lunedì 25 aprile 2016

Prima della Strada Clementina

Si è scritto in più occasioni della centralità di Fossato di Vico rispetto ad un sistema stradale che ne fa un'autentica porta dell'Umbria; tuttavia, prima che il vertiginoso sviluppo avuto da Fabriano negli ultimi anni imponesse l'importanza del collegamento della SS 76 alla Flaminia, il ruolo di Fossato di Vico non era stato sempre incontrastato. Il valico dell'Appennino ed il collegamento della Flaminia con il porto di Ancona ha subito infatti, attraverso i secoli, dei cambiamenti di percorso legati a fatti contingenti.

Nell'antichità assolveva a questo ruolo il diverticulum ab Helvillo Anconam, che in tempi in cui Fabriano non si era ancora sviluppata, si divaricava dalla Flaminia nei pressi di Fossato di Vico e attraversato il territorio sentinate raggiungeva il mare evitando la Valle dell'Esino; l'uso di questo itinerario si è protratto anche nel Medio Evo (anni in cui non esisteva una Diocesi di Fabriano) e durante il dominio pontificio; il Sigismondi testimonia  infatti, che i Vescovi nocerini lo hanno utilizzato ancora in tempi storicamente più recenti per le loro "visitationes" alle parrocchie nel sassoferratese che, raggiungevano "per montem", seguendo quella che era nota volgarmente come "strada del postiglione", dopo essere transitati per Fossato.

Tuttavia nel 1733, per iniziativa del Papa Clemente XII, allo scopo "di smerciare l'acqua di Nocera portandola fino ad Ancona, per farne esito per le vie del mare", venne aperta attraverso la catena appenninica in territorio nocerino la "strada Clementina" che, ricalcando un antico itinerario attraverso la Val di Feggio, ridusse considerevolmente l'importanza del "diverticulum" ed il suo non agevole attraversamento dei monti; "la nuova strada infatti collegava più agevolmente il territorio nocerino e la Flaminia al versante marchigiano dove poi, attraverso la "strada romana di Campodonico" si raggiungevano Fabriano, Jesi ed Ancona secondo un percorso più breve .

L'uso e lo sviluppo di questa strada tuttavia, che avrebbe conferito una evidente centralità al territorio nocerino, ebbe un imprevedibile inciampo appena novanta anni dopo. Il 28 settembre 1823 infatti, il cardinale Annibale della Genga, di origini spoletine e divenuto poi Papa Leone XII, mentre si recava a Roma per partecipare al Conclave, transitò per Campodonico e, attraverso la strada Clementina, per Nocera. Durante il viaggio, avendo sostato per trascorrere la notte presso un piccolo albergo lungo la strada, gestito da una certa "miliordina", durante la notte il cardinale fu derubato della borsa di denaro che recava con sé e che non gli fu restituita perché l'albergatrice negò con ostinazione qualsiasi responsabilità.

In conseguenza il cardinale, al colmo dell'irritazione, se ne era andato con la minaccia: "Se diventerò Papa, la pagherete!". Di fatti, riferiscono i cronisti che dopo la sua elezione a Papa, egli fece valorizzare una nuova strada che da Cancelli conduceva al valico ed a Fossato di Vico, deviando quindi il traffico delle Marche con Roma sulla nuova direttrice, con il risultato che in breve "la miliordina" fu costretta a chiudere i battenti; una operazione che restituiva a Fossato ed al territorio gualdese quanto il predecessore Clemente XII gli aveva tolto poiché, rispetto alla strada Clementina risultavano marginalizzati.

Aggiungiamo che dal 15 ottobre 1966, in seguito all'apertura del traforo attuale, la strada che da Cancelli conduce al valico ha perso la qualifica di strada statale e rimane solo come una panoramica di interesse turistico, mentre l'apertura del traforo ha creato i presupposti della direttissima Ancona-Perugia in corso di realizzazione, consolidando definitivamente la scelta iniziale del Papa Leone XII, al quale Fossato di Vico dovrebbe gratitudine eterna, come si scriveva un tempo nelle lapidi commemorative.

