martedì 29 settembre 2015
lunedì 21 settembre 2015
sabato 19 settembre 2015
venerdì 18 settembre 2015
La misura è colma
Da “corriere.it”
Il Colosseo, i siti archeologici del Foro romano e altre aree museali in tutto il Paese hanno chiuso di nuovo per tre ore per assemblee sindacali, lasciando sgomenti i turisti in attesa davanti alle biglietterie sbarrate. Era già successo a Pompei a giugno, venerdì 18 settembre è andata in scena la replica non richiesta. Subito è scoppiata la polemica. E non appena i cancelli sono stati riaperti, è arrivato via twitter il commento durissimo del ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini: «La misura è colma», ha detto, annunciando che d’accordo con il premier Matteo Renzi proporrà in Consiglio dei Ministri previsto nella stessa giornata di inserire musei e luoghi della cultura nei servizi pubblici essenziali.
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. «Non lasceremo la cultura ostaggio di quei sindacalisti contro l'Italia. Oggi decreto legge #Colosseo#lavoltabuona» ha scritto su Twitter.
La rabbia di Franceschini
Il ministro in una nota ha poi aggiunto: «Proprio nel momento in cui la tutela e la valorizzazione dei beni culturali sono tornate dopo anni al centro dell'azione di governo, proprio mentre i dati del turismo sono tornati straordinariamente positivi, proprio mentre Expo e Giubileo portano ancora di più l'attenzione del mondo sull'Italia, proprio mentre io sono come ministro impegnato nelle discussioni preparatorie per la legge di stabilità a cercare di portare più risorse per la cultura e per il personale del ministero, una nuova assemblea sindacale, questa volta al Colosseo a ai più importanti siti archeologici di Roma, fa restare turisti in fila davanti agli occhi di tutto il mondo. Il buonsenso nell'applicare regole e nell'esercitare diritti evidentemente non basta più per evitare danni al proprio Paese». Da qui la decisione di intervenire con una nuova legge.
La replica della Camusso
«Stiamo diventando uno strano paese, ogni volta che c'è un'assemblea sindacale si dice che non si può fare, che è diventata una cosa che non è possibile. Capisco che si debba fare attenzione ai periodi di particolare presenza turistica, ma allora si dica chiaramente che i lavoratori non possono più avere strumenti di democrazia»: è il commento di Susanna Camusso, leader della Cgil. Quanto alla possibilità che il governo faccia un decreto per trasformare i monumenti e i luoghi di cultura in servizi essenziali, Camusso ha aggiunto che «questo non cancellerebbe la possibilità di fare scioperi o assemblee".
mercoledì 16 settembre 2015
Durata concessioni
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 10 settembre 1990, n. 285
art. 921. Le concessioni previste dall'art. 90 sono a tempo determinato e di durata non superiore a 99 anni, salvo rinnovo.2. Le concessioni a tempo determinato di durata eventualmente eccedente i 99 anni, rilasciate anteriormente alla data di entrata in vigore del d.P.R. 21 ottobre 1975, n. 803, possono essere revocate, quando siano trascorsi 50 anni dalla tumulazione dell'ultima salma, ove si verifichi una grave situazione di insufficienza del cimitero rispetto al fabbisogno del comune e non sia possibile provvedere tempestivamente all'ampliamento o alla costruzione di nuovo cimitero. Tutte le concessioni si estinguono con la soppressione del cimitero, salvo quando disposto nell'art. 98.3. Con l'atto della concessione il comune può imporre ai concessionari determinati obblighi, tra cui quello di costruire la sepoltura entro un tempo determinato pena la decadenza della concessione.4. Non può essere fatta concessione di aree per sepolture private a persone o ad enti che mirino a farne oggetto di lucro o di speculazione.Consiglio di Stato, sez. V, 11 ottobre 2002, n. 5505: “La normativa regolamentare comunale di polizia mortuaria e sui cimiteri in tanto è legittima in quanto non viene a porsi in contrasto con la normativa regolamentare adottata dal Governo, in virtù di quanto previsto dall’art. 4 delle disposizioni preliminari al codice civile. La normativa comunale che impone, a pena di decadenza, il rinnovo della concessione cimiteriale perpetua al trascorrere di ogni trentennio è in contrasto con la disposizione di cui all’art. 93 del regolamento governativo approvato con D.P.R. n.803/1975 (il cui contenuto è stato poi ripetuto nell’art. 92 del D.P.R. 10.9.1990 n.285). Detta disposizione statale, dopo aver precisato che le concessioni cimiteriali rilasciate dopo l’entrata in vigore del regolamento, non possono avere una durata superiore ai 99 anni, salvo rinnovo, prevede per quelle anteriori, di durata superiore ai 99 anni, la facoltà di revoca da parte del Comune quando siano trascorsi 50 anni dalla tumulazione dell’ultima salma e si