sabato 29 ottobre 2011

Abramo e la rete

«La prospettiva che si apre con il trionfo della Rete oggi risuona per tutti come la chiamata che un giorno mosse Abramo a lasciare la sua casa, la sua terra, il suo popolo per diventare il capostipite di una nazione alla quale Dio affida la missione di oltrepassare la morale terrena in nome di una morale più alta che tutto riscatta e tutto valorizza. E' una prospettiva che può fare spavento ma che non può essere elusa. Una sua accettazione critica non comporta che si rinneghino le tecnologie e quindi i linguaggi oggi dominanti, ma comporta piuttosto l'impegno a operare in modo da restituirli al ruolo che più gli appartiene e di farne strumenti per la liberazione dell'uomo da nuove e imprevedibili forme di schiavitù"

Antonio Pieretti (Università di Perugia)

venerdì 28 ottobre 2011

Assisi 2011

Sono passati venticinque anni da quando il beato Papa Giovanni Paolo II invitò per la prima volta rappresentanti delle religioni del mondo ad Assisi per una preghiera per la pace. Che cosa è avvenuto da allora? A che punto è oggi la causa della pace? Allora la grande minaccia per la pace nel mondo derivava dalla divisione del pianeta in due blocchi contrastanti tra loro. Il simbolo vistoso di questa divisione era il muro di Berlino che, passando in mezzo alla città, tracciava il confine tra due mondi. Nel 1989, tre anni dopo Assisi, il muro cadde – senza spargimento di sangue. All’improvviso, gli enormi arsenali, che stavano dietro al muro, non avevano più alcun significato. Avevano perso la loro capacità di terrorizzare. La volontà dei popoli di essere liberi era più forte degli arsenali della violenza. La questione delle cause di tale rovesciamento è complessa e non può trovare una risposta in semplici formule. Ma accanto ai fattori economici e politici, la causa più profonda di tale evento è di carattere spirituale: dietro il potere materiale non c’era più alcuna convinzione spirituale. La volontà di essere liberi fu alla fine più forte della paura di fronte alla violenza che non aveva più alcuna copertura spirituale. Siamo riconoscenti per questa vittoria della libertà, che fu soprattutto anche una vittoria della pace. E bisogna aggiungere che in questo contesto si trattava non solamente, e forse neppure primariamente, della libertà di credere, ma anche di essa. Per questo possiamo collegare tutto ciò in qualche modo anche con la preghiera per la pace.

Ma che cosa è avvenuto in seguito? Purtroppo non possiamo dire che da allora la situazione sia caratterizzata da libertà e pace. Anche se la minaccia della grande guerra non è in vista, tuttavia il mondo, purtroppo, è pieno di discordia. Non è soltanto il fatto che qua e là ripetutamente si combattono guerre – la violenza come tale è potenzialmente sempre presente e caratterizza la condizione del nostro mondo. La libertà è un grande bene. Ma il mondo della libertà si è rivelato in gran parte senza orientamento, e da non pochi la libertà viene fraintesa anche come libertà per la violenza. La discordia assume nuovi e spaventosi volti e la lotta per la pace deve stimolare in modo nuovo tutti noi.
Cerchiamo di identificare un po’ più da vicino i nuovi volti della violenza e della discordia. A grandi linee – a mio parere – si possono individuare due differenti tipologie di nuove forme di violenza che sono diametralmente opposte nella loro motivazione e manifestano poi nei particolari molte varianti. Anzitutto c’è il terrorismo, nel quale, al posto di una grande guerra, vi sono attacchi ben mirati che devono colpire in punti importanti l’avversario in modo distruttivo, senza alcun riguardo per le vite umane innocenti che con ciò vengono crudelmente uccise o ferite. Agli occhi dei responsabili, la grande causa del danneggiamento del nemico giustifica ogni forma di crudeltà. Viene messo fuori gioco tutto ciò che nel diritto internazionale era comunemente riconosciuto e sanzionato come limite alla violenza. Sappiamo che spesso il terrorismo è motivato religiosamente e che proprio il carattere religioso degli attacchi serve come giustificazione per la crudeltà spietata, che crede di poter accantonare le regole del diritto a motivo del "bene" perseguito. La religione qui non è a servizio della pace, ma della giustificazione della violenza.