fonte: Valerio Anderlini, www.protadino.it

domenica 24 aprile 2016

Riprendiamoci la strada



Si è costituito in data 27 Febbraio 2016 il Comitato Civico RIPRENDIAMOCILASTRADA.
Il Comitato è aperto, apartitico, fondato sul principio di uguaglianza ed opera secondo il metodo assembleare.
Qualunque persona libera può aderire al Comitato senza distinzione di genere, di nazionalità, di appartenenza religiosa ed etnica, di condizione sociale ed economica o idea politica democratica, purché condivida e sottoscriva gli intenti del seguente Manifesto.
È possibile anche l’adesione e sottoscrizione del presente Manifesto da parte di associazioni, comitati civici e organizzazioni della società civile.
La strada Clementina
I. È una strada storica fatta costruire da Papa Clemente nel 1733 come strada pubblica per i residenti, i pellegrini e i viandanti per collegare i territori montani umbri e marchigiani, la strada Flaminia e quindi Roma, con il porto di Ancona. Come strada pubblica è stata successivamente di competenza statale e poi comunale;
II. nel tratto dal Comune di Genga a quello di Serra San Quirico, attraversa uno scenario naturale meraviglioso come quello della Gola della Rossa ed è all’interno di un parco regionale naturale;
III. in ragione della bellezza del paesaggio, della morfologia delle montagne e della sua posizione geografica è di grande interesse per cicloamatori, escursionisti, alpinisti, turisti in genere e da essa si possono raggiungere antichi abitati ed eremi millenari;
IV. è una strada di servizio essenziale per quanti vivono nei piccoli centri abitati e che testimoniano che anche queste comunità possono essere vissute da bambini, adulti e anziani che non possono restare isolati;
V. è stata chiusa al pubblico, ed utilizzata esclusivamente per attività imprenditoriali private, che nei decenni ne hanno modificato il tracciato ed hanno devastato irrimediabilmente l’ambiente e il paesaggio. Il suo tracciato non è stato più oggetto di manutenzione e di messa in sicurezza, e nessun mezzo di soccorso potrebbe percorrerla, in quanto delimitata da sbarre a monte e a valle;
VI. con i suoi tre chilometri, rappresenta l’unica alternativa, in caso di incidenti in galleria, per veicolare il traffico della SS 76, che altrimenti verrebbe deviato su tortuose strade di montagna, via Domo-Castelletta o via Cerqueto- Rosenga. Il problema non verrebbe risolto neanche con l’apertura del raddoppio della nuova galleria, giacché dal futuro imbocco di Valtreara all’uscita di Serra S. Quirico, sarà lunga otto chilometri.
Noi crediamo
1. che la strada Clementina della Gola della Rossa debba essere un bene comune, un bene di tutti e su questo presupposto, non su altri, sia gestita dalle amministrazioni pubbliche;
2. nella bellezza della natura e nella vitalità delle persone che abitano il territorio, nella loro inventiva e nel loro talento, anche come possibilità di crescita economica e strumento di coesione sociale.
Noi vogliamo
1. la valorizzazione dei territori, la tutela del paesaggio e uno sviluppo sostenibile con il coinvolgimento e la responsabilizzazione di chi ci vive e lavora tutto l’anno e lo stupore di chi viene a visitarli;
2. che le montagne siano luoghi da vivere e da rispettare, che siano una risorsa da preservare e fruire con rispetto e non da sfruttare e deturpare;
3. che coloro che vivono ed operano nei centri abitati del territorio vivano in sicurezza e possano in sicurezza accedere ai servizi pubblici senza essere penalizzati o isolati da limitazioni e carenze viarie.
Noi chiediamo
1. che la strada Clementina venga messa in sicurezza, ripristinata nel breve tratto franato e riaperta alla fruizione pubblica;
2. che la strada Clementina possa essere transitata dai residenti come collegamento alternativo alla SS 76 fra i comuni di Genga e Serra San Quirico;
3. che la strada Clementina possa essere transitata da mezzi di soccorso e come collegamento alternativo alla SS 76 fra i comuni di Genga e Serra San Quirico in caso di incidenti e interruzione della normale viabilità;
4. che lungo la strada Clementina, con la sola eccezione dei casi suddetti, passi la già prevista pista ciclabile che risalirà l’Esino dalla foce alla sorgente;
5. che la strada Clementina possa essere fruita e attraversata in libertà e in sicurezza da tutti coloro che, nel rispetto dell’ambiente, praticando le proprie passioni, vogliono emozionarsi e meravigliarsi lungo la Gola della Rossa;
6. che per la strada Clementina si mettano in campo i fondi e tutte le energie, strategie e volontà perché diventi una risorsa di primo piano per tutti gli abitanti del territorio sia a livello turistico, che di benessere, che di qualità della vita;
7. che venga rivista la dichiarazione di pericolosità emessa dall’Autorità Regionale di Bacino.
È intenzione del Comitato Civico Riprendiamocilastrada
1. impegnarsi, con ogni strumento democratico, per organizzare iniziative pubbliche e mediatiche, con lo scopo di informare e sensibilizzare le persone sullo stato della Clementina e del territorio;
2. monitorare le scelte presenti e future che li riguardano, capirne motivazioni e prospettive per veder riconosciuto il diritto di essere consapevoli e partecipi delle stesse;
3. relazionarsi con le istituzioni pubbliche al fine di essere ascoltati e di avere risposte chiare alle richieste espresse;
4. fungere da catalizzatore e cassa di risonanza delle istanze civili del territorio montano della Gola della Rossa, del suo futuro e del suo sviluppo nell’interesse di chiunque abbia a cuore la sua bellezza, la sua storia, la sua umanità.
Genga, 14 Marzo 2016
COMITATO RIPRENDIAMOCILASTRADA
Primi firmatari (in ordine alfabetico)
Leonardo Animali, Raimondo Barrile, Patrizia Bedini, Massimo Bellucci, Maurizio Bolognini, Angelo Cola, Francesco Di Trapani, Marco Lion, Pierino Menghini, Elena Morbidelli, Maria Teresa Morettini, Felice Orazi, Laura Trappetti, Lorenzo Verdolini, Gruppo Speleologico Marchigiano Ancona, Italia Nostra Marche, Italia Nostra Senigallia, Laboratorio Sociale Fabbri Fabriano.
Per firmare il manifesto in forma individuale e associativa:
– email: riprendiamocilastrada@virgilio.it –