verifichi una grave situazione di insufficienza del cimitero rispetto al fabbisogno e non sia possibile provvedere tempestivamente all’ampliamento o alla costruzione di nuovo cimitero. Consente poi al Comune, con l’atto di concessione, di imporre al concessionario determinati obblighi tra cui quello di costruire la sepoltura entro un tempo determinato, pena la decadenza della concessione. Con la conseguenza che nella normativa statale, per le concessioni di durata superiore ai 99 anni rilasciate anteriormente al D.P.R. n.803/1975, l’esercizio del potere discrezionale di revoca nell’interesse pubblico viene ancorato a due precisi presupposti (superamento di 50 anni dall’ultima tumulazione e grave insufficienza del cimitero), che debbono concorrere entrambi per la legittimità del provvedimento di revoca, mentre la decadenza viene consentita rispetto all’inosservanza di determinati obblighi a carico del concessionario da precisare con l’atto di concessione (o con la convenzione che sovente l’accompagna). Con l’entrata in vigore del D.P.R. n.803/1975, debbono ritenersi abrogate in parte qua le disposizioni regolamentari comunali che imponevano il rinnovo della concessione cimiteriale ogni trentennio.”TAR Piemonte, 3 aprile 1987 n. 130: “Per la sussistenza dello stato di abbandono di un’area cimiteriale ai fini dell’adozione del provvedimento di decadenza della relativa concessione, debbono ricorrere precisi requisiti temporali ed oggettivi, nel senso che deve potersi dimostrare che da lungo tempo il titolare o chi per lui non si è recato in loco, ed oggettivi nel senso che l’area stessa deve risultare impraticabile e/o, comunque, il manufatto sulla stessa insistente gravemente deteriorato in seguito al lungo stato di abbandono…”.Una sentenza della Corte di Cassazione (Cass. Civ.le, Sez. Unite, 9 marzo 1981) stabilisce come un semplice cartello appeso su una tomba, con il quale la p.a. invitava gli aventi titolo a presentarsi presso l’ispettorato del cimitero, senza altro aggiungere, non consegua il risultato di portare alla conoscenza degli interessati, dell’ingiunzione di eseguire opere di manutenzione e conservazione. Nemmeno con l’esposizione di tale ingiunzione all’albo pretorio, a giudizio della “Suprema Corte”, si sarebbe potuto dir assolto l’obbligo di comunicazione del provvedimento come previsto dall’art. 86 del regolamento comunale di polizia mortuaria del comune di Milano. La Corte di Cassazione confermava quindi il pronunciamento della Corte d’Appello di Milano, che aveva emesso sentenza di nullità verso il provvedimento con il quale il Sindaco aveva dichiarato decaduta la concessione.“[…] Per conseguire quell’ideale coincidenza tra la conoscenza legale e quella effettiva della diffida, e conseguentemente evitare di porre in essere un atto di decadenza nullo, per violazione dell’obbligo di comunicazione, il procedimento che la p.a. dovrebbe adottare si sostanzia nello svolgimento di accurate e complete ricerche anagrafiche degli aventi titolo; qualora queste non sortissero i risultati sperati, il ricorso alle pubbliche affissioni appare l’ultima reale possibilità che ha la p.a. di adempiere all’obbligo di comunicazione”.fonte: http://www.funerali.org/cimiteri/la-decadenza-delle-concessioni-cimiteriali-915.html
domenica 30 agosto 2015
Schiere di angeli per Papa Francesco
Nelle prossime settimane papa Francesco andrà a Cuba, poi a Filadelfia e infine a Washington dove incontrerà Obama
e parlerà al Congresso degli Stati Uniti e a New York dove parlerà
all'Assemblea dell'Onu e alle grandi potenze del Consiglio di sicurezza.
Sappiamo già quale sarà - al Congresso Usa e all'Assemblea Onu - il tema fondamentale di Francesco: quello dei migranti.
Lui li chiama così ed è perfettamente corretto dal suo punto di vista;
per alcuni Paesi sono persone che vogliono emigrare e lo fanno a prezzo
della vita; per altri Paesi sono immigranti che vengono in certi casi
accolti, in altri respinti per mancanza dei requisiti richiesti. Ma per
Francesco la parola giusta è quella che Lui usa sempre più spesso:
migranti. Sono popoli che per una quantità di ragioni si trasferiscono
da un continente all'altro, quasi sempre in condizioni di schiavitù
imposte da trafficanti di persone. Popoli che, solo pensando all'Africa
sub-sahariana dal Ciad alla Somalia, dalla Nigeria al Sudan, ammontano a
cinque milioni per il 2015-16, ma a 50 milioni entro i prossimi
trent'anni. Ma non è solo in Africa che avviene questo fenomeno: sta
sconvolgendo tutto il Medio Oriente, i Balcani, la Turchia, la Siria,
gran parte dell'Indonesia e delle Filippine. Insomma mezzo mondo è in
movimento, individui, comunità e interi popoli. Le migrazioni non sono
un fenomeno nuovo ma nella società globale il fenomeno coinvolge masse
imponenti come non era mai accaduto prima.