La critica della religione, a partire dall’illuminismo, ha ripetutamente sostenuto che la religione fosse causa di violenza e con ciò ha fomentato l’ostilità contro le religioni. Che qui la religione motivi di fatto la violenza è cosa che, in quanto persone religiose, ci deve preoccupare profondamente. In un modo più sottile, ma sempre crudele, vediamo la religione come causa di violenza anche là dove la violenza viene esercitata da difensori di una religione contro gli altri. I rappresentanti delle religioni convenuti nel 1986 ad Assisi intendevano dire – e noi lo ripetiamo con forza e grande fermezza: questa non è la vera natura della religione. È invece il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione. Contro ciò si obietta: ma da dove sapete quale sia la vera natura della religione? La vostra pretesa non deriva forse dal fatto che tra voi la forza della religione si è spenta? Ed altri obietteranno: ma esiste veramente una natura comune della religione, che si esprime in tutte le religioni ed è pertanto valida per tutte? Queste domande le dobbiamo affrontare se vogliamo contrastare in modo realistico e credibile il ricorso alla violenza per motivi religiosi.

Qui si colloca un compito fondamentale del dialogo interreligioso – un compito che da questo incontro deve essere nuovamente sottolineato. Come cristiano, vorrei dire a questo punto: sì, nella storia anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna. Ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana, in evidente contrasto con la sua vera natura. Il Dio in cui noi cristiani crediamo è il Creatore e Padre di tutti gli uomini, a partire dal quale tutte le persone sono tra loro fratelli e sorelle e costituiscono un’unica famiglia. La Croce di Cristo è per noi il segno del Dio che, al posto della violenza, pone il soffrire con l’altro e l’amare con l’altro. Il suo nome è "Dio dell’amore e della pace" (2 Cor 13,11). È compito di tutti coloro che portano una qualche responsabilità per la fede cristiana purificare continuamente la religione dei cristiani a partire dal suo centro interiore, affinché – nonostante la debolezza dell’uomo – sia veramente strumento della pace di Dio nel mondo.
Se una tipologia fondamentale di violenza viene oggi motivata religiosamente, ponendo con ciò le religioni di fronte alla questione circa la loro natura e costringendo tutti noi ad una purificazione, una seconda tipologia di violenza dall’aspetto multiforme ha una motivazione esattamente opposta: è la conseguenza dell’assenza di Dio, della sua negazione e della perdita di umanità che va di pari passo con ciò. I nemici della religione – come abbiamo detto – vedono in questa una fonte primaria di violenza nella storia dell’umanità e pretendono quindi la scomparsa della religione. Ma il "no" a Dio ha prodotto crudeltà e una violenza senza misura, che è stata possibile solo perché l’uomo non riconosceva più alcuna norma e alcun giudice al di sopra di sé, ma prendeva come norma soltanto se stesso. Gli orrori dei campi di concentramento mostrano in tutta chiarezza le conseguenze dell’assenza di Dio.

Qui non vorrei però soffermarmi sull’ateismo prescritto dallo Stato; vorrei piuttosto parlare della "decadenza" dell’uomo, in conseguenza della quale si realizza in modo silenzioso, e quindi più pericoloso, un cambiamento del clima spirituale. L’adorazione di mammona, dell’avere e del potere, si rivela una contro-religione, in cui non conta più l’uomo, ma solo il vantaggio personale. Il desiderio di felicità degenera, ad esempio, in una brama sfrenata e disumana quale si manifesta nel dominio della droga con le sue diverse forme. Vi sono i grandi, che con essa fanno i loro affari, e poi i tanti che da essa vengono sedotti e rovinati sia nel corpo che nell’animo. La violenza diventa una cosa normale e minaccia di distruggere in alcune parti del mondo la nostra gioventù. Poiché la violenza diventa cosa normale, la pace è distrutta e in questa mancanza di pace l’uomo distrugge se stesso.

L’assenza di Dio porta al decadimento dell’uomo e dell’umanesimo. Ma dov’è Dio? Lo conosciamo e possiamo mostrarLo nuovamente all’umanità per fondare una vera pace? Riassumiamo anzitutto brevemente le nostre riflessioni fatte finora. Ho detto che esiste una concezione e un uso della religione attraverso il quale essa diventa fonte di violenza, mentre l’orientamento dell’uomo verso Dio, vissuto rettamente, è una forza di pace. In tale contesto ho rimandato alla necessità del dialogo, e parlato della purificazione, sempre necessaria, della religione vissuta. Dall’altra parte, ho affermato che la negazione di Dio corrompe l’uomo, lo priva di misure e lo conduce alla violenza.