mercoledì 6 aprile 2016

I gradini logorati

"Se vedi una persona saggia, va' di buon mattino da lei, il tuo piede logori i gradini della sua porta".
(Sir 6,36)

domenica 27 marzo 2016

L'unica domanda essenziale

«Craterio, non far finta di controllare la situazione, di aver voluto provocare la mia collera! 
E se mi parli di Jeshua, rispondi all’unica domanda essenziale che si può formulare a questo proposito: è risuscitato o no? (…) È risuscitato, sì o no? È soltanto un saggio o è davvero il Figlio di Dio? È il Messia?».

«Nessuno è mai risuscitato».

«Come fai a sapere in anticipo quello che è vero e quello che non lo è? Quello che è possibile e quello che è impossibile? Credi veramente di sapere tutto sul mondo creato?».

Éric-Emmanuel SchmittIl vangelo secondo Pilato, 2000




sabato 26 marzo 2016

Traffico di certificazioni SOA

Politici, dirigenti, attrici e imprenditori. Sono circa 80 le persone rinviate a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulle false attestazioni rilasciate dalla società Axsoa, l’azienda investita dall’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Giancarlo Cirielli e dal procuratore aggiunto Nello Rossi. I magistrati contestano, a seconda delle posizioni, i reati di associazione per delinquere, corruzione, falso e abuso d’ufficio. Secondo gli inquirenti, la Axsoa, società specializzata nella certificazione dei requisiti per la partecipazione agli appalti pubblici, era in grado di accontentare anche le imprese non in regola. Naturalmente occorreva elargire del denaro. Non si trattava certo di pochi spiccioli. Le tariffe per una falsa attestazione infatti, stando a quanto ricostruito dai magistrati romani, potevano arrivare ad attestarsi su cifre che si aggiravano intorno a 700 mila euro. Nonostante si trattasse di una cifra importante, questa sarebbe apparsa ragionevole. In ballo c’erano infatti alcuni tra i più corposi appalti pubblici banditi da aziende del calibro di Ama, Atac e Cotral, delle Poste, dei ministeri, del provveditorato per i Lavori pubblici o dei grandi ospedali. In questa storia dove i controllori si piegano agli interessi dei controllati, secondo quanto emerge dagli atti a disposizione della procura di Roma, la posta in ballo era rappresentata dalle Soa. Compito delle Società organismo di Attestazioni era quello di rilasciare documenti che fino a due anni fa, erano essenziali per le imprese che intendevano partecipare a gare d’appalto pubbliche. Nell’ordinanza il gip Simonetta D’Alessandro parla di un sistema criminoso basato su «un collaudato ed organizzato sistema, mascherato dietro l’attività di carattere pubblicistico esercitato dall’Axsoa spa, volto a vendere ai clienti della società di attestazione non già un servizio corretto ed imparziale di verifica dei requisiti e di successiva attestazione, bensì un pacchetto completo costituito dalla vendita dei requisiti di attestazione solo cartolare». Il prossimo 14 settembre, tra i numerosi imputati chiamati a difendersi dalle accuse mosse dalla procura di piazzale Clodio, c’è anche l’ex presidente dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, Giuseppe Brienza. L’attività di indagine delle Unità speciali Nucleo Tutela Mercati della Guardia di Finanza aveva condotto i magistrati capitolini a ritenere che Brienza, grazie alle pratiche «addomesticate» sarebbe riuscito ad ottenere consistenti benefit. Negli atti dell’inchiesta, spunta infatti un box auto pagato da un imprenditore e un attico a viale Nizza. Un immobile che Mario Calcagni aveva messo a disposizione, a titolo completamente gratuito, per la figlia di Brienza. Poi c’è la vicenda relativa ad un posto di lavoro per la sua compagna, e quella che riguarda una consulenza da 5000 euro al mese di cui lo stesso Brienza avrebbe beneficiato nella stessa Soa, ente che avrebbe dovuto controllare. Mario Calcagni, 64 anni, doveva essere un comune impiegato dell’Axsoa, ma in realtà, sarebbe stato una sorta di padre padrone dell’azienda. Era lui, secondo i pubblici ministeri, a ridistribuire le mazzette. Anche la moglie, Raffaella Bigonzi, in arte Raffaella Bergè, era finita nella bufera giudiziaria. La protagonista della soap opera «Centovetrine», secondo il gip avrebbe compiuto «operazioni atte ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa» di un assegno circolare di 200mila euro. Anche Alfredo Gherardi, sempre della società Axsoa spa avrebbe gestito il presunto business illecito. Tra i nomi iscritti sul registro degli indagati spunta quello di Massimo Colletti, del direttore generale della Vigilanza, Maurizio Ivagnes, del funzionario dell'Ufficio Qualificazione Maria Grassini e del deputato di Scelta Civica, Angelo D'Agostino. Per il primo, ieri, il giudice per l’udienza preliminare ha dichiarato il non luogo a procedere. Nel caso di altri 3 indagati: Ivangnes, Francesco Di Svevo e Tiziana Carpinello, come nei confronti di Brienza il giudice ha dichiarato il non luogo a procedere limitatamente al reato di rivelazione del segreto d’ufficio. La posizione dell’ex presidente della Corte dei conti, Luigi Gianpaolino, era già stata archiviata. In abbreviato invece Gino Sorvillo è stato condannato a tre anni di reclusione. Mentre Bernardino Ciccarella è stato assolto. Per le circa 80 persone rinviate a giudizio, il prossimo appuntamento è fissato al 14 settembre, giorno in cui avranno la possibilità di difendersi raccontando la loro verità.
fonte: Andrea Ossino, Il Tempo

