Oggi la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva
il disegno di legge sullo sviluppo, che aveva già avuto l’approvazione
del Senato. Il governo Monti aveva presentato all’inizio di ottobre il
proprio piano per l’innovazione, dalla digitalizzazione della pubblica
amministrazione alle startup, come seconda parte delle cosiddette “misure urgenti” per la crescita volute
soprattutto dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera. Il
provvedimento, che da oggi è legge a tutti gli effetti, introduce nel
nostro ordinamento i principi dell’Agenda digitale europea, iniziativa
dell’Unione che mira a incentivare l’innovazione tecnologica come
strumento per rilanciare la crescita e lo sviluppo. Contiene diversi
principi generici e che non sarà semplice mettere in pratica, ma è
comunque un importante punto di partenza atteso da tempo in Italia da
chi si occupa di Internet e nuove tecnologie.
Agenda digitale
Benché se ne parli da anni, l’Agenda digitale italiana (ADI)
è stata istituita solamente il primo marzo di quest’anno, con un
decreto del ministro dello Sviluppo insieme con quelli della Pubblica
amministrazione e semplificazione, Filippo Patroni Griffi,
dell’Istruzione, Francesco Profumo, e dell’Economia, che a inizio anno
era ancora Mario Monti. Le misure per l’applicazione dell’ADI sono state
pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale in autunno con il Decreto
legge del 18 ottobre (n. 179), cioè il “Decreto crescita 2.0″ convertito
in legge in questi giorni dal Parlamento.
L’ADI è stata realizzata in seguito alla sottoscrizione da parte di
tutti gli Stati membri dell’Unione Europea dell’Agenda Digitale,
presentata dalla Commissione Europea nel 2010. Ogni Stato si è impegnato
a recepirla nel proprio ordinamento, introducendo diversi principi tra i
quali quello di un “mercato digitale unico” che sia basato su Internet e
su software interoperabili, cioè in grado di dialogare fra loro e di
utilizzare dati senza problemi di compatibilità. L’Agenda Digitale
europea è basata su “sette pilastri” ed elenca più di cento azioni da
mettere in pratica per essere attuata. Ha anche un commissario europeo, Neelie Kroes, che ha il compito di verificare che i principi dell’Agenda siano recepiti e attuati da tutti gli stati membri.
Italia in ritardo
Analisti e rapporti economici dicono da tempo che in Italia sono
investite poche risorse nelle telecomunicazioni (TLC) e nello sviluppo
delle nuove tecnologie in genere. Secondo l’ultimo dossier della Banca Mondiale,
l’Italia investe meno del 2 per cento del proprio prodotto interno
lordo nelle TLC contro il 3,5 per cento degli Stati Uniti, per esempio.
L’Agenda digitale ha come obiettivo il recupero del tempo perduto e il
ministero dello Sviluppo parla di iniziative per circa 2,5 miliardi di
euro per il primo anno di investimenti nel progetto. A pieno regime, il
governo parla della produzione di circa 4,3 miliardi di euro e di 54mila
nuovi occupati permanenti e 19mila occupati durante la fase della
spesa. Non sono però ancora del tutto chiari i tempi per la
realizzazione dei primi progetti, anche alla luce dell’imminente fine
del governo Monti e dell’incertezza politica che seguirà nei prossimi
mesi. Le prime iniziative saranno gestite da una “cabina di regia”, che
sarà poi sostituita con l’Agenzia per l’Italia Digitale.
Agenzia per l’Italia Digitale
È stata istituita
con il cosiddetto “decreto sviluppo” del 15 giugno 2012 e avrà un
compito simile a quello del Commissario europeo, cioè quello di
verificare che siano attuati i piani e le linee guida indicate nell’ADI.
Avrà il compito di identificare le migliori soluzioni per la
digitalizzazione della pubblica amministrazione e per i servizi rivolti
ai cittadini, compresa la possibilità di gestire stessi dati con
programmi diversi e compatibili tra loro (cosa non banale).
Come spiegano sul Corriere delle Comunicazioni,
in questi ultimi giorni ci sono state però diverse preoccupazioni sul
futuro dell’Agenzia. Il decreto con cui è stata istituita prevede che lo
statuto dell’Agenzia sia approvato con decreto del presidente del
Consiglio. Dopo la caduta del governo Monti, che si dovrebbe verificare
poco dopo l’approvazione delle legge di stabilità, potrebbe essere
difficile procedere con l’approvazione dello statuto. I funzionari che
si stanno occupando della cosa spiegano che in realtà non dovrebbero
esserci problemi, perché il decreto di approvazione va considerato come
ordinaria amministrazione, e potrà quindi essere emanato dal governo in
fase dimissionaria. I tempi per l’Agenzia potrebbero comunque essere
ancora lunghi, perché la Corte dei Conti deve ratificare il contratto di
Agostino Ragosa a direttore generale dell’istituzione.
Che cosa c’è nell’Agenda
Fare un elenco completo ed esaustivo dei progetti e dei piani contenuti
nell’Agenda digitale è praticamente impossibile: da un lato perché si
tratta di una grande quantità di proposte e linee guida che interessano
ambiti variegati e anche estremamente diversi da loro, dall’altro perché
al momento l’intero progetto è ancora in una fase embrionale, priva di
misure chiare e definitive di attuazione. Riassumendo e semplificando
molto, possiamo comunque dire che l’Agenza ricalca i sette pilastri
indicati dalla Commissione europea, adattandoli e orientandoli verso le
necessità italiane.
1. Identità digitale e servizi innovativi per i
cittadini: carta di identità e tessera sanitaria elettronica; anagrafe
unificata, archivio delle strade, domicilio digitale e posta elettronica
certificata obbligatoria per le imprese.
2. Amministrazione digitale: dati e informazioni in
formato aperto e accessibile compresi quelli della pubblica
amministrazione, biglietti di viaggio elettronici, sistemi digitali per
l’acquisto di beni e servizi, trasmissione obbligatoria dei documenti
via Internet.
3. Servizi e innovazioni per favorire l’istruzione
digitale: certificati e fascicoli elettronici nelle università, testi
scolastici digitali.
4. Misure per la sanità digitale: fascicoli sanitari elettronici, prescrizioni mediche digitali.
5. Forte impulso per la banda larga e ultralarga.
6. Moneta e fatturazione elettronica: pagamenti
elettronici anche per le pubbliche amministrazioni, utilizzo della
moneta elettronica.
7. Giustizia digitale: notifiche e biglietti di
cancelleria dei tribunali per via elettronica, modifiche alla legge
fallimentare per procedere in via telematica, ricerca e incentivi per
società attive nelle nuove tecnologie.
Risorse
I progetti dell’Agenda digitale sono molto ambiziosi, ma in molti si
chiedono – vista l’aria che tira e le scarse risorse economiche a
disposizione – se potrà mai essere pienamente realizzata. Mercoledì
Corrado Passera non ha nascosto qualche preoccupazione per il destino
del suo progetto. Ha ammesso che il governo ha potuto mettere a
disposizione risorse, ma in un “contesto difficile” in cui non si può
prescindere dalla necessità di tenere in equilibrio i conti pubblici. È
bene comunque ricordare che l’Agenda costituisce un piano per il
medio-lungo periodo e che porterà effettivi benefici non immediati.
Prima non c’era nulla, ora qualcosa c’è.
fonte:il post 13 dicembre 2012