Accanto alle due realtà di religione e anti-religione esiste, nel mondo in espansione dell’agnosticismo, anche un altro orientamento di fondo: persone alle quali non è stato dato il dono del poter credere e che tuttavia cercano la verità, sono alla ricerca di Dio. Persone del genere non affermano semplicemente: "Non esiste alcun Dio". Esse soffrono a motivo della sua assenza e, cercando il vero e il buono, sono interiormente in cammino verso di Lui. Sono "pellegrini della verità, pellegrini della pace". Pongono domande sia all’una che all’altra parte. Tolgono agli atei combattivi la loro falsa certezza, con la quale pretendono di sapere che non c’è un Dio, e li invitano a diventare, invece che polemici, persone in ricerca, che non perdono la speranza che la verità esista e che noi possiamo e dobbiamo vivere in funzione di essa. Ma chiamano in causa anche gli aderenti alle religioni, perché non considerino Dio come una proprietà che appartiene a loro così da sentirsi autorizzati alla violenza nei confronti degli altri. Queste persone cercano la verità, cercano il vero Dio, la cui immagine nelle religioni, a causa del modo nel quale non di rado sono praticate, è non raramente nascosta. Che essi non riescano a trovare Dio dipende anche dai credenti con la loro immagine ridotta o anche travisata di Dio. Così la loro lotta interiore e il loro interrogarsi è anche un richiamo per i credenti a purificare la propria fede, affinché Dio – il vero Dio – diventi accessibile. Per questo ho appositamente invitato rappresentanti di questo terzo gruppo al nostro incontro ad Assisi, che non raduna solamente rappresentanti di istituzioni religiose. Si tratta piuttosto del ritrovarsi insieme in questo essere in cammino verso la verità, dell’impegno deciso per la dignità dell’uomo e del farsi carico insieme della causa della pace contro ogni specie di violenza distruttrice del diritto. In conclusione, vorrei assicurarvi che la Chiesa cattolica non desisterà dalla lotta contro la violenza, dal suo impegno per la pace nel mondo. Siamo animati dal comune desiderio di essere "pellegrini della verità, pellegrini della pace".