martedì 22 marzo 2016

Verso il nuovo codice

Nuove regole per arginare corruzione e collusione, coinvolgimento dei cittadini sulle grandi opere, soglie comunitarie per gli appalti, addio alla preferenza per l’offerta al massimo ribasso e, soprattutto, più poteri all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac). Per il governo il nuovo codice appalti, che recepirà tre direttive europee (23, 24 e 25/2015) entro il 18 aprile, è una vera e propria rivoluzione. Lo schema di decreto legislativo in 217 articoli dovrà regolamentare una disciplina complessa, che spazia dalle grandi opere pubbliche a servizi comemense ospedaliere e scolastiche, manutenzione del verde,servizi postalitrasportienergia e acqua. Ma il timore degli operatori è che l’Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone si ritrovi paralizzata da un’ulteriore ed enorme mole di lavoro rallentando, nei fatti, la macchina degli appalti. Peraltro l’authority avrà armi spuntate, perché potrà dare multe non superiori a 50mila euro. Non solo: tra gli operatori del settore c’è anche preoccupazione per il fatto che le nuove regole non favoriscono la trasparenza a tutto tondo. Infatti riguardano principalmente le gare dai grandi importi, quelle cioè che, secondo i diktat di Bruxelles, partono da 5,2 milioni per lavori e concessioni, 135mila euro per forniture, servizi e progettazioni di autorità governative centrali (209mila per quelle sub-centrali) e 750mila euro per servizi sociali.
Sotto i “tetti” Ue resta l’affidamento diretto – Per gli affidamenti al di sotto di queste soglie resta invece il rischio concreto di favorire un sottobosco di relazioni e potentati locali, sia pure all’interno di un sistema più snello dei centri di gestione appalti, le cosiddette stazioni appaltanti, che scenderanno da circa 60mila ad appena 250. Il motivo? Al di sotto il tetto comunitario sarà possibile utilizzare procedure negoziate che, secondo il codice, consentono l’affidamento diretto dei lavori previa consultazione di almeno cinque operatori economici. Inoltre, secondo CgilCisl e Uil, che stanno preparando un incontro sul tema il 22 marzo a Roma, è preoccupante l’assenza nel testo di undivieto alle deroghe che si sono moltiplicate nei casi degli scandali ExpoMose l’Aquila.
Rischio caos nella fase di transizione – Fra le organizzazioni di categoria e gli imprenditori edili desta perplessità anche la fase di transizione in cui scompariranno gli attuali regolamenti attuativi per fare spazio alle linee guida di carattere generale, che dovranno essere approvate con decreto del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, su proposta dell’Anac e previo parere delle competenti commissioni parlamentari. Con il rischio concreto di un caos nel primo periodo di applicazione e con una elevata probabilità di confusione nell’interpretazione autentica delle norme del nuovo codice. Sul fronte occupazionale, infine, sono emersi dubbi per una normativa che cambierà completamente le regole del gioco in tema di appalti: secondo la Filca-Cisl la riduzione dal 40 al 20% della percentuale di lavori che i concessionari autostradali potranno fare attraverso le loro controllate di manutenzione mette a rischio posti di lavoro. L’altro rischio è che l’impatto organizzativo sulla macchina dello Stato, nella gestione del fabbisogno e nella programmazione, sia pesante. Secondo l’attuale testo, infatti, le amministrazioni che affidano appalti saranno tenute a presentare un programma biennale di acquisti beni e servizi (oltre i 40mila euro), oltre che un piano triennale dei lavori pubblici “in coerenza con il bilancio” per importi superiori ai 100mila euro. E dovranno pubblicarli sul sito nella sezione “amministrazione trasparente”.
