conti del Piemonte (http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/piemonte/pareri/2014/delibera_144_2014_SRCPIE_PAR.pdf ) che sancisce l’obbligo di centralizzazione degli acquisti prevista dall’art. 9 del decreto Irpef.

La Corte ha sancito che, in assenza di deroghe legislative, deve ritenersi che i Comuni non capoluogo di provincia non possano procedere ad acquisire autonomamente neppure lavori, servizi e forniture d’importo inferiore ad euro 40.000 mediante affidamento diretto, poiché la nuova disposizione di finanza pubblica di cui all’art. 9, comma 4, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito in legge 23 giugno 2014, n. 89, che ha novellato il comma 3-bis dell'articolo 33 del Codice dei contratti pubblici, assume nell’ordinamento carattere di specialità, e quindi di prevalenza, rispetto alla norma generale di cui all’art. 125, commi 8 e 11, dello stesso Codice.

Quindi, non sono ammesse deroghe a favore dell’affidamento diretto e si conferma l’aggregazione obbligatoria per i comuni non capoluogo di provincia, per le procedure contrattuali relative all’affidamento dei contratti di lavori, servizi e forniture. I comuni interessati sono tenuti a costituire la centrale di committenza nell’ambito delle unioni di comuni, se ve ne sono, oppure devono sottoscrivere un accordo consortile avvalendosi dei propri uffici.

E' però importante segnalare che la Conferenza Stato-Città e autonomie locali svoltasi il 10 luglio scorso, ha dato il via libera alla proroga al 1 gennaio 2015 dell’obbligo di ricorrere alla centrale unica, Unioni di Comuni, accordi consortili o Consip per l’acquisto di beni e servizi e al 1 luglio 2015 per quanto riguarda gli appalti di lavori.  Il correttivo verrà inserito nella legge di conversione del Dl n. 90/2014 (sulla riforma della PA). Pertanto, la modifica non entrerà subito in vigore.

Ad ogni modo, per l’accordo raggiunto tra Governo e enti locali, al fine di evitare la paralisi degli acquisti/appalti negli ottomila Comuni non capoluogo, fornisce anche indicazioni all’Autorità di vigilanza sugli appalti di ricominciare a distribuire i codici identificativi di gara, attività interrotta a partire dal 1 luglio scorso come previsto dal Dl 66/2014.

venerdì 11 luglio 2014

Art bonus: le perplessità

"LE DETRAZIONI previste dal nuovo decreto sui beni culturali ci creano più problemi che vantaggi: riguardano i restauri e non la valorizzazione, un tema che a noi interessa di più. Andremo comunque avanti, cercando di portare i nostri progetti nell'intera regione. Dopo il modello Torino, ci sarà il modello Piemonte". Maurizio Cibrario, da un anno presidente della Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino, espone a 'Repubblicà le sue perplessità sulle nuove regole in materia fiscale e anticipa i progetti futuri.

Presidente Cibrario, che cosa cambia per voi con l'Art Bonus?"Guardi, per noi cambia poco. Il decreto del ministro Franceschini offre un credito d'imposta importante per i recuperi e le manutenzioni, lasciando fuori non solo la valorizzazione ma anche la fruizione, ambiti coperti in passato da un altro decreto. Mi riferisco all'articolo 100, lettera F del Testo unico delle imposte sui redditi, ora sospeso per tre anni. E allora mi chiedo: non era meglio lasciare ai privati le due opzioni? Per fare un esempio, se apriamo (e succederà a fine ottobre) il nuovo caveau per Leonardo, non detraiamo neanche un euro. Andrà meglio con Stupinigi, dove stiamo per partire con importanti lavori di restauro nella Sala da ballo di Juvarra. Ma io avrei a questo punto un'altra proposta".

Quale?
"Perché non si decide di eliminare l'Iva sugli interventi per i beni pubblici da parte di associazioni come la nostra senza scopo di lucro? Per noi l'Iva è un costo: dall'87, anno della fondazione, se ne saranno andati con quella tassa tra i 3 e i 4 milioni di euro. Ma lo sa che cosa avremmo potuto realizzare con tale cifra? Mi rendo conto che la questione è complessa, dato che si inserisce in un ambito comunitario: credo però che in altri paesi le cose vadano un po' meglio". 

fonte: La Repubblica

giovedì 10 luglio 2014

Renzi-Craxi: la riflessione di Civati

Cos’è “Possibile”? Una nuova corrente del Pd? L’embrione di un nuovo partito? «Io dico che è un’intelaiatura... Allora diciamo che è una sigla trasversale, per organizzare una riflessione del Pd verso sinistra». E spiega: «Bisogna conquistarsi uno spazio. In politica devi intestarti le battaglie per cui tiene davvero, devi caratterizzarti. Quello che non capiscono i turchi, i bersaniani, pensano che prima o poi nel partito toccherà a loro, non vedono che Renzi farà da sé il prima e il poi. Il mio obiettivo è costruire un centrosinistra nettamente delimitato, alternativo ad Alfano, per esempio, con un gruppo dirigente che abbia una visione. E una vita democratica dentro il Pd. Trasparenza sui finanziamenti, consultazioni on line, recupero di temi come l’ambiente e la legalità, oggi dimenticati».
«Non ci sono persone che cercano un nuovo capo», prosegue Civati: «E io in questo progetto mi sento più un federatore che un attore, uno che cerca di mettere in dialogo tutto quello che si muove a sinistra. Gennaro Migliore vuole entrare nel Pd per dire le stesse cose che diciamo ora noi. Non ho capito la sua mossa, mentre guardo con grande interesse al travaglio di Sel».

Secondo Civati «Renzi ha preso un grande voto popolare, è arrivato quando non c’erano più destra e sinistra e lui di gran lunga è il più mobile, incarna l’innovazione e il cambiamento necessario, sia pure in versione muscolare, un po’ manesca verso chi non la pensa come lui. Simile in questo al Berlusconi del 1994, al Grillo del 2013, soprattutto a Craxi. È lui il modello di riferimento. Sia chiaro: non mi riferisco al Craxi dei primi anni Novanta, travolto dalle inchieste di Mani Pulite. Penso al Craxi giovane, dinamico, spregiudicato, alla sua idea di politica: la ricerca di un potere che si deve conquistare e poi si deve saper mantenere».
 
fonte:L'Espresso

In morte di Francesco Guccini

"Non era un accordo così definito come quello che Francesco stabilì con Piero, circa l’impegno a tornare e a dare informazioni di prima...