Benedetto XVI, Assisi 27 ottobre 2011

giovedì 27 ottobre 2011

Religione e violenza

ASSISI (PERUGIA) - "Vediamo la religione come causa di violenza anche là dove la violenza viene esercitata da difensori di una religione contro gli altri". Ma "questa non è la vera natura della religione", ha affermato Benedetto XVI ad Assisi: "é invece il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione". "Nella storia anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna", ha affermato Benedetto XVI. "Ma è assolutamente chiaro - ha aggiunto - che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana in evidente contrasto con la sua vera natura". "L'adorazione di mammona,dell'avere e del potere, si rivela una contro-religione, in cui non conta più l'uomo, ma solo il vantaggio personale", ha detto ancora.
Benedetto XVI e' oggi ad Assisi per celebrare, insieme a 300 rappresentanti di tutte le fedi mondiali, il venticinquennale dello storico incontro interreligioso di preghiera per la pace voluto da Giovanni Paolo II il 27 ottobre del 1986. Il treno con il Papa e tutti i delegati (saranno presenti per la prima volta anche quattro intellettuali non credenti) e' partito dalla stazione Vaticana. Il Pontefice è sceso dal treno, accolto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e dalla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini. Benedetto XVI, applaudito da numerosi cittadini, si è anche voltato verso giornalisti e teleoperatori ed ha fatto loro un cenno di saluto con la mano. Con il Papa hanno viaggiato anche i capi delle altre delegazioni religiose. Il Pontefice e gli altri rappresentanti religiosi hanno viaggiato a bordo di un treno Frecciargento delle Ferrovie dello Stato. Il convoglio è giunto in perfetto orario nella stazione di Assisi. Lungo il tragitto il Frecciargento ha rallentato fino a dieci chilometri orari nelle stazioni di Terni, Spoleto e Foligno per consentire ai fedeli di salutare il passaggio del Pontefice. All'esterno della stazione di Assisi si è radunata una piccola folla per salutare il Papa. Da uno dei balconi è stato esposto uno striscione di benvenuto scritto in tedesco.
Benedetto XVI è giunto a bordo di un minibus, dalla stazione di Assisi, alla basilica di Santa Maria degli Angeli, dove sulla soglia è stato accolto dal ministro generale dei Frati minori, padre José Rodriguez Carballo, da quello dei Frati minori conventuali, padre Marco Tasca, da quello dei Cappuccini padre Mauro Johri, e da quello del Terz'Ordine regolare francescano padre Michael J. Higgins. Il Papa ha quindi accolto all'ingresso della basilica i delegati di tutte le religioni mondiali che partecipano all'incontro di dialogo e preghiera per la pace da lui convocato oggi a 25 anni da quello voluto da Giovanni Paolo II. Nella basilica ci saranno gli interventi di dieci delegati in rappresentanze delle varie fedi mondiali (per i "non credenti" interverrà la filosofa e psicanalista francese Julia kristeva), cui seguirà il discorso del Pontefice.
CARD.TURKSON,CHIAMATA COMUNE FEDI VIVERE IN PACE - "Siamo qui con la consapevolezza di una chiamata comune a vivere insieme in pace, quale profonda aspirazione che risuona incessantemente nei nostri cuori. L'infaticabile ricerca del conseguimento di questo desiderio ci rende compagni di viaggio". Così il cardinale Peter Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha salutato il Papa e gli altri 300 rappresentanti delle fedi mondiali convenuti ad Assisi per la Giornata di dialogo e preghiera "Pellegrini della verità, pellegrini della pace", a 25 anni da quella voluta da Wojtyla. "Provenienti da diverse tradizioni religiose e da diverse parto del mondo - ha detto Turkson parlando nella basilica di Santa Maria degli Angeli - rinnoviamo e rafforziamo una ricerca della verità in cui ciascuno di noi, secondo la propria tradizione, si impegna incessantemente". "Siamo venuti qui - ha proseguito - anche per testimoniare la grande forza della religione per il bene, per la costruzione della pace, per la riconciliazione di coloro che sono in conflitto, per riportare l'uomo in armonia con il creato". Il capodicastero vaticano ha auspicato che "l'esperienza di questi venticinque anni possa invitarci, ancor più intensamente e con un grande senso di urgenza, a ri-impegnarci oggi, con la dote della ragione e i doni della fede, a diventare sempre più pellegrini della verità e rendere il nostro mondo un luogo di sempre più grande pace".
BARTOLOMEO I,VIOLENTI DEFORMANO FEDE,OPPONIAMOCI - "Dobbiamo opporci alla deformazione dei messaggi delle religioni e dei loro simboli da parte degli autori di violenza". E' il messaggio lanciato dal patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I nella sua testimonianza nella basilica di Santa Maria degli Angeli, ad Assisi, per la Giornata interreligiosa di dialogo e preghiera per la pace convocata da Benedetto XVI nel venticinquennale di quella voluta da papa Wojtyla. Per il rappresentante ortodosso, 25 anni dopo l'incontro dell'86, dieci anni dopo l'11 settembre e "nel momento in cui le 'primavere arabe' non hanno messo fine alle tensioni intercomunitarie, il posto delle religioni tra i fermenti in atto nel mondo resta ambiguo". Bartolomeo I ha messo in guardia contro la "cresciuta marginalizzazione delle comunità cristiane nel Medio Oriente". "I responsabili delle religioni - questo il suo appello - devono farsi carico del processo di ristabilimento della pace. Poiché il solo modo di levarci contro la strumentalizzazione bellicista delle religioni è di condannare fermamente la guerra e i conflitti e di porci come mediatori di pace e di riconciliazione". Inoltre contro "l'indifferenza" e i "particolarismi", e contro"l'odio, il conflitto, la violenza" che ne nascono, "solo il dialogo è una soluzione percorribile e a lungo termine".
ANGLICANI,PER FEDI UOMINI NON ESTRANEI TRA LORO - "Tutti gli uomini religiosi hanno in comune la convinzione che noi, in ultima analisi, non siamo estranei gli uni agli altri. E se non siamo estranei, dobbiamo prima o poi trovare il modo di concretizzare tale reciproco riconoscimento in relazioni di amicizia vere e durature". E' quanto ha detto l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, primate della Comunione anglicana, nella basilica do Santa Maria degli Angeli, nell'incontro dei 300 rappresentanti religiosi convenuti con il Papa ad Assisi per la Giornata di dialogo e preghiera per la pace, a 25 anni da quella voluta da Wojtyla. "Noi non siamo qui per affermare un minimo comune denominatore di ciò che crediamo - ha affermato il leader anglicano -, ma per levare la voce dal profondo delle nostre tradizioni, in tutta la loro singolarità, in modo che la famiglia umana possa essere più pienamente consapevole di quanta sapienza vi sia da attingere nella lotta contro la follia di un mondo ancora ossessionato da paura e sospetti, ancora innamorato dell'idea di una sicurezza basata su di una ostilità difensiva, e ancora in grado di tollerare o ignorare le enormi perdite di vite tra i più poveri a causa di guerre e malattie".