Dal “massimo ribasso” all’offerta “più vantaggiosa” - Nel testo non mancano comunque gli spunti positivi, come l’introduzione dell’obbligo di coinvolgimento dei cittadinisulle grandi opere infrastrutturali. O anche l’eliminazione delle gare al massimo ribasso per fare spazio al criterio della “offerta più vantaggiosa” in termini di qualità e prezzo, obbligatoria per appalti di “servizi sociali e di ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica e per quei servizi in cui è fondamentale l’apporto di manodopera (si pensi ad esempio ai servizi di pulizia)” come chiarisce la relazione tecnica. Tuttavia, sulla materia, il documento lascia un certo margine di discrezionalità. Se da un lato, infatti, vengono fissati paletti per le nomine dei componenti delle commissioni di aggiudicazione, rigorosamente tratti da un albo Anac, dall’altro lo schema di decreto non fissa alcun parametro standard per individuare l’offerta migliore. Per non parlare del fatto che, per appalti di somme inferiori alle soglie comunitarie, la pubblica amministrazione potrà nominare soggetti interni per la commissione di aggiudicazione.
Se l’azienda non paga stipendi e contributi subentra l’appaltatore - Quanto alla fase esecutiva dei lavori, il codice introduce anche regole più stringenti per le aziende vincitrici di appalti a tutela delle casse dello Stato e dei lavoratori. All’articolo 30, la normativa si occupa sia dei casi di inadempienzaretributiva e contributiva dell’azienda affidataria e stabilisce che l’ente appaltante si faccia carico di pagare gli stipendi “detraendo il relativo importo dalle somme dovute all’affidatario” e di trattenere “dal certificato di pagamento l’importo corrispondente all’inadempienza per il successivo versamento diretto agli enti previdenziali e assicurativi”. A vigilare sul corretto adempimento dei lavori ci sarà un responsabile unico di progetto, nominato dal soggetto appaltatore, con compiti specifici che verranno stabiliti dall’Anac. Se da un lato le aziende saranno più controllate, dall’altro sarà per loro più facile partecipare agli appalti perché nel giro di un anno è prevista “ladigitalizzazione delle procedure di tutti i contratti pubblici”.
Troppo lavoro per l’Anac. Ma la multa massima sarà di soli 50mila euro – Ma l’aspetto più rilevante del codice appalti è la stretta su vigilanza e controllo che il governo affida all’autorità guidata da Cantone. L’Anac dovrà infatti fornire alle aziende degli strumenti tipo come “linee guida, bandi-tipo, capitolati-tipo,contratti-tipo” per garantire efficienza e qualità del lavoro delle stazioni appaltanti. Non solo: l’autorità dovrà anche verificare che sia garantita l’economicità dei contratti pubblici, segnalare al governo e al Parlamento fenomeni gravi di inadempimento, formulare proposte di modifica all’esecutivo, predisporre una relazione annuale, controllare la “qualificazione degli esecutori dei contratti pubblici”, tenere l’albo dei commissari, gestire il sistema di controllo delle stazioni appaltanti, interloquire con le procure e disporre ispezioni avvalendosi della Guardia di Finanza.
Oltre ai poteri di vigilanza, l’Anac avrà poi anche poteri sanzionatori che tuttavia, a giudicare dagli importi pecuniari, appaiono armi spuntate se confrontate al giro di interessi in ballo. Le multe che l’autorità potrà comminare andranno infatti da un minimo di 250 euro a un massimo di 50mila euro. Per non parlare del fatto che i tempi di reazione dell’autorità rischiano di essere troppo lunghi. Un esempio può forse aiutare il complesso lavoro che gli esperti dell’Anac si troveranno ad affrontare. La delibera Anac 207 del 2 marzo 2016, che ha fatto luce su circa 1.800 affidamenti del comune di Roma, ha richiesto più di un anno di lavoro (l’istruttoria è stata avviata il 20 gennaio 2015). Troppo tempo per bloccare i guasti di un appalto in corso d’opera.

