domenica 20 agosto 2017

Sovranità popolare

Non ho ricordato Giovanni Sartori in occasione della sua scomparsa il 4 aprile di quest’anno ma avevo coltivato con lui una lunga amicizia fatta di umane intese e di idee condivise con assoluta laicità, o, meglio di scetticismo sul destino dell’uomo. Ritrovo ora una sua intervista di Luigi Mascheroni che, dopo gli ultimi episodi di Barcellona, è di sorprendente attualità: «Quando si arriva all’uomo ‘bomba’, significa che lo scontro è arrivato alla fine». Continua Sartori: «Illudersi che si possa integrare pacificamente un’ampia comunità musulmana fedele a un monoteismo teocratico che non accetta di distinguere il potere politico da quello religioso con la società occidentale democratica, è l’equivoco da cui si è scatenata la guerra».



 «Perché l’Islam che negli ultimi venti-trent’anni si è risvegliato in forma acuta è un Islam incapace di evolversi. È un monoteismo teocratico fermo al nostro Medioevo». Non si può immaginare un dialogo come evocano il Papa, la Boldrini, e tanti intellettuali. Sartori è lucidissimo e potenzia il pensiero della Fallaci: «Le società libere, come l’Occidente, sono fondate sulla democrazia, cioè sulla sovranità popolare. L’Islam invece si fonda sulla sovranità di Allah. E se i musulmani pretendono di applicare tale principio nei Paesi occidentali il conflitto è inevitabile».

L’integrazione è una illusione: «Se l’immigrato arriva da noi e continua ad accettare tale principio e a rifiutare i nostri valori etico-politici significa che non potrà mai integrarsi. Infatti in Inghilterra e Francia ci ritroviamo una terza generazione di giovani islamici più fanatici e incattiviti che mai».


Ed è inutile e ridicolo evocare il muliculturalismo: «Il multiculturalismo non esiste. I musulmani nel privato possono e devono continuare a professare la propria religione, ma politicamente devono accettare la nostra regola della sovranità popolare, altrimenti devono andarsene».

Cosa serve? «Regole. L’immigrazione verso l’Europa ha numeri insostenibili. Chi entra, chiunque sia, deve avere un visto, documenti regolari, un’identità certa. I clandestini, come persone che vivono in un Paese illegalmente, devono essere espulsi. E chi rimane non può avere diritto di voto. Ho vissuto trent’anni negli Usa. Avevo tutti i diritti, non quello di voto’’.


E su migranti e barconi Sartori anticipa Minniti: «Nello stadio di guerra non si rispettano le acque territoriali. Si mandano gli aerei verso le coste libiche e si affondano i barconi prima che partano. Ovviamente senza la gente sopra. È l’unico deterrente all’assalto all’Europa. Due-tre affondamenti e rinunceranno. Così se vogliono entrare in Europa saranno costretti a cercare altre vie ordinarie, più controllabili».

fonte: Il Resto del Carlino, Vittorio Sgarbi

giovedì 13 luglio 2017

La differenza tra Italia e Svizzera

Sai che cosa diceva quel tale? In Italia sotto i Borgia, per trent'anni, hanno avuto assassinii, guerre, terrore e massacri, ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e che cos'hanno prodotto? Gli orologi a cucù.

Orson Welles, "Il terzo uomo" (1949)

domenica 21 maggio 2017

I francescani di oggi


"Reddito di cittadinanza, per l'Italia unica speranza. Onestà e dignità subito": con questo slogan cantato dalla testa del corteo è partita poco dopo le 11.30 la marcia Perugia-Assisi per il reddito di cittadinanza organizzata dal Movimento 5 Stelle. Nel corteo, circa 1.500 persone (50 mila secondo gli organizzatori) arrivate da tutta Italia, ci sono anche Beppe Grillo e Davide Casaleggio, i massimi esponenti del M5S. "Questa è una marcia simbolica per dimostrare che il problema non è solo questione di soldi ma è di dignità. Chi riceve il reddito di cittadinanza non risolve un problema economico ma psicologico. Oggi il problema è l'invisibilità delle persone: le istituzioni sono scomparse", ha detto Grillo mettendosi in cammino.  "Io ieri sono andato a parlare con i francescani. Siamo noi i francescani di oggi", ha aggiunto.


Affermazione, quest'ultima di Grillo, che ha fatto scattare subito la scarcastica replica a distanza di Matteo Renzi.  "Non ho niente contro francescani, anzi per carità di Dio volevo dare la solidarietà per l'accostamento che è stato fatto. Ma è curioso che si richiamino a esperienze come quelle, dei personaggi che non so quanto abbiano in comune con San Francesco e Santa Chiara", ha detto questa mattina il segretario del Pd nel corso del suo intervento alla scuola di politica del partito di Milano 'Pier Paolo Pasolini'. Sempre parlando a Milano, Renzi ha criticato anche la campagna grillina a favore del reddito di cittadinanza. "Devasta l'articolo 1 della Costituzione. Noi siamo per il lavoro che è dignità e non per l'assistenzialismo", ha detto l'ex premier.