fonte: Ansa

lunedì 24 ottobre 2011

Decennale

Il 18 ottobre è stato ricordato il decennale dell'introduzione del principio di sussidiarietà orizzontale nella nostra Costituzione.
Con la legge costituzionale del 18 ottobre 2001 numero 3 "Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione" è stato formulato l'articolo 118 comma 4:

 “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà” (art. 118, ultimo comma).

martedì 18 ottobre 2011

Meglio tardi che mai

Meglio tardi che mai. Il mondo cattolico e il termine si sforza di ricondurre un contesto variegato a unità di intenti, risconosce l'inadeguatezza del governo Berlusconi, politica ancor prima che etica. Anche se su quest'ultimo tema si era già espresso il cardinal Bagnasco in un intervento precendente al convegno di Todi del 17 ottobre.
IL DIFFICILE RAPPORTO TRA ETICA E POLITICA. Curiosamente, per le gerarchie ecclesiastiche l'etica dovrebbe valere ben più della politica, non foss'altro che la Chiesa ha rinnegato da un secolo e mezzo il suo potere temporale.
Ma nella pratica il discorso è ben diverso. Ed è difficile dare oggi piena plausibilità al richiamo del presidente della Cei avendo negli occhi le immagini della cordiale familiarità che ha caratterizzato i rapporti tra la segreteria di Stato e il Cav.
E che non è mai mancata, poiché nemmeno nei giorni degli scandali di Ruby e dintorni, il cardinal Bertone si rifiutava di stringere calorosamente la mano a Silvio .
SILVIO PECCATORE IMPENITENTE. È vero, chi è senza peccato scagli la prima pietra, e un prelato non può mai venir meno a uno dei doveri del suo ruolo, quello di redimere i peccatori. Magari sbagliamo, ma non ci pare fosse questa la principale preoccupazione del cardinal Bertone di fronte alle reiterate intemperanze morali dell'inquilino di palazzo Chigi. Il quale per altro, da par suo, è abilissimo a chiamarsi fuori, a sostenere che le bacchettate d'Oltretevere non riguardano mai lui direttamente, ma la politica tutta. Facendo implicitamente capire che da questa deriva si sente estraneo.
LA SPALLATA INESISTENTE. Esattamente la stessa cosa Berlusconi ha fatto commentando gli esiti della riunione di Todi, di cui tutto si può dire meno che la condanna del suo governo non fosse esplicita, visto che sono stati in molti a parlare di «esecutivo inadeguato e fonte di disvalori». Ma per il Cav nessuna spallata, nessuna condanna che lo riguardi in prima persona.
Il quotidiano francese Le Monde, commentando Todi e la possibile rinascita di un partito cattolico ha scritto, banalizzo per comodità la tesi, che la Chiesa si è mossa quando i buoi erano già scappati dal recinto. Insomma, una neanche tanto velata accusa di opportunismo: facile prendere le distanze da Berlusconi quando il premier ha già un piede nella sua tomba politica.
Talmente facile che Bagnasco, tutta un'altra pasta rispetto a quella tutta real politic di Bertone, passa per quello che abbandona la nave quando è del tutto sicuro del suo imminente affondamento. Quando invece, rispetto al collega porporato, aveva anche in tempi non sospetti levato la sua preoccupata voce.
LA CHIESA GUARDA AVANTI. Giocoforza, il risultato di questo ritardo non può che portare a una conclusione obbligata. Se la Chiesa, rinunciando al suo magistero morale, ovvero chiudendo gli occhi di fronte alla catastrofe etica (ed estetica, aggiungiamo noi) del berlusconismo, soltanto adesso ne prende le distanze, vuol dire che è mossa da tutt'altre preoccupazioni che non il risveglio morale delle coscienze. E sembra piuttosto intenta a lucrare una posizione di vantaggio in quello che sarà il futuro quadro politico del paese, cercando tra gli schieramenti che ad essa si ispirano e nella società civile la classe dirigente di un nuovo partito neocattolico. E appare penosa la corsa trasversale di quanti si candidano a farvi parte. Tra cui molti di coloro che hanno sin qui militato con Berlusconi, e pensando di poter calcellare il passato con un colpo di spugna, si dicono pronti alla nuova stagione.
 
Lettera 43, 18 Ottobre 2011

Il Papa degli ultimi

  In questa maestosa piazza di San Pietro, nella quale papa Francesco tante volte ha celebrato l’Eucarestia e presieduto grandi incontri nel...