fonte: Il fatto

lunedì 21 marzo 2016

Un francobollo per Tina


Dal francobollo Tina Anselmi sorride. Le è toccato uno strano destino "alla Tina", come la chiamano familiarmente a Castelfranco Veneto, il paese dove è nata 89 anni fa, il 25 marzo per l'esattezza.

È stata prima in tutto: staffetta partigiana a 17 anni nella brigata Cesare Battisti, prima ministra donna nella storia italiana nel 1976, primo politico coraggioso a cercare di chiarire il groviglio di interessi e opacità della loggia P2. A lei è dedicato il francobollo che sarà emesso il 2 giugno giorno della festa della Repubblica. Per la prima volta le Poste scelgono una protagonista della storia pubblica mentre è in vita. Ci sono stati sì due Papi e sei presidenti della Repubblica ma ritratti in gruppo.

La Tina invece lo spazio se lo prende tutto per sé e - come sempre ha ripetuto fino alla sua ultima intervista proprio con Repubblica nel 2007, prima che la malattia la provasse - se lo prende per sé e per le donne.

"Dico alle mie nipoti, attente fate la guardia perché le conquiste non sono mai definitive". Comincia così domani sera, martedì, il documentario su Rai Storia alle 21,15 che Anna Vinci, l'autrice, ha voluto intitolare Tina Anselmi, la grazia della normalità. "La normalità - dice Vinci - significa rispetto della norma".

Perché "la Tina" nella sua lunga e travagliata vita politica ha mantenuto fermo un faro: "La democrazia ha bisogno di normalità". E ha spesso parlato della solitudine che ha accompagnato la sua battaglia contro i poteri oscuri che hanno piagato la storia d'Italia, quella P2 su cui non è stata fatta piena luce.  Dei pericoli come quei tre chili di tritolo accanto a casa, che non esplosero per un caso, e delle molte intimidazioni. Forte, ostinata e timida, alla vigilia dei suoi 89 anni Tina Anselmi viene raccontata dalla sorella Maria, da Dacia Maraini, da Enzo Giaccotto segretario politico durante l'impegno di ministro della Anselmi prima al dicastero del Lavoro poi alla Sanità, da Giovanni Di Ciommo che è stato suo collaboratore nella commissione d'inchiesta sulla P2. E poi ci sono le amiche, come Maria Luisa Gazzolo. E c'è la voce di Tina quando ricorda e svela. Parla della politica sommersa e dei fatti di sangue tra il 1976 e il 1981. Rivendica con una passione non banale il ruolo delle donne in politica: "Quando le donne si sono impegnate nelle battaglie - dice - le vittorie sono state vittorie per tutta la società. La politica che vede le donne in prima linea è politica d'inclusione, di rispetto delle diversità, di pace".


fonte: La Repubblica

Il Papa degli ultimi

  In questa maestosa piazza di San Pietro, nella quale papa Francesco tante volte ha celebrato l’Eucarestia e presieduto grandi incontri nel...