Venerdì scorso ho avuto un lungo colloquio telefonico con papa
Francesco, che ha toccato vari temi, ma soprattutto quello delle
migrazioni. Non starò a raccontare ciò che ci siamo detti su altri
argomenti ma su questo sì, penso e desidero farlo perché è dominante
nella coscienza del Papa e perché comunque sarà tra pochi giorni
direttamente affrontato in due sedi della massima importanza.
Francesco
sa benissimo che le immigrazioni dirette verso continenti di antica
opulenza e di antico colonialismo, anche se riconoscono alcuni diritti
di asilo con più ampia tolleranza di quanto finora non sia avvenuto,
saranno comunque limitate. Ma il suo appello al Congresso americano e a
tutte le potenze che rappresentano il cardine dell'Onu e quindi del
mondo intero, verterà necessariamente su un altro aspetto fondamentale
delle migrazioni: una conquista di libertà dei migranti che avviene, per
cominciare, nei luoghi stessi dove ancora risiedono e dai quali
vorrebbero fuggire. È lì, proprio in quei luoghi, che il diritto di
libertà va riconosciuto, oppure nelle loro adiacenze, creando se
necessario libere comunità da installare in aggregati che esse stesse
avranno costruito e amministreranno con l'aiuto di centinaia o migliaia
di volontari che le assisteranno con una serie di servizi e con
un'educazione allo stesso tempo civica e professionale. Questo è il
progetto che papa Francesco sta coltivando e che ovviamente ha bisogno
del sostegno delle grandi potenze indipendentemente dalla loro civiltà,
storia, religione.
La Chiesa missionaria di Francesco sarà naturalmente presente in tutti i
luoghi dove le sarà possibile, ma i volontari da mobilitare non saranno
ovviamente tutti cristiani. Saranno però soprattutto i giovani ai quali
fare appello. I giovani d'oggi hanno una gran voglia di fare che a
volte si identifica addirittura alla violenza e al terrorismo. Ma non è
il male la radice più naturale. Francesco crede e spera che la radice
più diffusa sia quella del fare e dell'aiutare il bene degli altri. Per
questo prega e questo pensa e di questo parlerà nel prossimo viaggio.
Riuscirà ad ottenere la sponsorizzazione dei Grandi del mondo? Riuscirà a
mobilitare al massimo le Chiese missionarie cattoliche e cristiane in
un'impresa di questa levatura?
Collaboreranno nei loro modi anche le
altre grandi religioni del mondo, non inquinate da germi fondamentalisti
che portano al terrorismo e alla strage? Una cosa è certa, almeno per
me ma credo per immense moltitudini di persone: non c'è che papa
Francesco che sia in grado di tentare una simile iniziativa. Ascoltando
il suo linguaggio direi che chieda il soccorso di migliaia e migliaia di
angeli custodi, in tutte le parti del mondo, ispirati dal Dio che è uno
soltanto, quali che siano le forme, le liturgie e le scritture con le
quali è venerato.
Eugenio Scalfari, La Repubblica, 30 agosto 2015
domenica 23 agosto 2015
L'uso del tempo
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni 5,15-20
Fratelli, fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi. Non siate perciò sconsiderati, ma sappiate comprendere qual è la volontà del Signore.
Fratelli, fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi. Non siate perciò sconsiderati, ma sappiate comprendere qual è la volontà del Signore.
E non ubriacatevi di vino, che fa perdere il controllo di sé; siate invece ricolmi dello Spirito, intrattenendovi fra voi con salmi, inni, canti ispirati, cantando e inneggiando al Signore con il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.
Iscriviti a:
Post (Atom)
Il Papa degli ultimi
In questa maestosa piazza di San Pietro, nella quale papa Francesco tante volte ha celebrato l’Eucarestia e presieduto grandi incontri nel...
-
Lo studio di Attone Chi era Atpicove? Atpicove è l’acronimo di Attone Pini Colocci Vespucci , figlio del duca Pini di San Miniat...
-
Le ragioni storiche dello scontro Dopo che il 31 maggio 1453 Maometto II aveva conquistato la città di Costantinopoli e con essa ...
-
Merita tornare su una notizia che non ha avuto l’eco che meritava: tra venerdì e sabato scorsi Romano Prodi è stato insignito di una laure...