fonte: La Repubblica



giovedì 27 aprile 2017

Riforma Madia: il parere del Consiglio di Stato

Arriva il parere “favorevole” del Consiglio di Stato alla riforma del pubblico impiego targata Madia, ma il sì è accompagnato da “osservazioni e raccomandazioni”. Fermo restando “l’apprezzamento generale” sarebbe stato “auspicabile un intervento ancor più organico e completo”, proprio perché ci sono “spiccati caratteri di innovatività”. Completezza necessaria a “non dar luogo a possibili difetti di coordinamento normativo” col rischio di “ostacolare il raggiungimento delle finalità perseguite”.
Il Consiglio di Stato nel suo parere sottolinea che si supera anche “una annosa querelle” sul diverso trattamento tra Pa e privati per quanto riguarda le tutele dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, in caso di licenziamento illegittimo. Con la riforma del pubblico impiego il Governo “nel consolidare a livello normativo il principio della cosiddetta tutela reale” ha recepito gli ultimi orientamenti giurisprudenziali, escludendo “l’applicazione delle regole del lavoro privato a quello pubblico per quanto attiene alla disciplina del licenziamento”. Per gli statali resta dunque il ‘vecchio’ articolo 18.
Nella nota di Palazzo Spada si apprezza “la particolare attenzione … nel perseguire i fondamentali obiettivi della riforma”, “finalizzati alla creazione di un apparato professionale qualificato ed adeguato, regolato dal merito e orientato al servizio, capace di interagire fattivamente con le esigenze dell’utenza, secondo una logica operativa di progressiva sostituzione dell”l’amministrazione per atti’ con ‘l’amministrazione di risultato’, dell’esercizio di un potere con l’erogazione di un servizio”. La riforma – secondo il parere – considera “l’utenza … come l’effettivo destinatario di ogni cambiamento e come titolare principale di un potere di controllo diffuso sul funzionamento della pubblica amministrazione”.
Ci sono però rilievi generali, come la mancata attuazione di alcune parti della delega ad esempio in materia di prove concorsuali che privilegino i casi pratici. Si chiede poi “l’esigenza di una ulteriore valorizzazione del titolo di dottore di ricerca” e si sottolinea “l’importanza di un adeguato monitoraggio sul funzionamento della riforma”, insieme al limitato investimento finanziario che l’accompagna.
Un “punto fondamentale” del disegno riformatore è indicato nel “superamento della tradizionale determinazione del fabbisogno delle amministrazioni ancorata alla dotazione organica e l’introduzione di un piano del fabbisogno effettivo del personale”. Quanto al lavoro flessibile, però, il Consiglio di Stato suggerisce l’introduzione di eventuali misure “sanzionatorie effettive, proporzionate e dissuasive” a fronte di un illegittimo ricorso a contratti di lavoro a tempo determinato che, surrettiziamente, mascherino un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Accetta la deroga al concorso pubblico per la stabilizzazione dei precari, vista la situazione eccezionale, ma “raccomanda di puntualizzare e precisare le fattispecie di illeciti che conducono al licenziamento disciplinare e che sembrano maggiormente generiche”. Esprime “rilevanti perplessità” su “l’eliminazione totale di termini perentori” per portare a compimento l’azione disciplinare nella Pa, che come sanzione massima prevede il licenziamento: così facendo si espone “il dipendente al rischio di un esercizio dell’azione disciplinare arbitrario o addirittura ritorsivo”. Ecco che si suggerisce di fissare almeno inizio e fine dell’azione, come nel caso dei cosiddetti furbetti del cartellino. Pollice in su, infine, per le novità sulle visite fiscali.
fonte: Il domani d'Italia

sabato 15 aprile 2017

Pace e bene


Sono in molti a chiederci una spiegazione del saluto di Francesco "Pace e bene!" Quello che voglio proporre è un breve possibile itinerario dell'evoluzione di questo saluto. Prima dell'esperienza francescana si racconta, nella "Leggenda dei Tre compagni" delle Fonti, che un uomo, un ignoto cittadino di Assisi, usasse girare per la città e i borghi usando il saluto "pace e bene". 

 Successivamente, a Poggio Bustone si rammentano due episodi tramandati oralmente, il primo è il racconto di Francesco che andava, percorrendo le strade del luogo, silenziosamente. Per il Santo bastava la sola testimonianza. Poi, sempre a Poggio Bustone si racconta che Francesco, incontrando le persone pronunciasse tale saluto: "Buongiorno Brava Gente!". Di questi due aspetti ne dà testimonianza Luca Walding solo nel '600. 

 Il primo saluto di cui si scrive nelle Fonti Francescane è quello del "Il Signore ti dia pace" proprio negli scritti e, in particolare, in uno dei più importanti: il Testamento è lo stesso Francesco ad annunciare che "il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto". Questa è la prima e più importante testimonianza legata alla pace. L'altro passaggio che potrebbe aiutare alla codificazione del "pace e bene" è legato alla Chartula di Francesco conservata in Assisi dove, da una parte è proposta la benedizione di Francesco a frate Leone in cui echeggia la parola "pace": "Il Signore rivolga il suo sguardo su di te e ti dia la Pace!". 

Qui troviamo la confessione di Francesco rivolta a Dio "Tu sei il bene, il sommo bene!" in cui echeggia la parola "bene". Possiamo quindi dire che la Pace è quella che diamo ai fratelli attraverso il bene che Dio è per noi. Solo quando Dio è bene per noi possiamo essere strumenti di pace. Concludo con le Parole di Benedetto XIV a ottobre 2005: "Tutti abbiamo un’anima un po’ francescana". 

fonte: www.sanfrancescopatronoditalia.it

Il Papa degli ultimi

  In questa maestosa piazza di San Pietro, nella quale papa Francesco tante volte ha celebrato l’Eucarestia e presieduto grandi incontri nel...